LA PERCEZIONE DEL CORPO (IV^ Parte) – Gilberto Gobbi

LA PERCEZIONE DEL CORPO (IV^ Parte) – Gilberto Gobbi
(Appunti delle lezioni di psicologia dinamica presso la scuola per infermieri professionale di Verona e presso la scuola triennale di Psicomotricità di Verona).

LA PERCEZIONE SOGGETTIVA DEL CORPO
Il corpo si percepisce, in particolare, quando si sta male, perché la malattia si pone come minaccia del legame fra l’individuo e il suo corpo. Questo legame è antico e sta alla base di ogni ulteriore esperienza relazionale. La percezione del corpo procede in modo empirico secondo una prassi d’obbligo legata sia alla maturazione neurologica, sia alla storia delle prime sensazioni cenestesiche come modalità primarie di percezione interiore degli oggetti interni.
Il residuo della sopravvivenza del narcisismo infantile costituisce il nucleo della vita immaginaria dell’uomo attraverso la quale il corpo diviene l’immagine di sé, la rappresentazione di sé, l’oggetto d’amore. La malattia rompe il legame segreto con il corpo, rompe questo rapporto d’amore e lo trasforma in rapporto di opposizione e di antagonismo.
L’alleanza psiche-corpo si forma durante i primi anni di vita, durante la fase del “narcisismo primario”, come Freud definisce la prevalente attenzione a sé. All’inizio di questa fase vi è una prevalenza della istintività biologica che si osserva nei ritmi del sonno, della veglia, della fame. A partire da questa valenza biologica si va organizzando l’attività psichica.
Solo nell’età adulta vi è la chiara sensazione di dominare il proprio corpo, attraverso l’intelligenza, la volontà, la coscienza, cioè si osserva il prevalere dell’attività psichica su quella biologica. Ne viene che, quando la malattia intacca le basi biologiche su cui la vita psichica si va articolando, l’antica alleanza viene meno.
In quell’alleanza corpo-psiche è contenuto un equilibrio, un modo di vivere la vita, un modo di sentirsi nel mondo, un modo di essere Io. Non a caso uno dei sentimenti più frequenti che si riscontrano nei malati è la malinconia. Ma la malinconia è il sentimento dell’innamorato deluso, dell’innamorato che ha perso il proprio oggetto d’amore, quell’immagine “bella” e armonica su cui poggiava la sua sicurezza. Quando l’armonia si rompe è la sfiducia nel proprio corpo, alternativamente a quella nelle proprie capacità di vivere, che si infrange. Sopra questa perdita si articola, spesso, un su e giù di fasi depressive e di euforia.

LE ESPRESSIONI DEL CORPO
Si va facendo strada la convinzione che il sapere intorno al proprio corpo, alle sue modalità di espressione e alle sue capacità di entrare in relazione con la realtà in cui è inserito, permetta anche di conoscere come ci mettiamo in relazione con i nostri simili.
Ciò diventa tanto più chiaro se ci rivolgiamo alla nostra espressività del corpo, in quanto:
– il corpo esprime ciò che io sono, rivela me, rappresenta me, funge per me in tutti i vari modi in cui posso esprimermi ed essere;
– il corpo mi dà anche un “senso di avere”, cioè come mia apparte¬nenza: io ho un corpo. Ma non è un “avere” di cui posso disporre a mio arbitrio: appena mi riferisco al corpo perdo gradi di libertà, per¬ché il mio corpo mi preclude, mi impedisce. Quindi avverto che il mio corpo mi appartiene (specie quando mi sento costretto a fare qual¬cosa per lui) e lo sento estraneo e distante (come nel caso di una malattia fisica);
– il corpo è un organo di comunicazione, in quanto per definizione esso si muove, si atteggia, si esprime, si manifesta, si mette in rela¬zione: è cioè la rappresentazione dell’uomo che è nel mondo. Il corpo si muove nello spazio, abita lo spazio e nello spazio si mette in rela¬zione con le cose, le quali sono immerse passivamente nello spazio;
– il corpo è un organo operativo: è parte dei miei progetti di trasforma¬zione della realtà, diventa strumento di lavoro. Il corpo proprio è l’unica cosa che il mio Io può muovere liberamente e spontanea¬mente;
– il corpo è un organo senziente: io posso percepire una mano me¬diante l’altra, un orecchio mediante la mano, ecc.; in questi casi al¬ternativamente l’organo funge come oggetto e l’oggetto come or¬gano. La sua percezione è incompleta in quanto non riesco mai ad osservarlo distaccato dallo sfondo e nemmeno posso utilizzare a piacimento i sensi nello sforzo percettivo come invece posso per gli altri oggetti.
In questo tipo di relazioni con il corpo si vanno costituendo delle mo¬dalità di rapporto, che verranno utilizzate anche nell’articolazione dei rapporti con gli altri e con la realtà esterna in generale.

AVERE COSCIENZA DEL PROPRIO CORPO
Il rapporto fra la percezione del mio essere come soggetto e la percezione del mio corpo non è in pratica separabile, anche se per questioni di chiarezza didattica si pone l’attenzione ora più su un termine e ora più sull’altro. Si vuole ora fare il percorso attraverso il quale si riesce a raggiungere la coscienza del proprio corpo.
Per coscienza corporea si intende il risultato di apprendimento a partire da quando il bambino impara a percepire e a concettualizzare esattamente i suoi bisogni corporei, a soddisfarli in modo adeguato (indipendentemente dalla nutrice e dalle proprie fantasie inconsce), per contatto diretto e stabile con la propria fonte di esperienza di base, cioè con il proprio corpo.
Secondo Spitz, l’organizzazione della coscienza corporea evolve a partire da due sistemi: cenestesico e diacritico.
1) Alla nascita predominano le sensazioni del sistema cenestesico di tipo estensivo, diffuso e per lo più viscerale: effettore è il sistema muscolare liscio, mentre l’organizzazione nervosa interessa prevalentemente il sistema simpatico e parasimpatico.
2) In seguito si vanno organizzando anche le sensazioni del sistema diacritico di tipo intensivo, che interessano gli organi sensoriali: effettore è la muscolatura striata, mentre l’organizzazione nervosa è subordinato al sistema nervoso centrale. Si passa da una situazione caratterizzata da confusione e netta incapacità, anche neurologica, di cogliere differenze fra interno ed esterno, ad una organizzazione diacritica, di separazione fra mie sensazioni interne e quelle provocate dall’ambiente esterno.
La storia della “costruzione” del corpo, così come ce la rappresentiamo attraverso le sensazioni, è una storia a due: fra una parte di me che sento e un oggetto esterno che me lo fa sentire. La struttura di questa storia, specialmente nei primissimi mesi di vita, è sottocorticale, uguale per tutti perché segue la legge dei bisogni fisiologici del bambino, che sono geneticamente prestabiliti (es.: mangiare, dormire, evacuare). Sono diverse e individuali, invece, le sensazioni, le fantasie e i contenuti che provengono da questa relazione perché legati alla contingenza delle caratteristiche ambientali e alla successiva corticalizzazione.
La coscienza del corpo si va costituendo attraverso modalità di relazioni privilegiate, di volta in volta, con zone del corpo:
1) la zona orale,
2) la zona anale,
3) la zona genitale.
Va chiarito che le tre tappe indicate hanno un duplice significato per il presente discorso: uno neurologico, rivolto alla percezione del corpo attraverso la successiva maturazione delle varie parti; il secondo psicologico, rivolto ai legami affettivi e relazionali fra le parti del proprio corpo (percorso di identificazione).
Il neonato è particolarmente sensibile alle stimolazioni propriocettive, mentre lo è scarsamente per quelle esterne. Tuttavia si va instaurando subito, anche se lentamente, un rapporto fra interno-esterno, che pur nella indifferenziazione e nella confusione farà emergere de legami particolarmente significativi soprattutto per l’organizzazione del S.N.C.
I – La percezione nella fase orale – La storia del corpo comincia dalla bocca, che è la prima parte che entra, con qualche significato, in relazione con l’altro. Nello spazio orale avviene l’incontro più intimo e profondo tra il bambino e la madre attraverso l’alimentazione al seno come soddisfazione dell’istinto. Durante la poppata la soddisfazione si esprime attraverso un comprendersi reciprocamente, in cui il bambino prende la madre-seno con la bocca e nello stesso tempo la madre prende il bambino fra le braccia (comunicazione tonico-emozionale).
Attraverso la suzione del cibo si costituisce una diade, entro cui si instaurano i primi rapporti reciproci fra i due componenti. Alla base dell’assunzione del cibo c’è anche un’esperienza interpersonale ricca di implicazioni affettive ed emotive (interscambio affettivo ed emozionale).
Il rapporto semplice e primordiale, tra il disagio della fame e il piacere derivante dalla sua soddisfazione, diviene invece estremamente complesso attraverso le modificazioni operate dalle esperienze transizionali del rapporto nutrito-nutritore. Si tratta del Comunicazione tonico-emozionale ricca di implicazioni affettive ed emotive (soddisfazione/piacere/rilassamento o insoddisfazione/tensione/disagio)
Attraverso la soddisfazione dei segnali di fame il bambino impara a riconoscere e differenziare i suoi stimoli fisiologici, giungendo a discernere il significato ed a comprendere i comportamenti adatti per soddisfarli. Per questa via il bambino giungerà ad una iniziale coscienza della propria identità corporea.
Occorre anche sottolineare che ogni informazione di base (fame, freddo, sete) per divenire una percezione od una concettualizzazione individuale, deve essere confermata e legittimata nel rapporto interpersonale, soprattutto con le figure adulte come la madre, che sono la fonte di soddisfazione. La conferma nella prima infanzia avviene attraverso la soddisfazione del bisogno. Cioè il bisogno diviene un segnale emesso dal bambino che richiede soddisfazione e conferma la sua validità attraverso la soddisfazione del bisogno medesimo. Si può anticipare che la mancata soddisfazione del bisogno disturba la stessa capacità di cogliere gli stimoli corporei da parte del bambino.
La modalità di relazione bambino-nutrice costituisce uno schema, sul quale si collocherà qualsiasi altra comprensione. Le prime esperienze sensoriali, cioè, si costituiscono a partire dai dati percettivi rudimentali: gustativi, olfattivi, tattili, termici, di tipo cenestesico e si concentrano, in questa fase, intorno alla bocca.
Già con le sensazioni cenestesiche, che accompagnano l’instaurarsi di stati di tensione intensa e magari penosa (come la fame) e il suo placarsi con soddisfazione (nell’incontro con il cibo-seno), si è di fronte a un Io-fisiologico inteso come elementare coscienza di esistere. Questo primitivo “Io” utilizza e consolida alcuni modi di relazione istintiva che, riassumendosi nell’approccio generale della incorporazione, abbozzano ulteriori e più complessi rapporti. Dalla percezione dei bisogni fisiologici alla formazione di compotamenti normali e patologici.
La manifestazione obiettiva di questo stato di cose può essere rilevata dall’osservazione diretta del neonato allorché reagisce con il pianto e la eccitazione diffusa allo stato di dispiacere derivante da fame e sete. Il neonato, infatti, in tali circostanze, dopo un po’ di tempo di permanenza della frustrazione, arriva facilmente ad una espressività globale esasperata, che si traduce in una “burrasca vegetativa”. L’aspetto più appariscente di tale “burrasca” è lo stato dispnoico accompagnato da subcianosi o cianosi, che trova la sua origine in una coartazione del sistema respiratorio.
Si deve ritenere che tale condizione di impotenza motoria, dovuta nel bambino alla incapacità di disporre della modalità di fronte al pericolo, sia sotto forma di attacco che di fuga, lasci sedimenti notevoli nella psiche umana. Una delle rappresentazioni oniriche, infatti, più diffuse dell’angoscia è appunto espressa dalla situazione, in cui l’individuo si sente rincorso e soverchiato da rappresentazioni di pericolo incombente e volendo correre per sottrarsi al pericolo con la fuga si sente, invece, paralizzato. Come se il soggetto fosse ritornato ad una condizione neonatale e non disponesse più della sua mobilità volontaria.
La psicologia freudiana postula alla base del comportamento umano spinte dinamiche sotto forma di pulsioni istintive. La nozione di istinti si collega così alla nozione di Inconscio, nel senso che alle prime pulsioni istintive si collegherebbero motivazioni di comportamento che si sottraggono in gran parte alla coscienza del soggetto. Così anche i riflessi che nascono da eccitazioni provenienti dall’esterno trovano il loro significato se sono collegati in relazione alle tensioni istintive. Per esempio, il riflesso di orientamento bucco-linguale (detto anche dei punti cardinali, consistente nel fatto per cui la stimolazione cutanea periorale determina uno spostamento del capo e della bocca verso il punto stimolato) o anche l’altro descritto da Spitz come riflesso di orientamento (consistente nel fatto che quando, all’ottavo giorno il neonato, in braccio in una posizione orizzontale, gira la testa verso il petto della persona che lo tiene in braccio sia esso uomo o donna), trovano la loro conferma nell’istinto della fame. In effetti si è osservato che tali stimolazioni sono tanto più percepite quanto più sono vicine all’ora dei pasti.
Pertanto, i dati percettivi e motori diventano operanti solo in quanto trovano nella tensione istintiva una vera e propria istanza di confronto. Proprio in questa capacità si può trovare una prima espressione dell’Io di servirsi del controllo degli apparati percettivo-motori per scopi di selezione, di sintesi e di scarico rivolti all’autoconservazione. L’osservazione diretta del bambino conferma che l’attività istintiva si configura primariamente come fattore condizionante tutta l’attività percettiva e motoria. E’ così che Freud fonda l’origine dell’Io a partire dall’istinto.
Le esperienze di piacere e di dispiacere si collegano direttamente all’economia delle vicissitudini dell’istinto, che costituiscono fin dall’inizio la base fondamentale dello sviluppo delle funzioni dell’Io.
Si può osservare con degli esempi come le esperienze di piacere e dispiacere possono condizionare lo sviluppo della motricità e dello stato di vigilanza. E’ stato rilevato un fatto biologico molto speri-mentato: la ipertonia è in relazione a uno stato di dispiacere. Il contatto fisico diretto del bambino con la madre determina una diminuzione del tono. In modo particolare durante la poppata il bambino, nei primi mesi, tende a portare gli arti inferiori, abitualmente in stato di flessione e di ipertono, in una posizione di estensione, di rilassamento con una marcata diminuzione del tono muscolare. L’esperienza del piacere diminuisce, cioè, l’ipertonia.
L’instaurarsi dell’attività muscolare volontaria, collegata all’assunzione della posizione seduta, della prensione, della deambulazione, ecc., non diventa possibile se non dopo che il tono del neo¬nato e in particolare la ipertonia degli arti siano completamente scomparsi.
Lo stato di vigilanza in alternativa allo stato di sonno è alla base delle vicende di appagamento e di frustrazione. Infatti, il piacere le¬gato all’appagamento induce nel neonato il sonno, mentre il risveglio sembra inizialmente da collegarsi ad una condizione di carenza. L’esperienza di piacere ha un ruolo di inibizione sullo stato di vigilanza, mentre l’esperienza di dispiacere ha un ruolo di attivazione.
Come si può osservare, l’esperienza di piacere e dispiacere sullo stato di vigilanza e sonno è esattamente il contrario di quello esercitato sulla motilità. Da quanto si può osservare in tal modo le funzioni antitetiche, prodotte dall’esperienza di piacere e dispiacere, pongono all’Io il compito di strutturare e di sintetizzare opposte sollecitazioni attraverso l’integrazione di impulsi attivi, libidici e aggressivi.
E poiché lo stato di vigilanza, prodotto dalla frustrazione, è la condizione, che permette all’Io di impossessarsi degli stimoli provenienti dall’esterno e di sviluppare allora anche condotte motorie esplorative, l’esperienza del dispiacere sembra soprattutto sostenere, nello sviluppo precoce dell’Io, la spinta verso la realtà esterna (dire¬zione alloplastica), mentre l’esperienza di piacere sembra soprattutto destinata a mantenere l’organismo e l’apparato psichico nelle condizioni emostatiche ottimali di base, collegate allo sviluppo nel senso del narcisismo primario (direzione autoplastica).
C’è da chiedersi come queste intenzionalità primarie potrebbero assumere un significato intenzionalità affettiva se non fossero convalidate da contenuti percettivi adeguati alle richieste dell’istinto.
Secondo Erikson la modalità incorporativa tipica della zona orale è da estendersi anche alle altre parti del corpo e ne distingue due momenti.
1 – Momento orale recettivo: in senso lato comprende la zona orale e respiratoria in quanto non solo la bocca, ma tutta la superficie cutanea e tutti gli organi di senso partecipano alla modalità recettiva e sono desiderosi di ricevere stimolazioni piacevoli. Ma in questo periodo la bocca serve per una gamma di approcci che non si esauriscono nel ricevere e nell’assorbire, ma serve anche per mordere, per trattenere, per espellere (ad esempio sputando). La fase orale o incorporativa assume così un significato sociale che sta nel saper ricevere e accettare ciò che è donato (maturazione del sentimento di gratitudine).
2- Momento incorporativo-morsicante: benché presente già nel primo, raggiunge la sua manifestazione più completa in rapporto alla dentizione e con la componente sadico-orale. La captività si estende, in relazione alla posizione seduta che il bambino rag¬giunge verso il sesto mese alla manualità, agli occhi e all’udito.
Il prendere e trattenere le cose con la bocca, ma anche con le mani, con gli occhi e con l’udito arricchisce le percezioni e, trattenendole, le approfondisce.
Il culmine della fase orale morsicante si ha con lo svezzamento e con l’inizio della separazione progressiva dalla madre.
Nello stesso periodo il dolorosissimo spuntare dei denti, proprio nello spazio privilegiato per l’esperienza del piacere, fa sì che il bambino viva la situazione con particolare drammaticità: il bene e il male, il piacere e il dolore entrano nel suo mondo.

II – La percezione nella fase anale – La seconda modalità di incontro originario con il proprio corpo fa riferimento alla zona anale, a cavallo del secondo anno di vita. Le funzioni evacuatorie si incontrano con l’educazione al controllo degli sfinteri. Dunque, le vicende interne del bambino si collegano alle va¬lutazioni di disapprovazione o approvazione da parte della madre. In modo più completo Erikson osserva che in tale fase si assiste ad una maturazione globale dell’apparato muscolare. Nelle funzioni del trattenere e del gettare gli oggetti, oltre che del trattenere o espellere le feci o le urine, si può chiamare questa fase: anale-uretrale-musco¬lare.
In questo periodo il bambino acquisisce la sicurezza del proprio corpo attraverso il controllo delle funzioni biologiche. Il piacere e il dolore vengono percepiti non più come accadimenti provenienti da non si sa che cosa, perché il bambino ha esplorato condotte precise che lo conducono verso oggetti che possono procurare piacere. Si è visto in prece¬denza, a proposito della genesi dei rapporti oggettuali, come questi possono fondare solo in presenza di un apparato anche elementare dell’Io. La funzione stabilita da Freud all’Io è di determinare il controllo sulle funzioni istintive contenute nell’Es. Tale controllo permette la reintegrazione delle soddisfazioni istintive attraverso comportamenti adeguati alla realtà. A tale controllo contribuisce in maniera determinante la maturazione neurobiologica.
Mentre nel primo anno di vita la difesa dagli stimoli di dispiacere è situata in una confusione tra reazioni istintive e immaturità motoria, nel secondo anno di vita l’acquisto di prassie più abili della mano e la possibilità di deambulare nello spazio permettono al bambino una di¬fesa attiva.
Si è osservato che solo alla fine del primo anno di vita il bambino re¬spinge con la mano gli oggetti percepiti come aggressori o comunque spiacevoli, esprimendo così una chiara reazione di difesa. Verso i 18 mesi il bambino riesce a gettare l’oggetto antagonista. Il gettare si integra sempre più nelle condotte aggressive del bambino contro l’oggetto nemico, diventando sempre più perfezionato sotto forma di lancio di proiettile nel periodo che va dai 3 ai 5 anni.
Perché il bambino possa effettivamente arrivare in modo autonomo a controllare progressivamente le tensioni penose attraverso lo scarico motorio, deve disporre del controllo della muscolatura striata che presiede alla attività volontaria, e di fatto che tale controllo possa essere attuato solo dopo che le primitive attività riflesse di tipo arcaico e sotto¬corticale siano scomparse (come avviene per le sequele di sviluppo della locomozione e della prensione). Ciò sembra confermare l’assunto della iniziale immaturità del sistema motorio sottoposto alla volontà, rispetto a una relativa maturità delle strutture sottocorticali e del sistema cenestesico. Le modalità ritentiva ed eliminativa divengono secondarie. Quando tale fase è superata positivamente si produ¬cono i sentimenti di sicurezza e fierezza; in caso contrario derivano i sentimenti di dubbio e di vergogna.

III – La percezione nella fase fallica – Questa fase (età intorno ai 3-5 anni) è caratterizzata dalle modalità di possesso e di incontro con la madre o con il padre, nota con il nome di situazione edipica.
Sotto l’incalzare di esigenze istintive più complesse, il bambino elabora fantasie di procreazione ed intuisce vagamente i rapporti affettivi e sessuali fra i genitori. Emerge un costante desiderio di identificazione con gli adulti con tinte altamente aggressive. Molti giochi “proibiti” dei bambini sono da intendere come imitazione ludica degli adulti e sono accompagnati spesso da riso.
Il modo di relazione intrusivo diviene dominante rispetto ai modi incorporativo, eliminativo e ritentivo, che hanno un ruolo ausiliario. Tale modalità intrusiva è riconoscibile negli attacchi fisici al corpo degli altri, nell’appropriarsi dello spazio attraverso movimenti bruschi, nell’ingresso nella quiete altrui attraverso grida, nelle cose sconosciute attraverso la curiosità.
Il corpo diviene uno strumento per la realizzazione dei propri desideri e dei propri progetti.

LA DIALETTICA PSICO-FISICA
Oltre alle differenze sensoriali che provengono dall’ambiente esterno, un posto preminente nella esperienza primitiva del bambino viene occupato dalle afferenze che provengono dall’ambiente interno.
Il neonato sembra pressoché isolato dalle stimolazioni provenienti dal mondo esterno da un’alta soglia di eccitabilità che costituisce una specie di barriera difensiva contro gli stimoli, mentre è particolarmente permeabile alle stimolazioni propriocettive cenestesiche: con¬dizione che costituisce il modello fisiologico di quello che si è chiamato il narcisismo primario verso il proprio corpo.
Se da una parte la maturazione del sistema nervoso avviene come spinta interna dello sviluppo, dall’altra va sottolineato che anche tale maturazione è fatta di esperienze esterne. L’attività del bambino nel primo anno di vita è essenzialmente sottocorticale. Il passaggio alla corticalità è anche un fatto di esperienza e non solo di maturazione neurologica.
Allo scopo di mettere in risalto questa condizione Spitz ha proposto una divisione funzionale del sistema nervoso in sistema cenestesico e sistema diacritico.
Il sistema cenestesico è sottocorticale e più precisamente localizzato nella regione pallido-striata, nel talamo e nell’ipotalamo; la sua maturazione precede nel tempo quella del sistema diacritico. Il sistema cenestesico è essenzialmente viscero e propriocettive, registra sensazioni vaste e diffuse, governa i muscoli lisci, i muscoli posturali e i muscoli della mimica e presiede, inoltre, alle emozioni viscerali e alle attitudini motorie e mimiche involontarie.
Il sistema diacritico, invece, presiede all’attività volontaria e al pensiero cosciente ricevendo le afferenze agli organi di senso: è cioè eterocettivo e anziché sensazioni diffuse elabora sensazioni localizzate, circoscritte, intense. Esso elabora la percezione diacritica in cui entrano in gioco i recettori a distanza, dei quali la vista è la più importante e rende disponibili le immagini visive.
Secondo la prospettiva di Spitz, nel neonato la zona orale diviene il punto primario di incontro tra le funzioni cenestesiche e le funzioni diacritiche. L’attività orale è da intendersi, pertanto, non solo con funzione di scaricare le interne tensioni penose (collegate alla fame e alla sete e alla soddisfazione dominante della tensione istintiva), ma anche come l’inizio di un orientamento sensoriale e l’abbozzo di una attività conoscitiva. L’incontro della zona orale con il seno costituisce l’esperienza di base nella quale gli accadimenti interni (collegati al dispiacere-piacere e percepiti dal bambino tramite il sistema cenestesico), si integrano con dati percettivi complessi.
La coscienza della corporeità si costruisce a partire dalla bocca attraverso quello che presentato in precedenza. Nell’ambito dell’impotenza motoria del neonato l’apparato muscolare di suzione è l’unico apparato motorio che sembra sufficientemente maturo alla nascita, nel senso che possiede la condizione ottimale del tono, che permette una funzione adeguata di rapporto con il mondo esterno e cioè il seno.
L’apparato muscolare, che presiede al sostenimento del capo e l’apparato della prensione, si organizzano primitivamente attorno all’epicentro orale nelle condotte di approccio al seno. Così anche le prime iniziative motorie della mano che tendono ad accarezzare il seno tendono a costruire le prime esperienze di possesso e di controllo dell’oggetto orale. Va osservato anche che il bimbo durante la poppata tiene gli occhi intenti al volto della madre, per cui la prima esperienza percettiva visiva si trova ad essere intensamente mescolata all’attività orale.
Durante la suzione, in un organo unico quale è la cavità orale, vengono riunite anche percezioni tattili, gustative, olfattive, termodolorifiche e cenestesiche profonde, per cui la bocca si presta a fare da ponte tra la percezione interiore e la percezione esteriore, in una mescolanza di recezione passiva e di percezione attiva: dapprima in una indifferenziazione cenestesica e poi in una più precisa differenziazione diacritica. Lo sviluppo psicomotorio del bambino segue la nota legge cefalo-caudale, per cui la maturazione progredisce dalla testa verso la estremità caudale per il tronco, e dalla parte prossimale alla parte distale per gli arti.
La grande conquista dei primi passi indipendenti, salutata con giubilo dai genitori, segna, oltre alla maturazione motoria, un punto importante di incontro e di integrazione del sistema cenestesico con il sistema diacritico. Si attua così la fine di impotenza motoria del bambino di fronte al mondo. Infatti si può osservare come nel corso del secondo anno di vita il bambino vada elaborando importanti prassie, che lo metteranno sempre più a contatto con gli oggetti del mondo circostante.
Il bambino “esce” dal corpo e utilizzerà sempre di più il proprio corpo come strumento e come oggetto. Il corpo è il primo oggetto che il bambino sperimenta.
Ma l’utilizzo del corpo come strumento presuppone una elaborazione intenzionale, un progetto, la capacità di stabilire rapporti, cioè, presuppone un’attività psichica.

ORIENTAMENTI BIBLIOGRAFICI
Erickson E., Infanzia e società, Armando, Roma 1973.
Freud A. L’Io e i meccanismi di difesa, Martinelli, Firenze 1961.
Freud. S., Opere, Torino.
Klein M., La psicoanalisi dei bambini, Martinelli, Firenze 1969.
Klein M., Il nostro mondo adulto, Martinelli, Firenze 1972.
Spitz R.A. (1957) Il non e il sì. Saggio sulla genesi della comunicazione, Armando, Roma 1970.
– (1958) Il primo anno di vita del bambino, Giunti-Barbera, Firernze 1972.
Winnicott D.W., Sviluppo affettivo e ambiente, Armando, Roma 1974.
Winnicott D.W., Dalla psichiatria alla psicoanalisi, Martinelli, Firenze 1975.
Winnicott D.W., Gioco e realtà, Armando, Roma 1974.

Annunci

Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136 - 3482628125
Questa voce è stata pubblicata in Pubblicazioni. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.