LA FUNZIONE DEL PADRE NELLA TRIANGOLAZIONE – Gilberto Gobbi –

LA FUNZIONE DEL PADRE NELLA TRIANGOLAZIONE – Gilberto Gobbi –  

In questa dinamica di separazione e individuazione, vi è spesso la necessità, per il bene del figlio, che il padre inter­venga e s’imponga d’interrompere questo legame. Il  pa­dre può di­mostrare alla madre e al figlio che nella triangolazione vi può essere un rapporto intimo e nel contempo autonomo: es­sere profondamente le­gati e indipendenti, interdipen­denti e distinti.

Spetta al padre stemperare con la sua delicata e ferma  presenza il rap­porto simbiotico tra madre e figlio e proporsi al bambino come figura “altra”, a cui fare rife­rimento sempre più con il passare dei mesi e con cui identificarsi nella sua mascolinità. Nel frattempo egli è di aiuto alla madre, le fa da contenimento, la supporta nelle possibili diffi­coltà psicologiche le­gate alla gestione di un bambino piccolo e della casa. Il suo è un ruolo molto delicato e prezioso.

Là dove il padre assume una sua chiara, visibile e esclusiva pre­senza, la situazione triangolare si ridimensiona. La stessa tene­rezza nella coppia è determinante per la ripresa della vita relazionale affettiva della cop­pia stessa e ricollocare ciascuno nella propria funzione.

Nel processo di crescita, il padre è essere presente con la sua masco­linità per ac­compa­gnare il figlio nel suo spostamento dalla sfera fem­minile alla sua iden­tità maschile.

Come si diceva, ciò che ostacola questo distacco è in particolare l’iperprotezione materna, che diviene un rifugio si­curo per il figlio di fronte alle difficoltà e alle insidie dell’ambiente circostante e alle fru­strazioni, dovute  anche ad un padre psicologicamente assente o duro. Una madre meno protettiva permette al bambino di essere più disponibile alle fru­strazioni, che gli possono derivare da un rap­porto insoddisfa­cente con il padre, specialmente tra i due e i tre anni.

La madre, che opera un’eccessiva protezione del figlio, che ha un rap­porto difficile con il padre, e si sente difeso dalla madre nei confronti di un padre “cat­tivo e persecutorio”, può bloccare o ritardare l’identificazione del bambino con il padre. In effetti, ostacola o frena l’acquisizione dell’identità psicosessuale maschile del bambino, facili­tando la sua permanenza nella sfera del femminile, oltre il previsto. Le probabili, suc­cessive, conseguenze sono di un possibile  orientamento omosessuale.

In sintesi, il padre diviene un ostacolo allo sviluppo della personalità del figlio quando non si assume la responsabilità di essere padre e non lotta per esercitare il suo ruolo.

 

 

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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