ALMENO DUE DITA DI FRONTE – Gilberto Gobbi –

ALMENO DUE DITA DI FRONTE – Gilberto Gobbi –

Frequentavo la quarta ginnasio (il primo anno dell’attuale liceo classico). Già un po’ di latino lo si traduceva alla scuola media con una certa sistematicità. Si aggiunse il greco come materia fondamentale per la cultura classica. A insegnare l’una e l’altra un professore giovane, laureato all’università di Torino con il cento e dieci e lode, in lettere antiche. Veniva in classe senza libri, con il solo registro, ma pretendeva che noi li avessimo tutti, sempre, sia le due grammatiche sia i libri delle traduzioni.

Aveva nell’insegnamento una sua sistematicità, indicava la pagina della grammatica, senza averla di fronte, segnava l’esercizio da tradurre, il  numero e la pagina. Amava profondamente le sue materie, ma in particolare ci voleva bene, ci accudiva, ci seguiva, ci ascoltava,  ci suggeriva comportamenti con discrezione, ci orientava alla collaborazione tra di noi. Chiamava ciascuno per nome e a noi faceva piacere il modo con cui lo pronunciava.

Mi è rimasto impresso il suo intervento durante un’interrogazione di un compagno, un certo Giordano, ritenuto da tutti un allievo esemplare, perché, di norma, sapeva sempre tutto. Aveva un suo modo di studiare: tendeva ad apprendere tutto a memoria, per cui quando rispondeva, sentivi la ripetizione mnemonica del contenuto: non sgarrava una parola. Noi guardavamo la pagina del libro per verificare che non vi fossero modifiche. Anche in quell’occasione, come sempre, si era comportato nello stesso modo.

Il professore, dopo averlo lasciato finire, gli chiede di dire le stesse cose con le sue parole. Vi fu  silenzio assoluto. I nostri occhi passavano da Giordano al professore. Giordano ci provò, ma, dopo poche parole, si bloccò. Il professore gli andò vicino e gli disse: “Adesso tu ed io proviamo a ragionare, ragionare, perché abbiamo due dita di fronte e le usiamo”, e batteva le due dita della mano destra sulla propria fronte, “almeno due dita, ragioniamo e diciamo le stesse cose con le nostre parole”. Aiutato dal professore, Giordano si sforzò e espresse il contenuto con le sue parole.

Usare almeno due dita di fronte e ragionare. Mi è rimasto impresso. E negli anni di insegnamento, a vari livelli, di fronte a differenti situazioni, quella frase l’ho ripetuta tante e tante volte, battendo le due dita sulla mia fronte. Vuol dire: usare il cervello. Il professore ci aveva spigato della sostanza bianche e della sostanza grigia.

In una cena con una classe di miei ex-allievi, a cui ero stato inviato unico professore, un ragazzo padre di famiglia, tre figli, libero professionista, salutandomi: “Prof., almeno due dita di fronte…”, faceva il mio gesto e sorrideva.

E ancor oggi, a miei nipoti chiedo: “Quante dita?” Ed essi sorridendo, divertiti: “Nonno, lo sappiamo: almeno due dita!”.

Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136 - 3482628125
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