LA FELICITA’ DELLA COPPIA SPOSATA – G.G. – 

 

LA FELICITA’ DELLA COPPIA SPOSATA – G.G. – 

Guardandosi attorno, sembra che l’infelicità coniugale sia notevolmente diffusa, benché spesso le persone abbiano delle remore a dichiarare infelice il proprio matrimonio o la propria convivenza.

Il dato di fatto è che ognuno è alla ricerca della felicità e uno dei modi  privilegiativi viene perseguito nella speciale relazione psicoaffettiva che contrae con il proprio partner.

Da qualche anno, se ad una persona si chiede di fare una graduatoria delle “cose” che ritiene più importanti per sé, la risposta vede, tra le prime indicazioni, se non la prima, l’essere felice: “… avere la felicità… ciò che cerco è la felicità… essere felice con una persona che mi ami”. La felicità nella coppia è una realtà chiesta e richiesta, spesso pretesa. Si vuole una vita di coppia “felice”.

E’ chiaro che ciascuno di noi ha una sua particolare idea di felicità. Alla felicità vengono attribuiti contenuti multipli, con connotazioni prevalentemente soggettive. Si va da uno stato di beatitudine alla contentezza e alla soddisfazione di sé, da qualcosa che porta gioia e serenità ad una condizione psicologica desiderabile, a sentimenti di immagini di gioiosa realizzazione, presenti nella fecondità, per cui è felice quella persona che ha realizzato ogni suo desiderio.

Il termine felicità ha la stessa radice di fecondità, in latino. La felicità nella coppia e della coppia richiama alla fecondità della coppia e nella coppia: fecondità e progettualità di idee, di proposte, di impegno, di attuazione del codice dell’amore e della vita, che si apre alla vita. Sembra che non si possa essere felici senza fecondità.

Una domanda: E se la vita – come sembra essere – ci riserva solo dei momenti felici, da saper assaporare, perché la felicità pura è uno stato di immaginazione, di idealizzazione, di limbo, in cui si perpetua la distensione e le emozioni sono tra di loro profondamente equilibrate?

Allora sono felici situazioni, momenti, occasioni di intensa gioia e serenità, di pace con se stessi e con il mondo circostante.

La felicità può esserci in ogni cosa, però, spesso, non in quello che noi bramiamo e vogliamo a tutti i costi, proprio perché la bramosia è l’antitesi della felicità, crea tensione interiore, instabilità, insoddisfazione di fronte ad ogni cosa che non sia quella voluta. E’ facile che si instauri il vuoto esistenziale, premessa a possibile depressione dovuta a insignificanza della vita: depressione noogena.

La felicità nella coppia va ricercata e vissuta fondamentalmente nei  momenti semplici, in piccole cose, mete, traguardi raggiunti, amplessi coinvolgenti, corresponsioni reciproche,  sacrifici liberamente sostenuti. Così la felicità  è sottesa in piccoli, spesso insignificanti, gesti, comportamenti, relazioni, solitudini; insignificanti, perché, di primo acchito, a noi tali appaiono, ma sono ricchi di senso e di significati da cogliere e da scoprire nel loro semplice contenuto e nella loro profonda  fecondità. Allora vi saranno tanti piccoli fatti e avvenimenti sereni, ricchi di significato, che donano momenti di felicità e rende la coppia felice.

Noi siamo abituati a chiedere alla vita, a implorare e supplicare la vita di dare risposte immediate alle nostre urgenti richieste.

E se questo fosse un atteggiamento sbagliato ed fosse necessario modificarlo? Cioè, non  interrogare la vita, ma chiederci che cosa vuole la vita da noi.  Probabilmente questo è il giusto atteggiamento, perché ci si trova a tu per tu con la propria responsabilità e libertà.

Lo stesso atteggiamento, che si ha nei confronti della vita in generale, lo si esplicita molto accentuato, spesso fino allo spasimo e all’ossessività, nei confronti della vita di coppia, e quindi nei confronti del partner che non dà le risposte che noi vogliamo: non ci dà la felicità di cui abbiamo diritto. Le attesee le richiesta giocano un ruolo determinante nella vita della coppia. Ancora una volta la domanda va capovolta: che cosa  vuole la vita di coppia da me?

Le risposte, chieste a me e al coniuge, fanno parte del quotidiano, e sono proprie di quei gesti e di quegli atteggiamenti, che esaltano il codice dell’amore coniugale. E’ la vita di coppia che interroga su come noi possiamo renderci “felici”, renderci la relazione di coppia più facile, semplice, con tanti momenti “sereni”.

Non vi è l’obbligo morale di separarsi nel caso in cui, in un rapporto di coppia, la soddisfazione emotiva non sia adeguatamente garantita. Il rapporto può trasformarsi in una la relazione, in cui i due apprendono a sapersi rispettare, volersi bene e andarsi incontro.

Nel matrimonio, come in tanti altri aspetti della vita, la felicità viene confusa tra l’avere condizioni di vita felice (felicità oggettiva) e la capacità di sentirsi felici nell’ambito della propria condizione, nella situazione concreta, cioè di sapersi valutare “felice” in quella circostanza (felicità soggettiva).

La distinzione permette di saper cogliere il valore e il significato, che hanno per ciascuno le piccole cose positive, che accadono tutti i giorni, anche nella vita di coppia. Di qui l’esigenza di vivere e valorizzare queste piccole cose positive, che creano il tessuto, su cui si innesta la possibilità di vivere con felicità e quindi con maggiore intensità i differenti momenti del quotidiano.

Il sentirsi “felici”, nell’ambito della propria condizione, rimodula la vita coniugale e permette di dare risposte alla vita, che interroga con costante e profonda persistenza.

Requisiti della felicità nella coppia – Vi è una serie di condizioni, che le persone ritengono requisiti oggettivi della “felicità” all’interno del matrimonio.

E’ stata stilata una graduatoria: al primo posto si trova il seguente requisito, ritenuto il fattore fondamentale per una vita “felice” della coppia: avere una buona armonia con il partner,.

Va detto che l’armonia con il partner  non è un fattore predeterminato, ma un obiettivo che si raggiunge con la concomitanza e il contributo di molteplici aspetti personali dei due coniugi e una comunicazione dialogica.

L’armonia richiama  il linguaggio musicale, che è “armonico” quando vi è concordanza dei suoni. Si può dire che nella coppia vi è armonia quando vi è un piacevole accordo di suoni, voci, (affetti, sentimenti, gesti, atteggiamenti), del modo di esprimersi delle diverse personalità: gesti, segni, parole, corpi in concordanza. Una coppia armonica è quella, in cui ciascuno dei due chiede a se stesso il meglio di sé e dà il meglio di sé per creare un buona complicità con il partner. Il codice simbolico dell’amore coniugale trova la sua esplicita realizzazione nell’equilibrio tra diritti e doveri, tra il bene di ciascuno e il bene comune della coppia e del nucleo familiare.

Diviene chiaro che l’armonia della coppia è un obiettivo, che si raggiunge gradino dopo gradino, armonizzando i bisogni, i desideri e le richieste di ciascuno con le risposte di ciascuno. In ciò vi è la scoperta e la ri-scoperta che si sta bene insieme, si costruisce benessere, si è “felici”. I due costruiscono l’armonia giorno dopo giorno, mano nella mano.

In questo percorso l’armonia non è data di per sé, ma si consegue con il riconoscimento dell’uguaglianza valoriale, l’accettazione delle diversità delle personalità e la  ricerca della coesione. La coppia cresce, matura e vive attraverso la coniugazione delle unicità e delle differenze delle personalità. In ciò sono compresi il senso di sicurezza, la tolleranza, la comprensione reciproca, l’intesa, la complicità, l’accettazione.

La costruzione dell’armonia richiede la consonanza dei vari linguaggi.

Altri fattori, considerati “oggettivi”, da cui la coppia fa dipendere la propria felicità, sono l’avere una buona condizione abitativa, un arredamento con criteri estetici gratificanti, delle entrate economiche sufficienti  per un buon tenore di vita; l’avere scarsi problemi di traffico per recarsi al lavoro; non avere difficoltà nella crescita e nell’educazione dei figli; per la donna anche la possibilità di conciliare il lavoro domestico con quello fuori casa.  A ciò va aggiunta la soddisfazione professionale.

E con ciò l’en plain è fatto!

Con la realizzazione di tutto questo, non si può non essere felici, almeno così sembrerebbe.

Tuttavia, è difficile che si realizzi la concomitanza di tutti i fattori elencati, e, anche quando ciò dovesse accadere, occorrerebbe sempre un’ulteriore condizione, cioè che il soggetto sia capace di essere felice, sia capace di saper gioire delle piccole cose. Siamo nella dimensione soggettiva di ciascuno dei due.

La dimensione soggettiva, come possibilità di essere felice, si collega all’aver raggiunto un certo grado di maturità psicoaffettiva, come capacità di vivere l’ideale di sé nelle situazioni, quindi anche nella vita affettiva relazionale.

Il grado di maturità individuale e il cammino di maturazione della coppia nella ricerca dell’armonia sono le basi per la tenuta della coppia stessa.

Tuttavia l’equilibrio tra soggettività e coesione non garantisce ancora la felicità o la soddisfazione coniugale. Occorre sempre che il soggetto sia anche capace di essere felice.

Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136 - 3482628125
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