Convivenza come alternativa al matrimonio – Gilberto Gobbi –

CONVIVENZA COME ALTERNATIVA AL MATRIMONIO – Gilberto Gobbi – 

Da parte di chi vive la convivenza come stato permanente, vi è l’atteggiamento di considerarla come un pro­getto di vita alternativo al matrimonio. Spesso il rifiuto del matrimonio ha un’impostazione ideologica, in cui il matrimonio non solo è visto come una costruzione e costrizione sociale, ma è anche considerato la tomba dell’amore, mentre la convivenza è valutata come una forma storica di evoluzione delle relazioni umane, la nuova famiglia idonea ai nuovi tempi (assieme a tante altre “famiglie”).

Così, per alcune persone la convivenza diviene un esperimento. Di fronte alle molteplici separazioni e all’incalzare del divorzio, la convivenza è usata come mezzo di esperienza, di conoscenza, di sperimentazione. A priori, cioè ideologicamente, si ritiene  che una volta sperimentata la convivenza e quindi arrivati ad una buona co­noscenza, questo sia una dose massiccia di antivirus nei con­fronti della separazione. La convivenza diviene, così,  una specie di marchio doc che garantisce continuità della relazione, sia che ci si sposi sia che si continui a convivere senza  matrimonio (civile o religioso).

Aspetti critici della convivenza – Le ricerche fanno emergere alcuni aspetti critici della con­vivenza, sia di quella prematrimoniale come di quella ideologica. Innanzitutto sembra che alcuni giovani non siano contrari al matrimonio e che affrontino la convivenza non come forma permanente, ma transitoria della vita della coppia. Spesso è la nascita di un figlio che spinge la coppia a “regolarizzare” la sua unione. La convivenza diviene un periodo intermedio, prima di sposarsi.

Sulle scelte delle nuove generazioni la cultura genitoriale e la storia familiare hanno scarsa incidenza, per non dire nulla. Mentre da una parte ciò può essere sintomatico dell’acquisizione di autonomia decisionale, dall’altra è anche indice di una profonda spaccatura generazionale. Ci si trova di fronte ad una generazione che pretende di inventarsi ex novo, sia come coppia e sia come genitori. E’ come se non avesse radici. Non ci si meravigli se manca la linfa vitale, che è depositata nella cultura delle generazioni precedenti e che dovrebbe nutrire la nuova cultura prodotta dalle nuove generazioni.

Un altro aspetto che emerge è che molte convivenze non sopravvivono alle problematiche e alle prove della vita quotidiana, per cui si dissolvono per ricercare altre convivenze. Sono vari i soggetti, per i quali il fallimento di una convivenza non sembra incidere sulla ricerca di ulteriori e multiple altre successive convivenze. Diventano gli abitudinari della convivenza.

Sotto l’aspetto psicologico appare con chiarezza che, se una buona parte dei giovani conviventi sogna e desidera una relazione stabile e permanente, nel contempo, però, vive la paura di un possibile fallimento della stessa relazione di convivenza.

Da una parte vi è l’esigenza della stabilità, dall’altra la paura del fallimento. Il paradosso è evidente: molte coppie conviventi sviluppano una relazione, in cui di definitivo c’è solo la provvisorietà, vivono cioè una relazione provvisoriamente definitiva, che diviene anche definitivamente provvisoria. Spesso, queste coppie conviventi sono occupate ad evitare il fallimento della possibile futura vita coniugale, vivendo la convivenza come prova della realtà della coppia.

Per molte persone, il paradosso della convivenza è data dall’esigenza di una vita di coppia duratura, mentre la loro relazione  è caratterizzato dal fin che dura, propria della convivenza, cioè fin che la barca va, come diceva una famosa canzone. Attraverso la convivenza sono alla ricerca del marchio doc della continuità relazionale, che possa  sfociare nel matrimonio, o almeno nella continuità relazionale di coppia.

Ricadute sul matrimonio – La prospettiva della convivenza, come modalità “normale” della vita di coppia,  viene presentato come un fenomeno della società post-moderna, che ha delle profonde ricadute sul senso e sul valore, individuale e sociale, del matrimonio.

Così il matrimonio non è più il momento decisivo, di svolta della vita di un giovane, che viene riconosciuto adulto e acquisisce la liceità del rapporto sessuale, ma il momento di un possibile consolidamento della relazione di coppia, dopo la sperimentazione della convivenza. Ne deriva che il senso del matrimonio non ha origine dall’intersoggettività della persona, come parte integrante della socialità, ma dall’individuo chiuso in se stesso, dalle sue esigenze e  diritti, dalle decisioni e scelte. Pertanto, il matrimonio  è solo un atto formale,  un qualcosa in più, dovuto all’aspetto giuridico della registrazione ufficiale e al rito della  cerimonia.

I soggetti, che ritengono importante accedere al matrimonio come forma, si sentono già sostanzialmente sposati con la convivenza, poiché ritengono che tra il prima (durante la convivenza) e il dopo (con il matrimonio) nella relazione della coppia non cambi assolutamente nulla. Ciò non è in contrasto con quanto scritto in precedenza, e cioè che una parte dei giovani vedano come meta il matrimonio, perché quello che conta per loro è il senso che danno alla convivenza e al matrimonio in quanto tale. E non c’è differenza.

Stando sempre alle statistiche, sembra che nel Nord Italia il 70% di chi chiede il matrimonio in Chiesa è già convivente. Il fenomeno andrebbe analizzato e valutato attraverso la complessità del rapporto tra fede e vita quotidiana, tra l’idea di essere tutti cristiani e l’incidenza dei contenuti del cristianesimo sulla vita, tra la gestione personale del rapporto con Dio e il difficile rapporto con la Chiesa, con i sacramenti e i precetti. (G.G., Sposarsi o convivere oggi, Fede & Cultura, Verona 2016, pp. 40-43).-

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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Una risposta a Convivenza come alternativa al matrimonio – Gilberto Gobbi –

  1. germana ha detto:

    E’ molto ingenuo pensare che la convivenza sia una sorta di “prova generale” della vita matrimoniale.Nel corso della vita di una coppia sono innumerevoli le situazioni,i cambiamenti,le novità ed i problemi che si possono presentare,non c’è modo di sapere in anticipo come tu e l’altro/a li affronterete

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