L’innamoramento non basta – G.G. – 

L’innamoramento non basta – G.G. – 

Tre mesi di assidua, quotidiana, frequentazione, quattro anni di convivenza, quindi l’attesa del primo figlio, il matrimonio concordatario, vent’anni di incomprensioni, iniziate fin dal primo giorno della convivenza, perché lui aveva tardato a rincasare dopo il lavoro, secondo lei senza alcun motivo, a causa del lavoro, secondo lui.

 I due figli, 14 anni la ragazzina e 16 il maschio, dopo le frequenti e prolungate liti, a cui  da sempre assistevano ed erano coinvolti – ognuno dei genitori voleva il loro appoggio e la loro conferma –,  hanno costretto i genitori ad andare dallo psicologo. Costretto, perché i figli si sono accordati di andarsene a vivere dalla nonna materna, disponibile e accogliente, se i due non avessero preso una decisione: farsi aiutare per sapere che cosa volevano dalla loro unione.

 I due sembrano ancora fermi a vent’anni fa, alle 20 e 20, quando “lui si è presentato a casa un po’ stranito, con umore nero, e un po’ bevuto, secondo me”, è la signora a riferire e ancora deve sapere il perché, che cosa gli sia successo, “perché le sue giustificazioni non reggono…”

“Qualunque spiegazione data non è mai stata sufficiente, perché è un problema di fiducia, e lei, fiducia in me, non ne ha mai avuto…”

E’ solo l’inizio di una lunga storia relazionale, iniziata con un innamoramento struggente, che coinvolgeva i due, 24 anni lei e 27 lui, a decidersi di convivere solo dopo tre mesi di conoscenza e a sposarsi in occasione dell’attesa del primo figlio, dopo quattro anni. La seconda figlia è venuta, al sesto anno di matrimonio, inattesa come il primo ma accettata con la stessa disponibilità.

Quando si erano conosciuti, nessuno dei due credeva nel matrimonio, lo hanno contratto per far piacere ai reciproci genitori. Si erano anche detti, al momento della convivenza, che sarebbero stati assieme quel tempo, in cui ciascuno dei due si sarebbe trovato bene nella relazione. Con lo stesso atteggiamento avevano accettato di sposarsi, finché sarebbe stato conveniente ai due. Malgrado le litigate e il malessere che vivevano e facevano vivere ai figli, ciascuno non voleva iniziare la causa di separazione.

Ora si trovano a dover decidere, perché è impensabile di poter continuare così: ogni cosa è occasione di discussione. Nessuno vuole, per orgoglio, essere il primo a dire che l’amore tra di loro da tempo è cessato e che ognuno  sta guardando fuori dalla coppia. Una decina di sedute permette di affrontare a fondo la situazione. Concludere per la separazione, che da tempo ciascuno internamente aveva già psicologicamente deciso. Questo periodo serve loro per parlarsi e per arrivare a comunicare con serenità i propri vissuti. Sono cessate le liti, in casa è ritornata la calma, i figli si sono tranquillizzati e alla comunicazione della separazione commentano che: “I grandi sono incomprensibili nelle loro azioni… proprio ora che si comincia a respirare vi separate…”, ciò è stato riferito dalla signora che ha voluto proseguire una psicoterapia individuale.

 Di fronte alle premesse di questa relazione di coppia, uno potrebbe concludere che non poteva se non finire così. Ritengo che, malgrado l’inizio, la coppia avrebbe potuto ristrutturarsi e vivere, se vi fosse stata la fiducia reciproca, il credere nella capacità di darsi reciprocamente serenità e anche, perché no, di felicità. Il problema è stato che l’innamoramento iniziale non si è trasformato in amore.

 

 

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Cervello e ruolo materno

Uno studio pionieristico ha dimostrato per la prima volta che i cervelli di uomini e donne sono cablati in modo diverso, il che potrebbe spiegare secondo gli scienziati alcune delle differenze stereotipate di comportamento maschili e femminili.

I ricercatori hanno trovato che molte delle connessioni in un tipico cervello maschile intercorrono tra la parte anteriore e la parte posteriore dello stesso lato del cervello, mentre nelle donne i collegamenti vanno da una parte all’altra tra gli emisferi destro e sinistro del cervello.

Lo studio ha scoperto che questa differenza nel modo in cui le connessioni nervose nel cervello vengono “cablate” si verifica durante l’adolescenza quando molti dei caratteri sessuali secondari come i peli del viso negli uomini e del seno nelle donne si sviluppano sotto l’influenza degli ormoni sessuali.

I ricercatori ritengono che le differenze fisiche tra i due sessi nel modo in cui il cervello è cablato potrebbe svolgere un ruolo importante nel capire il motivo per cui gli uomini sono in generale migliori nei compiti spaziali che comportano il controllo muscolare, mentre le donne sono migliori in compiti che coinvolgono la memoria verbale e l’intuizione.

Test psicologici hanno costantemente indicato una differenza significativa tra i due sessi nella capacità di eseguire varie operazioni mentali, con gli uomini che superano le donne in alcuni test e donne che superano gli uomini in altri. Ora sembra che ci sia una spiegazione fisica, dicono gli scienziati.

“Queste mappe ci mostrano una netta differenza – e la complementarietà – nell’architettura del cervello umano che aiuta a fornire una potenziale base neuronale per spiegare perché gli uomini eccellono in alcuni compiti, e le donne in altri”, ha detto Ragini Verma, professore di radiologia presso l’Università della Pennsylvania a Philadelphia.

“Quello che abbiamo individuato è che, se lo si considera in gruppo, ci sono collegamenti nel cervello che sono cablati in modo diverso negli uomini e nelle donne. I test funzionali hanno già dimostrato che quando effettuano alcuni compiti, gli uomini e le donne impegnano parti diverse del cervello “, ha detto il professor Verma.

La ricerca è stata condotta su 949 persone – 521 femmine e 428 maschi – di età compresa tra 8 e 22 anni. Nel cervello le differenze tra i sessi si evidenziano solo dopo l’adolescenza, ha scoperto lo studio.

Una tecnica speciale di scansione del cervello, chiamat imaging del tensore di diffusione, in grado di misurare il flusso di acqua lungo un percorso del nervo, ha stabilito il livello di connettività tra quasi 100 regioni del cervello, creando una mappa neuronale del cervello chiamata “connettoma”, ha detto il Professor Verma.

“[Questa tecnica] dice se una regione del cervello è fisicamente collegata ad un’altra parte del cervello e si ottengono differenze significative tra le due popolazioni “, sostiene il professor Verma.

“Nelle donne la maggior parte dei collegamenti va tra destra e sinistra tra i due emisferi mentre negli uomini la maggior parte delle connessioni va tra la parte anteriore e la parte posteriore del cervello,” ha detto.

Poiché i collegamenti femminili collegano l’emisfero sinistro, che è associato con il pensiero logico, con la destra, che è collegato con l’intuizione, questo potrebbe aiutare a spiegare perché le donne tendono a fare meglio degli uomini nei compiti intuitivi, ha aggiunto.

“L’intuizione è il pensare senza pensare. E ‘quello che la gente chiama sentimenti viscerali. Le donne tendono a essere migliori degli uomini in quei tipi di abilità che sono collegate con l’essere buone madri “, ha detto il professor Verma.

Molti precedenti studi psicologici hanno rivelato differenze significative tra i due sessi nella capacità di eseguire vari test cognitivi.

Gli uomini tendono a sovraperformare le donne nelle attività spaziali e nelle capacità motorie – come leggere una mappa – mentre le donne tendono a fare meglio nei test di memoria, come ad esempio ricordare parole e volti, e nelle prove di cognizione sociale, che cercano di misurare l’empatia e “intelligenza emotiva”.

Un altro studio pubblicato il mese scorso ha scoperto che i geni espressi nel cervello umano lo hanno fatto in modo diverso negli uomini e nelle donne. Test post-mortem sul cervello e sul midollo spinale di 100 individui hanno mostrato significative differenze genetiche tra i sessi, che potrebbero spiegare le differenze di genere  collegate a disturbi neurologici, come l’autismo, secondo gli scienziati della University College di Londra.

Ad esempio, una teoria sull’autismo, che colpisce circa cinque volte il numero di ragazzi rispetto alle ragazze, è che si tratta di una manifestazione del “cervello maschile estremo”, indicato da un difetto nell’essere in grado di mostrare empatia verso gli altri.

L’ultimo studio, pubblicato negli Atti della National Academy of Sciences, ha dimostrato che le differenze nei “connettomi” di maschi e femmine si sviluppano alla stessa età di insorgenza delle differenze di genere viste nei test psicologici.

L’unica parte del cervello in cui la connettività destra-sinistra era maggiore negli uomini che nelle donne era nel cervelletto, una parte evolutiva antica del cervello che è collegata con il controllo motorio.

“E ‘abbastanza sorprendente come siano realmente complementari il cervello di uomini e donne”, ha detto Rubin Gur della Pennsylvania University, co-autore dello studio.

“Mappe dettagliate dei “connettomi”del cervello non solo aiuteranno a capire meglio le differenze tra come pensano gli uomini e le donne, ma ci darà anche un quadro più chiaro delle radici di disturbi neurologici, spesso legati al sesso “, ha detto il dottor Gur.

Fonte:  http://www.independent.co.uk/life-style/the-hardwired-difference-between-male-and-female-brains-could-explain-why-men-are-better-at-map-reading-8978248.html

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RINGRAZIAMENTI 2017 – G.G. –

RINGRAZIAMENTI 2017 – G.G. –

Al termine di quest’anno, che ha visto il compimento dei miei ottant’anni, sento l’esigenza di riproporre i Ringraziamenti scritti come prefazione ad un mio libro del 1999, dal titolo “Coppia e Famiglia Crescere insieme”.

Allora scrivevo:

 “Per questo libro a molti sono debitore.

 – A mia madre. Una domenica pomeriggio era passato a farle visita con i miei primi due figli, uno di 11 e l’altro di 9 anni. Vi era la        focaccia, come sempre. Si parlava di tante cose e, come spesso            avveniva, dei tempi che si stava attraversando e di tanti giovani che, anche tra i vicini di casa sua, erano in conflitto con i genitori. Era il 1977. Diceva che erano tempi difficili per i genitori. Che cosa direbbe adesso? I miei due figli, in disparte, guar­davano la            televi­sione. Sembravano assorti nel programma. Mia madre         con­tinuava a parlare; l’ascoltavo e annuivo, qualche volta intervenivo per rile­vare o commentare. “Mi raccomando, seguili e stagli dietro, perché stanno crescendo…e sono brutti tempi”.   Con il solito pezzo di focaccia in un sacchetto per mia moglie, ci siamo salutati. Mentre salivamo in macchina, sul cancello, ancora una volta, lei disse: “Mi raccomando!”. Si rivolgeva a me, non ai nipoti, come, invece, di solito fanno i nonni. In macchina, uno dei figli, il secondo: “Papà, perché la nonna ti ha fatto quelle               raccoman­dazioni? Non lo sa, la nonna, il lavoro che fai? Non sa che insegni e fai lo psicologo?” La domanda era imbarazzante. Mi è       venuto di rispondere che le madri sono sempre madri e che fin che   vivono si sentono in dovere di fare delle raccomanda­zione ai figli, anche quando sono grandi.

A mio padre, che troppo presto ci ha lasciato, con tante cose in sospeso da dirci.

– Sono debitore ai miei ex-alunni, preadolescenti e adolescenti, per la loro costante ricerca di coerenza educativa, di affetto, di            accetta­zione, di sprone e anche di richiamo al senso della vita, di     fiducia nelle loro poten­zialità, di richiesta di sacrificio, di complicità per qualche loro trasgres­sione, di fermezza nel perseguire ideali e nel ri­chiedere piccole e quoti­diane conquiste.  Da loro ho rafforzato l’esigenza di capire, di compren­dere e di    vi­vere oltre la ragione, la didattica, la programmazione, il fare e il sa­pere.

– Ai molti ragazzi e giovani, che sono venuti in consulenza per l’orientamento scola­stico e professionale, con dubbi, conflitti, entusiasmi, progetti,            idealizza­zioni e fantasie, ma con la freschezza di chi si avvia per una strada, senza saperne il percorso, solo con l’entusiasmo e l’ottimismo, difficili da trovare tra gli adulti.

– Alle coppie di fidanzati, incontrati nei corsi presso le parrocchie, la sera tardi, nel mio itinerante colloquio con le loro speranze, i dubbi e le ri­chieste di chiarimenti su contenuti psicologici sulla vita di coppia, spesso da me espressi con un linguaggio esoterico.

 – Sono debitore ai genitori e alle coppie, venute in consulenza e in psico­terapia, con  problematiche d’incomprensione, di  rela­zio­ni     difficili,  irrisolte o sospese. Con  loro mi sono riconfermato nella difficoltà di saper coniu­gare ideali e vita quotidiana, nella pa­zienza del saper attendere e adeguarsi ai ritmi della singola persona, nel coin­volgimento di fronte al disadattamento dei figli e ai  problemi della crescita individuale  e della coppia, nell’assunzione di             responsabilità, nella rinuncia a bi­sogni indotti e nella capacità di     rico­struirsi e di recuperare l’entusiasmo per la vita.

 Con questi “addetti ai lavori” ho potuto confrontarmi, nel         con­creto, con lo stress di relazioni difficili, di rapporti frustranti, di  va­lori contrastanti, di solitudini avvilenti, di vuoti esistenziali, di         ri­cerca di interiorità, di apertura alla “parola”.

– A loro sono grato, perché dal loro confronto ho appreso a vivere meglio la mia vita, in famiglia e nella professione.

– Sono grato ad alcuni Colleghi  di Verona, con i quali per   anni ho con­diviso l’approfondimento e la sistematizzazione delle               cono­scenze, le ansie e i problemi psicoterapeutici, e un’amicizia       facilitata da valori condivisi.

 A molti sono debitore.

 – Il primo debito lo devo alla mia famiglia: a Maria Grazia, mia moglie, e a Lorenzo, Pier Paolo e Gian Carlo – i nostri tre figli -, che da tempo hanno lasciato l’adolescenza e hanno formato la loro famiglia; specchio quotidiano del mio essere marito e padre. Il mio grazie per il loro sempre presente e visibile amore, e le scuse per il tempo a loro spesso sottratto          nell’im­pegno  professionale e di volontariato, e anche per la stesura del pre­sente lavoro”.

Per tutto ciò sono grato a Dio, che mi ha concesso tempo e possibilità di vivere a lungo, di operare e mantenere la fede e di guardare con occhi di speranza cristiana  l’aprirsi alla Vita delle nuove generazioni.

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BUON NATALE –

UN AMICO MI HA RICORDATO CHE CRISTO E’ VENUTO PER OGNUNO, QUINDI ANCHE PER GLI PSICOTERAPEUTI, I LORO CLIENTI E PURE PER I SACERDOTI –

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QUARTA DOMENICA DI AVVENTO –

-QUARTA DOMENICA DI AVVENTO-

-CRISTO E’ ALLA PORTA E BUSSA-

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Transfert e controtransfert nella coppia – Gilberto Gobbi

TRANSFERT E CONTROTRANSFERT NELLA COPPIA – Gilberto Gobbi – 

Nella relazione di coppia resta fondata  la comunicazione degli inconsci e, pertanto, anche la pos­sibilità del transfert e del controtransfert. Per i coniugi vi può  essere il compito di saper indivi­duare l’insorgere della traslazione e l’intrusione dei fattori inconsci nella relazione.

L’atteggiamento di fronte al transfert dipende da una chiara visione del fenomeno transferale stesso, senza indulgere a valutazioni allarmistiche e senza adagiarsi in ipovalutazioni falsa­mente tranquillizzanti.

Nella relazione di coppia il coniuge, per l’investimento emotivo e sentimentale, rappresenta una figura determinante, capace di dare risposte alle molteplici attese. Ciò reciprocamente. Ci si può aspettare quello che le figure genitoriali non hanno saputo dare o hanno elargito in abbondanza. In questo ambito si situano le attese e quindi anche le eventuali risposte come disattese; risposte, che vanno a pescare nel comportamento del passato, quindi con emozioni e atteggiamenti dell’infanzia. Inconsciamente si trasferisce sul coniuge quanto nel passato veniva vissuto o agito nei confronti delle figure genitoriali. Così si ha la comunicazione degli inconsci.

L’individuazione del transfert comporta una buona conoscenza di sé.  “Bisogna conoscere se stessi e gli altri, perché niente può ren­dere più dipendenti quanto l’ignoranza dei motivi che animano gli individui. Bisogna avere conoscenza dell’interdipendenza degli es­seri umani, della realtà e delle azioni che non diventarne il trastullo. Più la nostra vita sarà illuminata, più agevole ci sarà scegliere la di­rezione” (Berge, 1972).

La traslazione è una dimensione legata alla struttura della psiche: si ritrova, perciò, nella vita di ogni giorno. Il criterio della individuazione del transfert si fonda sulla considerazione della qualità del comportamento, degli atteggiamenti, delle parole e sul contenuto della relazione stessa. Vi sono dei criteri generali, che pos­sono essere applicati anche nella dinamica di coppia, nella comuni­cazione e che Godin codifica in: ostinazione, resistenza, ambiguità o ambivalenza.

– L’ostinazione si riferisce al fatto di ritornare sui medesimi atteg­giamenti, reazioni, argomenti di conversazione, nonostante le reite­rate spiegazioni e chiarificazioni date. E’ un ritorno costante a do­mande e a richieste di spiegazioni, come: “Mi ami?… mi ami an­cora… ecc”.

– Le resistenze sono propri di atteggiamenti oppositivi, di non cam­biamento, di permanenza sulle proprie posizioni, di non uscire dagli schemi, di ripetizioni.

– L’ambiguità si esprime in forme non chiare di richiesta, in false sottomissioni, che hanno come obiettivo il  dominio e il controllo della situazione; sono proprie di persone, che mostrano di vivere la relazione con toni confidenziali, ma in realtà sono carichi di espressioni timorose e sembrano accettare i consigli, ma se ne avval­gono in futuro per ricattare o ricordare il già detto.

Fromm nell’Arte di amare (1971) afferma che i fattori princi­pali dei rapporti affettivi inficiati dall’illusorietà consistono nel fatto che le persone sono rimaste legate all’immagine d’uno dei genitori. Allora trasferiscono sulle altre persone ciò che hanno provato per il padre e per la madre. Egli si sofferma su due aspetti fondamentali del possibile transfert.

a) Eccessivo attaccamento alla madre. Appartengono a questo ambito i soggetti, che desiderano ancora un amore incondizionato, una protezione esasperata, una tenerezza quasi morbosa, cure molto assidue, ammirazione eccessiva e continua. E’ la tipica figura di chi vuole essere amato, ma non osa o è incapace di voler bene agli altri. Di solito è una persona vanitosa, che nutre idee grandiose, più o meno manifeste o difese.

Quando nella relazione manca o si toglie la speranza e la pretesa quantità d’affetto, l’individuo esprime conflitti, ansie, risentimenti; rende la vita impossibile a tutti; protesta con vivacità, in quanto si sente ingiustamente incompreso, anzi perseguitato o deluso od of­feso. Se poi, in forme patologiche più gravi, l’attaccamento alla ma­dre non è solo, secondo la simbologia analitica, il desiderio di tornare nelle braccia della genitrice, e neppure al suo seno, ma addirittura nel suo grembo, allora troviamo nel soggetto ulteriori manifestazioni transferali: si attacca all’altro in maniera esclusiva, dominatrice, pre­potente; si pretende la sua presenza affettuosa e il suo aiuto premu­roso in ogni circostanza o decisione; non raggiunge mai la libertà e l’indipendenza e preferisce dipendere o addirittura incatenarsi all’altro.

b) L’attaccamento principale è stato verso il padre. Il soggetto allora è in balia di una sequenza alternata di euforie e di depressioni psichiche, a seconda che riesca o meno ad ottenere l’elogio paterno (e degli altri). In genere, se vi è chi lo segue con affetto ed emozione, il soggetto è coscienzioso, fidato, zelante, raggiunge spesso buoni ri­sultati. Esternamente sembra una persona riuscita, ma con parecchie inautenticità ed illusioni interiori. Il suo punto più debole consiste nella relazione con gli altri: si dimostra interiormente freddo e di­stante, perché, in sostanza, è un narcisista: riesce bene, ma solo se le persone che lo circondano (come una volta il padre) lo rassicurano, lo lodano, lo soddisfano, lo gratificano e compensano i suoi sforzi.

Quando ci si accorge di trovarsi in presenza di reazioni forte­mente inappropriate, dove i criteri appena ricordati si verificano in modo accentuato e massiccio, si deve capire che si è di fronte ad una vera nevrosi di traslazione. Si verificano allora forti intrusioni dell’inconscio nel conscio, per cui la relazione è fortemente com­promessa, anche perché vi può essere la collusione delle problemati­che disfunzionali dei due soggetti, con la strutturazione, per esem­pio, di una coppia sado-masochista.

La gamma delle traslazioni nella dinamica di coppia, oltre a quanto è stato detto, possono esser varie, a seconda delle differenti situazioni dinamiche connesse alla relazione stessa. Ne presentiamo alcune, come esemplificazione.

Di fronte alla richiesta di decidere e di decidersi, ci si può trovare un transfert passivo: il soggetto  aspetta che l’altro (coniuge-geni­tore) decida, per cui prova incapacità di decisione, senso di umilia­zione e d’inferiorità, paura del futuro, incertezza, dubbio, noia. Più gli viene richiesto di decidere e meno trova la forza.

Fanno parte di un transfert sadico-aggressivo le reazioni connotate da rabbia, intolleranza, contraddizione, disprezzo, testardaggine, vil­lania. Tali reazioni creano difficoltà relazionali e nella coppia pos­sono anche intaccare la continuità.

Lo stesso “no, perché no!”, come atteggiamento negativo di fronte a qualun­que proposta, minaccia profondamente la comunicazione, perché col tempo è la persona che si sente rifiutata.

La relazione, nella sua circolarità, implica una serie di reazione controtransferali da parte dell’altra persona, che reagisce secondo la sua storia personale profonda al comportamento

Vengono presentati dei segni generali, che indicano manifesta­zioni pratiche e concrete di tale processo di controtransfert anche nella coppia:

– provare disagio, tristezza, depressione noia o, al contrario, esalta­zione, entusiasmo, eccita­zione, attaccamento quando il coniuge vuole avvicinarsi o è presente;

– avvertire bruschi sbalzi emotivi, dal vivo interesse fino all’acuto fastidio, quando ci si trova con il partner; discutere con lui a lungo, troppo animatamente o con eccessiva partecipazione o foga;

– essere turbato dai suoi giudizi, apprezzamenti, critiche, osserva­zioni o disapprovazioni;

– sentire viva soddisfazione per i suoi complimenti, le sue manifesta­zione di contentezza, d’adesione, di riconoscenza o d’affetto;

– essere incapace di negare, anche se è necessario farlo, un atteggia­mento o una prestazione che il partner s’aspetta da noi (ad esempio: conforto, lode, raccomandazione, incoraggia­mento, sicurezza, ecc.);

– sviare la conversazione da certi argomenti proposti, perché turbe­rebbero o incrinerebbero la rela­zione;

– mantenere una continua dipendenza emotiva dal soggetto, soprattutto quando si usano spesso parole di ricerca di aiuto e di accondiscendenza;

– incoraggiare il soggetto a svincolarsi aggressivamente da una rela­zione contro la quale si rivolta o nella quale prova disagio (la famiglia d’origine, il datore di lavoro, l’insegnante, il supe­riore);

– sentirsi spinti ad aiutare il partner, interferendo nella sua vita per­sonale o sociale, prendendo iniziative o decisioni al posto suo;

– evitare accuratamente al soggetto le frustrazioni o le delusioni che hanno afflitto la propria vita passata;

– sollecitare il coniuge ad attuare mète, che furono per noi irraggiun­gibili o negate;

– sentirsi trascurato oppure, al contrario, essere particolarmente attento e preoccupato delle formalità del suo comportamento;

– parlare volentieri del soggetto con altre persone, ponendo in ri­salto la sua importanza, i suoi meriti, i suoi pregi, la sua perso­nalità; viceversa, parlare di lui con ironia o cinismo o disprezzo od invidia o spirito di critica infondata;

– preoccuparsi con troppa frequenza e partecipazione della felice soluzione dei suoi problemi; o di sapere se segue i consigli.

Quando si rilevano alcuni di questi segni, soprattutto se presenti con una certa istanza od intensità, la situazione relazionale è conta­minata da elementi controtransferali. E’ comunque importante supe­rare la materialità di tali indizi, per osservare piuttosto il tono quali­tativo della propria interiorità nelle sue svariate sfumature della relazione coniugale.

 

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FESTA DELLA VERGINE IMMACOLATA –

 – 8 DICEMBRE – 

– FESTA DELLA VERGINE IMMACOLATA – 

AVE MARIA, PIENA DI GRAZIA – IL SIGNORE E’ CON TE – TU SEI BENEDETTA FRA LE DONNE – E BENEDETTO E’ IL FRUTTO DEL TUO SENO, GESU’.

SANTA MARIA, MADRE DI DIO – PREGA PER NOI, PECCATORI, – ADESSO E NELL’ORA DELLA NOSTRA MORTE – AMEN

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