LA RELIGIOSITA’ INFANTILE – G.G. – 

LA RELIGIOSITA’ INFANTILE – G.G. –

Sintetizzando molto: alcuni autori sostengono che nel bambino la religiosità è “spontanea”, cioè “innata” oppure è una risposta a dei bisogni psicologici del bambino.

La teoria innatista sostiene l’ipotesi di tendenze ereditarie che favoriscono il bambino nel suo rapporto con l’Assoluto, stimolandolo alla ricerca della causalità delle cose che lo circondano. La stessa Montessori e seguaci della sua scuola interpretano la religiosità infantile come spontanea e innata.

La teoria derivazionista (dai bisogni psicologici del bambino) (es.: Gesell) ritiene che il bambino giunga alla nozione di Dio spinto dal bisogno di ricercare la causalità, di dare spiegazione ai fenomeni naturali e all’origine delle cose, perché pensa che debba esistere la causa di ogni cosa da cui è circondato. Per esempio S. Gallo (1950, in Genesi del sentimento religioso bell’infanzia), afferma che nella mente del bambino tra i sei e i nove anni si venga formando spontaneamente l’idea di un “essere superiore agli uomini comuni e creatore del mondo, che si rivela ricco di meravigliosi e stupefacenti fenomeni”.

Sono state fatte molte ricerche sperimentali, che vorrebbero dimostrare una religiosità spontanea nel bambino, fin nei primi anni di vita, anche in assenza di influssi o di condizionamenti ambientali.

E’ logico che sorga una domanda: lo psichismo infantile è spontaneamente religioso? Cioè: la religiosità umana è spontanea oppure è frutto dell’educazione e quindi un condizionamento passivo, imposto dall’ambiente, in particolare quello familiare?

Come abbiamo già visto, Freud è tra chi sostiene il condizionamento ambientale: la religione infantile trae origine dal senso di colpa, a causa dell’interiorizzazione delle  regole dell’ambiente e della conseguente formazione del Super-io, che spingerebbe il bambino a continuare il rapporto con il padre attraverso l’immagine di un Padre divino che perdona e accoglie.

Chi sostiene la religione infantile come “spontanea”, cioè innata o derivazionista non offre un convincente materiale scientifico che dimostri la validità della tesi.

La ricerca delle “cause” psicologiche della religione infantile può solo fornire delle ipotesi intepretative senza pretendere di poter spiegare perentoriamente la genesi del fenomeno.

Di fronte a ciò ritengo di poter aderire a quanto scritto da Giacomo Dacquino, che riporto di seguito:

“(…) preferiamo pensare che la religiosità infantile derivi da una “disponibilità religiosa istintiva aspecifica” d’origine inconscia e quindi intrinseca allo psichismo umano. Infatti nei primi tre-quattro anni di vita, il bambino manifesta  un atteggiamento religioso che ha dell’istintivo e non può essere soltanto dovuto a semplici meccanismi d’identificazione e di proiezione e nemmeno connesso all’apprendimento e all’imitazione. (…) Affermiamo che il bambino possiede, fin dalla nascita, un’aspecifica disponibilità religiosa, d’origine inconscia. L’Eros, come desiderio di unione e di armonia profonda, è il centro germinale della religiosità, la matrice essenziale dal quale deriva l’esperienza l’esperienza religiosa. L’esigenza religiosa infantile, come ricerca d’unione, si ricollega quindi all’Eros. La parola stessa religione ( dal latino “religio”) significa legare, unire… (cioè qualcosa che lega, che vincola e unisce a Dio)”.

“La religiosità infantile è quindi l’effetto di una predisposizione aspecifica dello psichismo, e più precisamente dell’Eros. Infatti la religiosità è un fenomeno universale nel tempo e nello spazio e l’esigenza di ipotizzare l’esistenza di un “sovrumano”, di un “soprannaturale”, di un “radicalmente Altro” è sempre stata presente in maniera costante e diffusa nella storia dell’umanità. Essa documenta la condotta religiosa dell’uomo”.

“Non è nostra competenza dimostrare il fondamento oggettivo dell’istanza religiosa. Possiamo solo affermare che l’Eros è il vettore che conduce al sovrumano o al soprannaturale e che quindi l’uomo fin dall’infanzia  ha una necessità inconscia  di religiosità. Infatti non ci è ancora capitato d’osservare persone emotivamente mute alla religiosità”. (Giacomo Dacquino, Religiosità e psicoanalisi), 1981).

Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136 - 3482628125
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