Atteggiamenti di fronte alla separazione e al divorzio – G.G –

ATTEGGIAMENTI DI FRONTE ALLA SEPARAZIONE E AL DIVORZIO – Gilberto Gobbi –

Di fronte alla separazione e al divorzio gli orientamenti pos­sono essere differenti, non solo da parte dei protagonisti, ma anche degli stessi operatori, che sono chiamati a dare il loro contri­buto professionale, come psicologi, mediatori fami­liari, avvocati, ope­ratori dei consultori, ecc.

Gli orientamenti degli operatori si possono raggruppare in due tipi, cia­scuno dei quali presuppone un atteggiamento culturale e ide­ologico nell’affrontare la crisi di coppia, la separazione e il di­vorzio. E’ come se ci fossero due percorsi:

1) controllo/adattamento;

2) responsabilità/appartenenza.

 1) Controllo/adattamento – L’orientamento, fondato sul controllo/adattamento, af­fronta la crisi di coppia, la separazione e il divorzio, tenendo fondamental­mente conto del singolo e dei suoi bisogni e lasciando al margine le problematiche delle altre persone coin­volte nella decisione.

Innanzitutto, in tale prospettiva, la separazione e il divorzio sono considerati un fatto “normale” e non un’anomalia, che si inserisce nella dinamica di coppia e familiare, da affrontare per una risolu­zione positiva della crisi. Può essere considerata “positiva” quella soluzione che av­vantaggia il richiedente.

Si affronta il problema cercando di trovare una serie di strate­gie cognitive, che, nel mentre tengono a bada gli aspetti irrazionali della situazione, allo stesso tempo suggeriscano com­portamenti idonei per contenere il conflitto e facilitare il nuovo adattamento so­ciale.

Nella ristrutturazione della mappa cognitiva e della revi­sione dei valori guida, questa visione mira al raggiungimento di una normalizzazione del fenomeno della separazione e quindi al rista­bilimento di una normale e soddisfacente vita af­fettiva e sessuale dell’individuo. L’obiettivo da perseguire nella consulenza è facili­tare l’individuazione, l’autonomia e l’espansione dell’Io della per­sona interessata.

2) Responsabilità/appartenenza – Questo secondo orientamento è un percorso d’aiuto, diretto all’assunzione della responsabilità personale e all’approfondimento dell’appartenenza al corpo familiare.

Il lavoro si incentra sulla “crisi del gruppo familiare”, af­fin­ché, se separazione ha da esserci, vi sia una condivisione delle re­spon­sabilità reciproche e nei confronti dei figli.

Ciò comporta un riconoscimento dei sentimenti di falli­mento e di disistima di sé, che si concretizzano con il distacco dalla comu­nione di coppia. Ognuno si proietta al recupero della propria storia familiare e, attraverso un lavoro in questa direzione, avrà la capa­cità di assumersi la responsabilità verso i figli e manterrà quella continuità genitoriale, che tutti auspi­cano.

Il lavoro di consulenza psicologica diviene una chimera, se l’obiettivo da raggiungere è solo il perseguimento dell’autonomia personale e dell’indipendenza da ogni legame. Si lavorerebbe solo sul sintomo – la separazione coniugale – senza, però, coglierne il significato nella storia personale e fa­miliare e nelle sue rappresen­tazioni soggettive e oggettive. Alla prassi di aiuto compete far emergere i due versanti della situazione:

a) aiutare ad individuare la nuova identità personale, dopo la sepa­razione, e quella dei vari membri coinvolti;

b) far emergere la sofferenza per il legame, che si sta spez­zando, permettendo così il mantenimento del senso di re­sponsabilità e di appartenenza.

La Dolto così sintetizzava la consulenza d’aiuto: “Il lavoro da fare sia con gli adulti che con i bambini coinvolti nel dramma della fine di un matrimonio, è quello di connettere, di rendere possibile il senso di quanto accade. Questo rende umana la vita e la libera dall’animalesco dove sono agiti solo gli umori”.

La consulenza dovrebbe essere un mezzo per ridurre l’irrazionalità delle parti e conseguire i seguenti obiettivi:

– impedire le discriminazioni personali;

– focalizzare l’attenzione sui problemi reali, esplorando solu­zioni alternative;

– rendere possibile alle parti di fare o ritirare concessioni senza perdere la faccia o il rispetto;

– aumentare la comunicazione costruttiva tra le parti;

– ricordare alle parti il costo psicologico personale, della cop­pia e dei figli;

– fornire un modello di competenza, di integrità e imparzialità pro­fessionali.

Tale percorso permette ai coniugi di chiedere e di poter avere l’affidamento congiunto dei figli, la cui attuazione nel tempo di­viene un’utopia, an­che se voluta e sancita dalla sen­tenza del giu­dice.

Vi sono, però, delle situazioni, che sono notevolmente con­troindicate per il lavoro di consulenza e di mediazione con la cop­pia:

1) quando un partner si sente gravemente perseguitato dall’altro e quindi si protegge, presentando una volumi­nosa documenta­zione, che indica con chiarezza l’indisponibilità e determina­zione di volergliela “far pa­gare”;

2) la situazione, in cui uno dei due è fortemente depresso, a pre­scindere dalla separazione, o si sente estremamente svaloriz­zante nei confronti dell’ex-coniuge;

3) quando il mediatore si rende conto che difficilmente vi sarà spa­zio per una negoziazione, perché vi è una tendenza all’atto (combinare qualcosa) da parte di uno dei due.

APPROCCIO EVOLUTIVO ALLA SEPARAZIONE – La fase della separazione, con le sue implicazioni psicoaf­fet­tive e materiali, può esser analizzata attraverso i processi emozio­nali, che avvengono nei tre stadi: a) pre-separazione; b) durante la separazione; c) post-separazione.

a) Pre-separazione – Il matrimonio, per la stragrande maggioranza delle per­sone, è un investimento affettivo, emotivo e valoriale.

L’allontanamento affettivo dal coniuge, che ha molteplici cause esplicite e implicite, sta alla base della decisione della sepa­razione. I sentimenti più diffusi di chi desidera separarsi sono: di­sillusione rispetto all’unione coniu­gale, disaf­fezione dalla persona, senso di alienazione, ansietà dif­fusa e anche in­credulità di provare questi sentimenti.

Nell’altro coniuge, che non s’aspetta questa situazione, vi può essere: disperazione, rabbia, angoscia, ambivalenza, senso di vuoto, di inadeguatezza, perdita della stima di sé, paura dell’avvenire, ecc. La perdita del legame coniugale induce un pro­cesso di lutto nella persona lasciata e in chi lascia, che da Bowlby viene definito: “Il lutto è l’avvio di processi psico­lo­gici consci e inconsci scatenati dalla perdita”.

b) Durante la separazione –E’ una fase, in cui vi è una serie di aspetti da atti­vare: la con­sultazione di un avvocato o di un mediatore, la con­tratta­zione eco­nomica, la valutazione delle soluzioni possibili per la custodia e l’affido dei figli.

I sentimenti dominanti di chi chiede la separazione sono: desiderio di una separazione ra­pida e che tutto finisca in fretta, allo stesso tempo solitudine, sollievo, possibili desideri di ven­detta.

Mentre nel partner vi possono essere altrettanti sentimenti contrastanti, come: depressione, distacco, rabbia, disperazione, autocommisera­zione, bisogno di aiuto, confusione, furore, tri­stezza, misti a prote­ste, minacce e, in certi casi, tentativi di sui­ci­dio.

Spesso l’attenzione ai figli è l’ultima cosa. Questo, invece, potrebbe essere un periodo di riflessione e di bilancio sul modo di essere stati coniugi e di essere genitori. Po­trebbero anche sorgere degli interrogativi sulla propria ca­pacità di mantenere un legame durevole di coppia. La com­prensione delle diffi­coltà con il partner da cui si sta dividendo e la loro risoluzione permettono di non ripetere gli stessi errori in un’altra relazione. Succede in consulenza e in te­rapia di trovarsi a seguire persone, che ripropongono le stesse dif­ficoltà irrisolte, avute nella coppia precedente e che sono state la causa delle disfunzioni con la con­seguente rottura.

In questa fase anche la funzione del ruolo paterno si pre­senta come uno degli aspetti più trascurati, perché l’orientamento della se­parazione è stato quello del controllo della situazione e di trovare dei compromessi minimi di adat­tamento.

c) Post-separazione – E’ un periodo, in cui dovrebbe avvenire l’esplorazione dei sentimenti e un loro riequilibrio, caratterizzato da indecisione, ot­timismo, ras­segnazione, eccitazione, curiosità, rimpianto, tri­stezza, problemi di solitudine.

Le azioni ricorrenti della post-separazione sono: ricerca di nuovi amici e spesso l’inizio di nuove attività, ricerca di una sta­bilizzazione, di un nuovo stile di vita per i figli e di nuovi inte­ressi.

E’ la fase in cui dovrebbe avvenire, con l’equilibrio del senso di appartenenza, anche la soluzione della separazione psicologica, che non comporta il taglio con il passato, ma un suo reale ridimen­sionamento, che porti a cogliere alcuni aspetti positivi di esso, per convivere con la propria storia.

Ciò permette un rapporto più equilibrato con i figli. che ve­dono ciascun genitore separato affrontare le varie difficoltà e tro­vare un nuovo equilibrio nella vita.

Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136 - 3482628125
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