OMOFOBIA

Otto validi motivi contro la legge sull’omofobia –

50_Scan-101224-0002Riproponiamo le argomentazioni del prof. Ferrando Mantovani del 2014 contro il ddl Scalfarotto anti-omofobia. In questi giorni è stato annunciasto che se vince il Sì, entro pochi mesi verrebbe approvato.

Il professore emerito di Diritto Penale all’Università Firenze, Ferrando Mantovaniè intervenuto nel dibattito sul ddl Scalfarotto contro l’omofobia, che prevede la reclusione per chi «istiga a commettere o commette atti di discriminazione» fondati sull’omofobia o sulla transfobia. Il prof. Mantovani ha bocciato la legge anti-omofobia per 8 motivi, ben ponderati ed esposti con chiarezza.

  1. A)NON NECESSARIA: ha inizialmente osservato che «la proposta di legge è ritenuta da più parti, e non a torto, non strettamente necessaria, essendo sufficiente a tutelare ogni persona contro i deprecabili atti di violenza, di offesa, di discriminazione per ragioni di orientamento sessuale, il ricco armamentario penale dei delitti di percosse, di lesioni, di omicidio, di minacce, di violenza privata, di atti persecutori, di maltrattamenti, di ingiuria, di diffamazione, di discriminazione, in particolare in materia di occupazione e di condizioni di lavoro; tutte aggravate dalla circostanza dei motivi “abietti”, di cui all’art. 61 n.1 c.p.».
  2. B)SI BASA SU ELEMENTI EMOZIONALI: Inoltre, «tale proposta di legge presenta un’inquietante intrinseca pericolosità, quale vulnus ad irrinunciabili principi di civiltà giuridica, in quanto incentrata non su elementi costitutivi di tipo descrittivo o naturalistico, facenti riferimento a realtà individuabili con sufficiente sicurezza. Bensì su elementi costitutivi di natura emozionale,quali l’”omofobia” e la “transfobia”, come tali del tutto vaghi, indeterminati e indeterminabili nella loro portata applicativa; nonché sulla indeterminatezza del concetto di “discriminazione”».
  3. C)TROPPA DISCREZIONALITA’ DEL GIUDICE: è anche a lui evidente che «la suddetta proposta di legge apre, conseguentemente, spazi estremamente ampi alla discrezionalità del giudicee ai suoi possibili soggettivismi (personologici, ideologici, caratteriali), e a possibili decisioni giurisprudenziali opposte: in violazione dei principi, costituzionalizzati, di legalità-tassatività e di eguaglianza del cittadino di fronte alla legge. E particolari inquietudini hanno già sollevato le applicazioni dell’art. 3/1a della l. n. 654/1975 da parte della stessa Corte di cassazione nelle due sentenze della Sez. I, n. 47984 del 22/11/201, e della Sez. IV, n. 41819, del 10/7/2009 (1)».
  4. D)INTRODUCE IL REATO D’OPINIONE: Ci sono inoltre rischi che «il prevedibile esito della proposta di legge (se approvata), stante la sua indeterminatezza, sia quello di perseguire penalmente, in quanto atti di discriminazione fondati sulla omofobia, anche ilsostenere l’inammissibilità del matrimonio omosessuale, l’esigenza dei bambini di avere un padre e una madre, il divieto di adozione di bambini da parte delle coppie omosessuali, il formulare giudizi di disvalore degli atti omosessuali sulla base delle Sacre Scritture, della Tradizione della Chiesa cattolica e del pensiero di altre religioni; il semplice citare pubblicamente passi evangelici sulla sodomia; il dibattere se l’orientamento sessuale sia modificabile o immodificabile e se la modificazione sia un’affermazione scientificamente fallace o meno; l’applicare a persone omosessuali, che liberamente lo richiedano, le c.d. terapie riparative per correggere l’orientamento sessuale o considerare meritevole di aiuto il disagio esistenziale di cui soffrono certi omosessuali. Con la conseguente violazione dei diritti, costituzionalizzati, della libertà di manifestazione del pensiero, della libertà religiosa e della libertà di educazione dei genitori verso i figli, comprendente anche l’educazione sessuale».
  5. E)INCENTIVA LA STESSA OMOFOBIA: l’omofobia, ha anche osservato l’emerito giurista, «viene non contrastata, ma incentivata, e nel modo peggiore, con gli atteggiamenti di vituperio, di intimidazione, di arrogante intolleranza, di minacce o di attivazione di azioni penali verso i pensieri divergenti, di cui si ha un crescente sentore; anziché favorito attraverso un confronto ed una discussione, senza forzature, e la proposizione di modelli educativi ispirati al rispetto di ogni persona come tale, a prescindere dagli orientamenti sessuali».
  6. F)HA UNA FUNZIONE MORALIZZANTE: esiste anche uno scopo ideologico: «non ci troviamo di fronte ad un “diritto penale conservativo”, di tutela di specifici beni giuridici, ma ad un “diritto penale propulsivo”, usato cioè come strumento per l’imposizione da una diversa visione sociale, per creare nuova sensibilità, con una funzione c.d. di moralizzazione; finalità che sono state sempre stigmatizzate dalla dottrina penalistica liberaldemocratica e laica».
  7. G)E’ CONTROPRODUTTIVA: inoltre viene osservata la sua inutilità e controproduttività, «perché è quanto mai dubbia l’effettività generalpreventiva di una tale legge, come attestano i periodici ed infruttuosi inasprimenti sanzionatori in materia di violenze sessuali, di pedoprostituzione, di pedopornografia, di atti persecutori, di omicidi e di lesioni personali, causati da gelosia o da utenti della strada sotto l’effetto di sostanze stupefacenti od alcoliche, e più in generale la ininterrotta ed infruttuosa produzione legislativa penale», in quanto «esiste un rapporto di proporzione inversatra condotta antisociale e validi controlli sociali, nel senso che il numero di coloro che pervengono al delitto cresce col decrescere di tali sistemi normativi di controllo».

 

Di fronte a comportamenti anti-sociali come l’omofobia, qualora esista veramente, la vera alternativa è«ripristinare il primario sistema dei controlli socio-culturali, sostituendo all’attuale sistema di disvalori criminogeni un sistema di valore anticrimine, incentrato non più sulla degenerazione della “cultura dei diritti” nella “caricatura dei diritti propri”, tendenzialmente illimitati, ma sulla conversione della cultura dei diritti anche nella “cultura dei doveri”, volta a fare emergere nell’uomo la parte migliore e non la peggiore. Operazione che richiede una profonda inversione culturale, assai improbabile finché persiste la diffusa e nichilistica “inappetenza per ogni sistema di valori”». Oppure la rassegnazione ma accompagnata comunque dall’auspicio del «riposo del legislatore, preferibile ad un legiferare frenetico e scomposto, ideologico e nichilistico, frutto di una persistente confusione tra l’”agire” e l’”agitarsi”»La redazione

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Attesa

SIAMO IN ATTESA DI TE, SIGNORE

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IL 02/12 ORE 20.45 – INCONTRO A LUGAGNANO

INCONTRO A LUGAGNANO (VR) SU

“IMPORTANZA DI PAPA’ E MAMMA PER I FIGLI”

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Oltre l’istinto – Gilberto Gobbi –

“Ci si chiede: è possibile in psicologia andare  oltre l’istinto, oltre il naturalismo, oltre la visione bidimensionale dell’uomo, e considerare lo spirito nell’approccio terapeutico, come dimensione costitutiva dell’uomo?

Lo psichiatra viennese, Viktor Frankl, dopo una lunga esperienza psicoterapeutica, afferma: “In realtà lo psicosomatico, cioè l’uomo concepito come corpo e psiche, rappresenta un’unità: tale unità non costituisce però tutto l’uomo. Perché dell’uomo si possa parlare di totalità, è necessario aggiungere la dimensione spirituale: solamente la dimensione spirituale crea al’unità dell’uomo… Questi tre momenti: fisico, psichico, spirituale risultano inscindibili, cioè in chiave antropologica è impossibile scomporli”.

Karl Jaspers, già nel 1913, nella sua opera monumentale “Psicopatologia Generale”, osservava criticamente alla psicoanalisi: “Invece di appellarsi, come Freud, al vitale e al sessuale ci si può appellare anche al lato spirituale dell’uomo e sviluppare la sua psicologia. Freud vede talvolta con straordinaria giustezza ciò che avviene per la repressione sessuale. Ma egli non si domanda che cosa accade con la repressione dello spirito” (in G. G., Le anse del fiume, p. 99)

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Identità ontologica – G.G. –

aacl_home07over_44L’identità ontologica sta alla radice del proprio essere  (on, in greco, essere), dell’esistere della persona come soggetto, in quanto appartenente al genere umano. Come tale la persona è soggetta di diritti, fonte di significati collettivi e prettamente personali, che la differenziano dagli altri animali, la accomunano nella parità con tutti gli uomini, e nello stesso tempo la differenziano da tutti gli altri simili. L’identità ontologica va alla radice dell’essere persona, della propria esistenza e del proprio valore. Per certi aspetti è un a priori, in cui il soggetto umano con il concepimento si immerge. Non è lui a costituire l’essere, ma lo trova e diviene essenza  di sé: ha solo da riconoscerlo e contemplarlo, da scoprirlo e da completarlo nel tempo che gli è dato. E’ da questa identità originaria specifica che la persona parte  per il suo cammino di realizzazione. Costituisce la radice etica della vita individuale e sociale. In questa prospettiva ontologica, il soggetto-persona è valore in sé dal momento della sua genesi e durante tutto il periodo della sua vita, al di là della direzione verso cui si può orientare e della considerazione che, a seconda delle epoche, la società gli può attribuire. La comprensione della propria originaria identità mette in moto tutto l’apparato psichico e valoriale dell’uomo per portare a maturazione il progetto insito in lui, nel tempo e nello spazio concesso dalla vita.

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Genetica sessuale umana – G.G. –

searchQuando si parla di genetica sessuale umana, occorre tener presente che essa, come tale, non è solo “sesso biologico”, ma ha in sé tutte le potenzialità biologiche e le capacità intellettive e spirituali dell’uomo, cioè ha in sé ciò che la persona diverrà in quanto essere umano. Non si ha a che fare solo con la biologia, ma con una biologia umana. Nella congiunzione di quelle due cellule dell’uomo e della donna vi è una protensione teleologica finalizzata alla costituzione dell’essere umano. Il corredo genetico è psico-genetico. Questa considerazione è determinante per  comprendere  come il corredo biologico, in quanto umano, abbia un valore che va oltre la sua consistenza meramente biologica.

 

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Tra i doveri – Silvana De Mari –

Tra i doveri che si hanno verso un figlio ci sono il latte, la tenerezza, un cambio di pannolino frequente.
Un’altra cosa gentile sarebbe non fare violenze al bambino.
Le violenze possibili sono due
La mancanza di amore
La mancanza di identità e dell’educazione necessario per realizzare l’identità.
Una volta assicurati amore e identità se al momento buono ci scappa una sculacciata, tranquilli, non succede niente.
Per l’essere umano la mancanza di identità, di senso del sé , è un dolore insopportabile, è la situazione spesso descritta con un italiano un po’ di plastica, come mancanza di autostima.
Una persona giovane non è in grado, non può esserlo, di crearsi un’identità da sola. Deve essere uno dei doni di suo padre e sua madre. Un’identità forte. È un dovere dei genitori, e se questo non viene fatto le educazioni falliscono. Tutto qui. L’amore non basta. Il ragazzo che è stato amato, protetto, sorretto, senza nessuna causa identificabile, a un certo punto può ,normalmente, cominciare il normale processo di autodistruzione, cannabis , alcool, uscire tutte le sere o tutte le notti , sessualità sperperata e spericolata e soprattutto, il peggio: la perdita di progettualità, progettualità di vita, non solo di lavoro.
Il dovere del genitori è di fornire un’identità di cui il bambino possa essere fiero, un’appartenenza.
Se quest’appartenenza non viene fornita il ragazzo non riesce ad avere una progettualità. Il diventare adulto è rimandato sine die.
In tutte le società umane la sessualità è una caratteristica adulta, cui si accede solo dopo essere diventati adulti. Il passaggio all’età adulta è segnato da un rito di passaggio, dall’ingresso nel modo del lavoro. L’accesso alla sessualità in età preadulta è il non senso che leva la potenza della progettualità, Il ragazzo progetta di diventare uomo per poter accedere alla sessualità, sul progetto investe tutte le sue energie. La sessualità non un gioco, non è un giocattolo, non serve per divertirsi e provare piacere. È e deve essere il più alto dei sistemi innati di relazione interpersonale con la motivazione di creare una relazione tra due creature, una relazione talmente profonda e talmente alta che può nascere una nuova creatura umana, una creature con occhi, mani un cervello, una vera persona che prima che quell’uomo e quella donna si amassero non esisteva in nessun punto dell’universo.
E la sessualità è concessa anche ai ragazzini, come un giocattolo , come una caramella, come capita, con chi capita, basta che metti il preservativo, banalizzata , stupidizzata, è il primo punto che blocca il passaggio all’età adulta. Per questa sessualità che non vale niente, del tutto identica e sovrapponibile al mangiare e vomitare della persona bulimica, è stato creato l’orrido e perfetto neologismo ”fare sesso”. Ci assicurano le appassionate del peso che brucia anche calorie.
Evvai.
Silvana De Mari.

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