Il processo di separazione dalla madre – Gilberto Gobbi –

IL PROCESSO DI SEPARAZIONE DALLA MADRE – Gilberto Gobbi –

Con la nascita la relazione fusionale, che il bambino ha con la ma­dre, si trasforma in un’interdipendenza simbiotica che avvolge i due protagonisti: per quel pe­riodo è una situazione ritenuta nor­male. La dipendenza fisica e psichica del bam­bino dalla madre è to­tale ed ha la funzione di riorganizzare  la  vita secondo i ritmi e i bisogni dello sviluppo psicologico del bambino stesso, per la sua umanizzazione.

Il legame tra madre e bambino crea una relazione privilegiata, a cui il padre assiste e partecipa, ma con un ruolo tutto suo, oppure può stare a guardare. Ciò, a volte, lo porta a distanziarsi e anche ad allontanarsi, in quanto non percepisce la sua collocazione in questo speciale rapporto duale madre-bambino.

E’ evidente che, con la nascita, il bam­bino instauri con la ma­dre una dipendenza simbiotica. Sappiamo, però, che, per un equi­librato svi­luppo del bambino e un ridimensionamento della stessa funzione ma­terna, occorre che la relazione da sim­biotica sia destrutturata e reimpostata. Cioè, l’identificazione psicosessuale  di sé del maschietto esige la separazione psicologica dalla madre. Quando è protratta, la simbiosi impedisce l’identificazione e si ripercuote sulla varie fasi della vita.

Queste due vite, intrinsecamente legate, condizio­nano profon­damente la dinamica del nucleo familiare, in cui la pre­senza del padre viene in ogni modo ridimensionata e deve trovare una sua specifica collocazione.

Il ridimensionamento della simbiosi permette al bambino di diffe­renziarsi dalla identità femminile della madre e sviluppare la propria identità maschile. Questo processo di differenziazione richiede al bambino di ottenere un pro­prio spazio psicologico interno ed esterno. Ciò comporta  l’acquisizione di una propria differenziata collocazione psicoaffettiva di fronte alla figura materna, ai suoi pensieri, comporta­menti e vissuti.

In questo percorso di differenziazione e di identità, il bambino arriva a per­cepire ciò che appartiene psicologicamente a se stesso e alla propria identità, lo fa suo e sa­ distin­guerlo da ciò che è degli altri. Nello specifico, sa discernere ciò che è proprio della femminilità materna e vivere quello che è proprio della sua ma­scolinità. In una prospettiva futura questo processo lo abilita a saper distin­guere, nelle varie fasi della vita, se stesso da­gli altri ed attribuire a ciascuno le sue caratteristiche.

Come abbiamo visto, il legame privilegiato tra madre e figlio crea nel primo mese un’intimità primitiva fusionale, com­pleta ed esclusiva, che diviene successivamente simbiotica e quindi diversificata. Ora, durante la crescita può capitare che il bambino cerchi di protrarre il rapporto simbiotico oltre il tempo previsto, anzi di mantenere il cordone ombecale attaccato a sé per sempre. Ma, nel contempo, anche la madre può voler continuare questo legame attraverso una serie di strategie ambigue, in cui tiene il figlio  incatenato a sé, mentre con­temporanea­mente lo desidererebbe indipendente. Si instaura una modalità circolare, in cui i due si tengono fortemente le­gati, mentre ciascuno pensa di ricercare la propria in­dipendenza. In par­ticolare, la madre ritiene che il figlio sia libero nelle sue scelte, mentre gli è costantemente col fiato sul  collo, attivando una protezione visibilmente  vischiosa e soffocante, intrisa di ricatti affettivi.

 

 

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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