LA PERCEZIONE DEL CORPO (I^ parte) – Gilberto Gobbi

LA PERCEZIONE DEL CORPO (I^ parte) – Gilberto Gobbi
(Appunti delle lezioni di psicologia dinamica presso la scuola per infermieri professionale di Verona e presso la scuola triennale di Psicomotricità di Verona)
La somatologia – La relazione di base, che si va costituendo a partire dal concepi¬mento fino alla morte, è quella con il nostro corpo. La somatologia è la scienza del corpo. Ma quando parliamo di corpo a che cosa ci rife¬riamo? A un insieme di organi e di apparati, o a un insieme di sensa¬zioni e pensieri o a tutta la globalità?
Il corpo appare come un’area di comune interesse di molteplici attività sociosanitarie come quelle biologiche, mediche, psicologiche, sociologi¬che. Alla base di ogni approccio terapeutico, preventivo o riabilitativo, vi è quindi da ritrovare una specifica definizione del corpo.
Quanti e quali corpi – Esemplificando, si può osservare che il corpo, nelle sue qualità funzionali, è campo della neurologia, mentre come tramite della comunicazione, è campo della psicologia, e infine della anatomia come insieme di organi e apparati. Esiste, quindi, un corpo per ogni scienza? Ma allora di quale corpo parliamo e su quale corpo operiamo? In effetti, il corpo inteso in senso generale e aspecifico, così come si dà nell’esperienza quotidiana, non è oggetto di studio scientifico; esso lo diventa solo quando viene osservato da un particolare punto di vista. Nella definizione dell’”oggetto”, che diviene campo di indagine della scienza, l’epistemologia ha chiarito che l’indagine scientifica non si oc¬cupa di “cose” in generale, ma di cose “in quanto…”. Il corpo, inteso come “cosa” dell’esperienza quotidiana, diventa oggetto della scienza quando lo prendo in considerazione da uno specifico punto di vista. Ad esempio: il corpo “in quanto” funzione del sistema nervoso è oggetto della neurologia; “in quanto” organo vivente, è og¬getto della fisiologia; “in quanto” essere psichico, della psicologia; “in quanto” sistema chimico, della farmacologia, ecc.
Per un primo tentativo di riunificazione dei vari “oggetti” scientifici che fanno riferimento al corpo, viene proposta una nota definizione di Hus¬serl, seguendo il lessico della lingua tedesca:
1) Koerper (corpo), inteso come assimilabile al mondo naturale, è oggetto di studio di anatomia, fisiologia, neurologia, biologia, ecc.
2) Leib (corpo-proprio), inteso come “mio corpo”, “propriamente umano”, così come si offre nella sua espressione familiare e quoti¬diana, è oggetto di studio della psicologia.
Risulta che, mentre il termine corpo (Koerper) nell’accezione scientifica dell’anatomista, del fisiologo, del naturalista in genere, è univoca nel suo significato, al contrario il corpo-proprio (Leib) riveste un significato diverso a seconda del modo di essere del singolo individuo.
In tal modo Merleau-Ponty afferma che il “corpo-proprio, nella buona e nella cattiva salute, è sempre un precorrente abbozzo della nostra esistenza” perché in relazione con il futuro e con la storia dell’individuo.
Per meglio comprendere il complesso rapporto del Koerper e del Leib contribuisce la domanda di Zutt. Egli ritiene che, per meglio comprendere le differenze, ci si possa chiedere: che cosa si trova “dentro” il Koerper e “dentro” il “Leib”?
“Per quanto Leib e Koerper siano tra loro non-rapportabili, la loro non rapportabilità (la loro diversità essenziale) si può additare anche in questo che riteniamo il loro interno. L’interno del Leib è l’essenza individuale dell’uomo che si manifesta in carne e ossa, mentre l’interno del Koerper è dato dalle strutture e dagli organi con le loro funzioni: strutture e or¬gani di cui consiste come continuità di parti”. “Ne di¬scende che, anche se il Leib si manifesta in diversi aspetti, ognuno di essi rivela una globalità umana; il Koerper, invece, è un insieme di parti contigue che si possono pensare anche a se stanti, nessuna della quali corrisponde a una qualsiasi realtà umana”.
In sintesi, ogni manifestazione psichica fa riferimento all’unitarietà della persona, mentre le manifestazioni organiche possono essere considerate in modo isolato.
Per superare questa non-rapportabilità è necessario integrare i poli della tradizionale distinzione tra corpo e mente. Si dovrà quindi partire da premesse, che permettono di integrare le funzioni del corpo e della mente come espressione globale dell’esistenza.
Possiamo dire che nell’esperienza il corpo si manifesta come:
– Corpo organico (C.O.), inteso come oggetto, insieme di organi ed apparati anatomici;
– Corpo vissuto (C.V.), inteso come soggetto, espressione dell’Io, presa di coscienza delle sensazioni;
– Immagine del corpo (I.C.), intesa come rappresentazione sintetica delle relazioni, dei legami, del riconoscimento globale o parziale del corpo nel rapporto con l’Io, con gli altri e con la realtà (soggettiva e oggettiva). L’immagine del corpo si presenta come un ponte capace di mettere in relazione il corpo organico (Koerper) con il corpo vissuto (Leib).
Viene proposta un’esemplificazione per meglio chiarire la funzione dell’immagine del corpo: se il bambino succhia il dito in assenza della madre, il dito rappresenta simbolicamente la soddisfazione orale che il bambino riceve dalla madre. Ma il dito non essendo la madre, rappresenta una parte del corpo del bambino che sta a testimoniare la relazione con la madre. Questo dito non è né il dito della madre, né il dito dell’anatomia, ma l’immagine del dito. E questo dito è un possesso in¬separabile dal corpo del bambino e dalla sua esperienza. Il medesimo esempio si potrebbe estendere ad ogni parte del corpo.
Mediante il contributo di alcuni autori, viene illustrato attraverso quale processo si vada costruendo l’immagine del corpo.
D.W. WINNICOTT – Egli, partendo dal postulato che l’Io non è integrato dalla nascita al corpo, individua il processo attraverso il quale avviene la graduale acquisizione, da parte della psiche, del sentimento di “abitare” il proprio corpo.
Tale processo avviene secondo tre modalità:
1) di integrazione, come processo di unificazione dell’Io;
2) di personalizzazione, come momento in cui l’Io si localizza nel proprio corpo con il sentimento di abitare la propria specificità corporea;
3) di realizzazione, come acquisizione del senso di realtà nel tempo e nello spazio.
Winnicott sottolinea che i confini del proprio corpo, cioè i confini del corpo-casa, si costituiscono attraverso relazioni. Poiché l’esistenza di una persona implica sempre la presenza di un altro, si può far risa¬lire la costituzione dei confini al rapporto privilegiato ma¬dre/bambino.
In questo “campo” di relazioni si va costruendo l’I.C., che appartiene ad un’area intermedia di esperienze non definibile né come soggettiva o oggettiva, né come esterna o interna. Questa area è popolata di oggetti transizionali, che possono essere: parti del corpo (dita, pollice, ecc.) oppure oggetti privilegiati (giocattoli), i quali rappresentano simbolicamente i rapporti intrattenuti, le gratificazioni o le delusioni ricevute. Se, come già affermava Freud, l’Io si costruisce attraverso le esperienze del corpo, l’esperienza corporea si modella nell’ambito della relazione primaria fra madre e bambino, e in seguito con una più vasta realtà.
Per Winnicott, quindi, l’immagine del corpo, appare come una rappresentazione sintetica delle molteplici relazioni del corpo con le parti in¬terne e con la realtà esterna.

G. PANKOW – Egli si interessa ancora più a fondo dei legami di unità che caratterizzano l’immagine-corpo. L’autrice, in una sorta di “dialettica del corpo abitato”, ravvisa due funzioni unificanti (di tipo simbolico):
1) di riconoscimento del legame fra una parte del corpo e la totalità del corpo;
2) di comprensione del contenuto e del significato di tale legame.
Viene proposto un esempio sulla funzione unificante dell’I.C.: se paragoniamo ragazzi paralizzati, che non dimostrano alterazioni e disgregazioni dell’I.C., con ragazzi psicotici, che dimostrano alterazioni e disgregazioni dell’I.C., abbiamo la verifica che nei primi, nono¬stante la paralisi, vi è il riconoscimento della totalità del corpo e del significato delle relazioni, nei secondi, nonostante l’integrità fisica, questa si è persa e frantumata. Il corpo simbolizzato nell’immagine, più che un corpo anatomico o vissuto, è soprattutto un corpo “intero” o “spezzettato”, riconosciuto come totalità integrata o come insieme di frammenti isolati.
Nell’immagine del corpo, presentata dalla Pankow, vanno a con¬fluire le caratteristiche strutturali del corpo biologico e quelle del corpo vissuto (Leib) in una sintesi dialettica, che trova la sua integrazione nei para¬metri spazio-temporali, in quanto nell’immaginario si prefigurano gli schemi di adattamento fra mondo interno (tempo) e mondo esterno (spazio).
Dopo queste premesse orientative, vengono presentate alcune osservazioni sui contributi dati da alcune discipline con lo scopo di far emergere i diversi presupposti dai quali partire per definire la corpo¬reità.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136 - 3482628125
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