IL PERCORSO DELL’IDENTITA’ PSICOSESSUALE FEMMINILE – Gilberto Gobbi –

IL PERCORSO DELL’IDENTITA’ PSICOSESSUALE FEMMINILE – Gilberto Gobbi – 

Dopo questi necessari chiarimenti sull’identità, sul suo significato e contenuto, passiamo ad analizzare, sempre brevemente, il percorso che il maschietto e la femminuccia fanno psicologico per acquisire la propria identità di genere o psicosessuale. Partiamo dal percorso femminile.

Per ciò che riguarda l’identità femminile, la bambina, attraverso varie fasi, continua a mante­nere con la mamma l’identificazione iniziata con la nascita. Anzi, è fondamentale che questa identificazione si radichi pro­fondamente, perché permette la strutturazione della propria identità psicosessuale e quindi della propria femminilità, cioè, lei è femmina come la mamma.

Sappiamo che diverse difficoltà possono interferire sulla crescita affettiva della bambina prima e della ra­gazza poi. Sono difficoltà che, se non superate, lasciano tracce disfunzionali sul percorso di identificazione e di con­fronto con la madre-femmina e sul necessario distacco da lei.

Per la bambina, acquisire l’identità significa confrontarsi con gli aspetti po­sitivi e negativi della propria madre,  assumere questi  ele­menti come costitutivi della propria personalità, percepire l’immagine positiva femmi­nile del proprio corpo e identificarsi in esso, vivere in po­sitivo la femminilità come costitu­tiva della propria identità di persona, differenziarsi dalla madre come persona diversa. Tale processo psicologico non è facile né così immediato, ma è un percorso che comprende l’accettazione costante nel tempo dell’ambivalenza delle caratteristiche della madre e l’accettazione della propria ambivalenza.

L’ambivalenza è una delle caratteristiche fondamentali della realtà umana: cioè, avere contemporaneamente la dimensione positiva e quella negativa. Essere limitati e tendere all’infinito, sentire l’attrazione al bene e anche la tensione al male. L’ambivalenza è propria dell’essere umano.

Nel processo di crescita psicologica, l’accettazione o meno  dell’ambivalenza generale della realtà umana e di quella specifica individuale, è un fattore determinante della maturità della persona.[1]

Ora, per la bimba la madre, il padre e le varie figure importanti si presentano con due dimensioni, il lato positivo, che gratifica e soddisfa (la parte buona della mamma), e quello negativo, che impedisce, condiziona, pone dei limiti, anche castiga (la parte cattiva della mamma). La madre è costituita dell’uno e dell’altro aspetto, e come tale si presenta ed è percepita dalla bimba, anche se essa è costantemente la ricerca della gratificazione da parte della “mamma buona”.

L’assunzione della realtà e delle dimensioni della madre, positiva e negativa, da parte della bambina è fondamentale per la costruzione della propria personalità, perché nel processo di identificazione lei stessa si deve percepire nelle due dimensioni (positiva e negativa) e accettarle come elementi costanti della vita personale e sociale. Si tratta dell’accettazione dei limiti della madre e quindi dei limiti della realtà circostante. E’ un meccanismo molto sottile, impercettibile, ma reale, che permea la crescita della bambina. Ciò crea i presupposti necessari per l’accettazione dei propri limiti.

In sintesi, l’identificazione con la madre da parte della bambina facilita l’armonizzazione della sua realtà profonda, cioè sviluppa l’individuazione interiore, che diviene parte integrante della realtà personale. Così il vissuto sessuale, il sentirsi psicologicamente femmina, collima con l’identità corporea. Ciò implica la percezione e la maturazione della propria femminilità, in cui il sentire di avere un corpo femminile corrisponde al proprio essere e viversi come corpo femminile.

Così, l’identificazione femminile comporta l’assunzione del proprio corpo sessuato, che apre un percorso di crescita, in cui il vissuto sessuale diviene parte essenziale della maturazione femminile interna e di un’apertura equilibrata verso la realtà maschile esterna, senza contrapposizioni né rivalse.

L’identificazione della figlia con la madre inizia con questa relazione privilegiata tra donne, in cui l’immagine di donna, che viene proiettata dalla madre alla figlia, si confronta, si mescola e a volte si scontra con l’immagine che il padre-uomo proietta della propria donna alla figlia stessa. La bambina si confronta con il comportamento del padre e con l’immagine di donna che le rimanda. La conformità e/o la disconformità di queste immagini giocano un ruolo fondamentale sulla bambina, che sta costruendo la propria identità psicosessuale attraverso il processo identificatorio con la madre e il confronto con il padre.

In questo processo di crescita vi sono degli aspetti vitali da sottolineare.

[1] G. Gobbi, Modelli di maturità psicoaffettiva, Quaderno ReS n. 1, Verona 2000.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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