Introduzione a “Il bambino denudato” –

imagesINTRODUZIONE a “Il bambino denudato” – Gilberto Gobbi –

Teoria gender. Ideologia gender. Gender mainstreaming. Educazione di genere. Gender studies. Uguaglianza di genere. Differenza di genere. Violenza di genere. Il gender. “Genere” e “Gender”.

Sono tutti termini e locuzioni che sono spesso usati e ricorrono frequentemente nei discorsi e in articoli dei periodici e giornali. Sono affermati e negati, insistentemente dichiarati e altrettanto rifiutati.

Vediamo che cosa è avvenuto negli ultimi cinque anni in Italia, nella problematica dell’educazione sessuale.

Nel 2013, improvvisamente, appaiono tre libretti dell’Istituto A.T. Beck dal titolo “Educare alla diversità a scuola”, per i tre gradi di scuola: primaria, secondaria di primo e secondo grado. I tre libretti hanno l’imprimatur politico e la sponsorizzazione economica dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), che fa parte del dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Obiettivo: “il rispetto delle differenze d’identità,… affrontare l’omofobia e il bullismo omofobico”. Tutto questo a scuola, perché gli anni delle elementari offrono “una meravigliosa e importante opportunità di instillare e/o nutrire atteggiamenti positivi e rispettosi delle differenze individuali, familiari e culturali, comprese quelle relative all’orientamento sessuale, all’identità e all’espressione di genere”.[1]

Sono strumenti elaborati per gli insegnanti, che possono così “approfondire le varie tematiche legate all’omosessualità, così essi stessi possono diventare educatori dell’omofobia.[2] Gli insegnanti vanno ri-educati, perché se hanno l’omofobia radicata nella loro impostazione culturale, trasmetteranno atteggiamenti omofobici ai loro allievi.

 

In sintesi, l’analisi dei tre volumetti fa emergere con chiarezza che, in nome e per conto della lotta al bullismo e dell’educazione alla differenza di genere, si vuole far entrare nella scuola italiana una nuova informazione/educazione alla sessualità, importata e impostata secondo la teoria o l’ideologia del gender.

Ciò è negato dai proponenti, che rifiutano pure l’esistenza dell’ideologia del gender, al massimo ammettono che vi siano degli studi del gender.

Per comprendere bene i contenuti dei tre volumetti e la loro impostazione antropologica, occorre uscire dall’Italia e guardare all’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS, che nel 2010 commissiona e finanzia il BZgA di Colonia (Centro Federale per l’Educazione alla Salute) per l’elaborazione di un lavoro che contiene le linee guida dell’educazione sessuale per tutti Paesi dell’Europa. Prende il nome di Standard per l’Educazione Sessuale in Europa (Quadro di riferimento per responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie, specialisti). In Italia l’elaborato è tradotto, finanziato e divulgato dalla FISS (Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica).

Ciò che ci si propone in questo breve lavoro, è l’analisi dei contenuti educativi presenti nelle schede dello Standard, elaborato per le varie fasce d’età. Ci permette così di constatare, a fronte di ogni possibile smentita e senza atteggiamento polemico, che i contenuti sono l’applicazione didattica dei principi informatori della teoria del gender per il programma di educazione sessuale nelle scuole.

Uno dei principi fondamentali del gender è che “sesso” e “genere” non coincidono, perché biologicamente si può appartenere ad un determinato sesso, ma scegliere un genere diverso a seconda della percezione di sé, che può essere modificata in qualsiasi momento.

Il gender, infatti, sostiene che la persona è il risultato dei modelli e dei ruoli sociali, ignorando non solo il significato ontologico della persona, ma anche il modo e il percorso psicologico con cui elabora se stessa nel processo della propria identità. Crea in questo modo una gran confusione tra l’essere persona e la sua personalità psicologica e sociale.

La separazione  del sesso biologico da quello psicologico porta a concludere che il maschile e il femminile sono costruzioni sociali. Ne deriva che con la teoria del gender si cambia paradigma, cioè che l’orientamento sessuale si sostituisce a quello dell’identità sessuale e l’omosessualità viene presentata come un’alternativa alla eterosessualità, o almeno allo stesso livello e importanza.

Di conseguenza vi sarà la desessualizzazione della coppia (uomo/donna), per cui maternità e paternità non sono delle realtà in relazione con l’identità maschile e femminile, ma funzioni sociali. L’uomo è escluso dalla procreazione, che diviene proprietà della donna e, in una prospettiva già attuale, un’appropriazione e manipolazione  della tecnica per soddisfare i bisogni dei singoli e delle diverse coppie ad avere un bambino (figlio!).

I legami di carne sono eliminati dalla figliazione e il significato simbolico del maschile e del femminile cessa di essere un ambito determinante della vita individuale e relazionale. Viene negato il problema delle radici della propria esistenza e identità.

In sintesi, con il pensiero dominante dell’ideologia del Gender:

  • la sessualità è scissa dalla procreazione con la contraccezione e l’aborto;
  • la coniugalità è dissociata dal matrimonio con la convivenza e con la costituzione di diverse “famiglie”, fondate sul “volersi bene” e il riconoscimento delle differenti “unioni civili”;
  • la fecondità è dissociata dall’atto sessuale con la procreazione medicalmente assistita e con la donazione dei gameti;
  • la stessa gestazione è disgiunta dalla maternità con la madre surrogata;
  • vi è il riconoscimento del diritto per qualunque soggetto e coppia di adottare (omogenitorialità).

Se andiamo ad analizzare i contenuti dello Standard verifichiamo che questi concetti sono sottilmente presenti in alcuni casi e chiaramente ben presenti in altri e ben distillati durante le informazioni sulla sessualità.

Quella dello Standard è un’educazione che inizia da zero anni e accompagna il soggetto nelle sue fasi di crescita sino al conseguimento del diploma di scuola media superiore e con apertura all’università nei differenti corsi sull’identità di genere.

Si propone come un’educazione libera, scientificamente costruita, olistica, svolta in classe come parte integrante delle materie curriculari attuata da insegnanti e/o “specialisti”, preparati e accattivanti, che sappiano coinvolgere i ragazzi, e fondamentalmente “neutrali”.

Il soggetto, sin da bambino, deve sapere e conoscere i meccanismi del sesso e del suo piacere, imparare ad esprimere i suoi bisogni ed emozioni e attuare il suo diritto alla sessualità. Sesso e genere gli vengono presentati come realtà non interagenti e profondamente interdipendenti, ma realtà separate e disgiunte.

L’identità psicosessuale gli viene messa in discussione e così è orientato verso una sessualità fluida, che gli permette  da grande di poter fare le scelte sessuali secondo ciò che prova e desidera.  Di età in età, acquisisce che vi è il genere, la differenza di genere, che non ha radici biologiche, e si articola in vari generi/orientamenti, tutti positivi; che le relazioni sessuali tra persone possono essere multiple secondo il proprio sentire. Il soggetto viene aiutato sempre più a prendere coscienza che è lui a decidere a quale dei molteplici generi appartenere, al di là di ogni altra considerazione.

Il bambino impara anche a destrutturare gli stereotipi sessuali, che per secoli hanno inquinato il comportamento sessuale a scapito dell’originale stato di libertà e piacere propria della sessualità. La decostruzione degli stereotipi sessuali è un’ossessione che accompagna tutte le schede, perché è il modo con cui si modifica l’atteggiamento delle nuove generazioni di fronte alla sessualità e così far passare i contenuti dell’ideologia del gender.

La famiglia “naturale, costituita da un uomo/padre e da una donna/madre e dai figli (naturali o adottivi) viene decostruita, per la presentazione di una molteplicità di “famiglie”, in cui il vero criterio discriminante è il volersi bene (“si amano”).

La de-costruzione  degli stereotipi (culturali e religiosi) sulla sessualità, apre al pieno e individuale uso della genitalità come diritto assoluto al piacere sensuale, all’uso della contraccezione in tutte le sue forme eccetto che dei metodi naturali, ad una visione multiforme e fluida della sessualità e dei suoi orientamenti, alla soggettività e alla volontà del singolo rafforzata dalla situazione storica, al diritto soggettivo del “figlio” a tutti i costi, allo stravolgimento del concetto e della realtà di famiglia.

L’impostazione di fondo delle schede è la plurirelazionalità sessuale, e non solo la relazione tra il maschile e il femminile, ma relazioni multiple.

Questo atteggiamento è il sottile e impercettibile filo conduttore, che unisce le informazione e  i contenuti delle schede di ogni età ed è l’humus culturale che permea il tipo di educazione alla sessualità proposta dallo Standard. Se questo non è gender, che cosa è?

Le informazioni propinate dallo Standard, appunto perché hanno come obiettivo la trasmissione dei contenuti sopra sintetizzati, non si può assolutamente dire che siano neutrali: è impensabile proporre un programma di educazione sessuale più ideologizzato di così e più riduttivo del mistero della sessualità umana.

L’analisi, scheda per scheda, è accompagnata da brevi conoscenze psicologiche  relative all’età dei soggetti in modo da inquadrare i contenuti proposti e verificare se effettivamente corrispondono non solo all’età, per cui sono elaborati, ma in particolare, se sono conformi con il dato oggettivo della realtà della persona umana e della sua sessualità.

Ai lettori lascio il compito di verificare ulteriori connessioni tra lo Standard e l’ideologia del gender, perché riteniamo che quanto viene analizzato è solo una parte minima dei contenuti. In particolare dovrebbero essere i genitori a interessarsi, approfondire e intervenire nell’educazione sessuale dei propri figli. L’istituzione-scuola dovrebbe solo affiancare i genitori e non sostituirsi, come sembra avvenire per una falsa onnipotenza dell’istituzione, ma anche per il disinteresse dei genitori.

La legge su “ la buona scuola”, recentemente approvata ha introdotto il gender? Chi lo nega, sa di mentire, perché il gender si era già infiltrato e aveva già preso possesso e monopolizzato in varie scuole l’educazione sessuale. Non ci addentriamo in questo argomento.

Ci riteniamo soddisfatti, se queste pagine, mentre offrono contenuti e interrogativi a genitori ed educatori per la ricerca del vero bene dei ragazzi, contemporaneamente servono per una presa di coscienza della situazione epocale odierna, in cui è in gioco la modifica della concezione antropologica, che viene attuata e distillata con tecniche didattiche accattivanti sin dalla primissima infanzia.

[1] Educare alla diversità a scuola – Scuola primaria, p. 3 (a cura di Istituto A.T. Beck), Roma 2013, p 4.

[2] Ivi, p. 4.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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