L’UTOPIA MARCUSIANA DELLA SESSUALITA’ – Gilberto Gobbi –

L’UTOPIA MARCUSIANA DELLA SESSUALITA’ – Gilberto Gobbi –

 L’utopia marcusiana della sessualità fa parte integrante del grande movimento di liberazione sessuale, di cui si è parlato nel paragrafo precedente.

Herbert Marcuse fonda la sua concezione sessuale su presupposti pret­tamente marxiano-freudiani, per una liberazione dell’uomo da ogni legame e da ogni schiavitù. Marcuse parte da una constatazione: l’attuale società è pri­gioniera di un circolo vizioso tra produzione e consumo, coinvol­gendo l’uomo in un’estrema alienazione, in cui è implicata la ses­sualità umana. L’uomo non produce più per vivere, ma vive per produrre.[1]

In tale processo circolare il lavoro è divenuto una frenesia alie­nante, mentre la società con le sue istituzioni e norme schiaccia l’Eros e obbliga l’uomo a sublimare le originarie pulsioni istintuali nel lavoro. All’energia sessuale non rimane che concentrarsi in uno sforzo puramente genitale. Dell’Eros non resta che la genitalità, perché le sue varie energie sono consumate nella sublimazione della richiesta dalla produzione e dal consumo. Così ci si trova di fronte ad un uomo moderno desessualizzato e ipergenitalizzato.

Come la produzione, anche la sessualità è gestita da pochi centri di potere, che dominano e dirigono la società e che diffon­dono la dimensione erotico-genitale, come la massima espressione della sessualità, che in sé è una dimensione riduttiva. Così vi è la parvenza di una sessualità liberalizzata, mentre in questa maniera la re­altà è che essa sia  fortemente repressa.

Occorre, pertanto, capovolgere l’attuale situazione e infrangere il concetto di una sessualità genitale: occorre rivalutare l’Eros nella sua totalità, come investimento sessuale globale di tutto il corpo e di tutto l’individuo.

Naturalmente ciò implica una rivoluzione totale, che non sia solo sessuale, ma che modifichi i rapporti di produzione e consumo, che spezzi la circolarità in cui l’uomo si trova alienato.

In tale rivoluzione vi sarà l’abolizione di tutte quelle situazioni costrittive, che sono collegate con la sessualità, come l’amore, il matrimonio, la famiglia. Ne consegue la teorizzazione della morte della famiglia come istituzione e il pullulare di nuclei detti “familiari”, che fanno da transizione verso una società completamente libera da legami, Così l’Eros potrà espandersi senza confini né sublimazioni, libero di svilupparsi secondo le pulsioni originarie.[2]

[1] H. Marcuse, L’uomo a una dimensione, Ed. Einaudi, 1999.

[2] H. Marcuse, Eros e civiltà, Ed. Einaudi, 2001.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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