PERCORSO DELL’IDENTITA’ PSICOSESSUALE – 2 – Gilberto Gobbi –

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[La I^ parte è stata pubblicata il 19 maggio]

 4 – Che cosa si intende per identità – Per una effettiva comprensione del processo evolutivo e di quando verrà successivamente detto, è fondamentale intendersi sul  significato e sul  contenuto di identità.

L’identità personale ed ontologica – Ogni individuo è ed ha una sua identità personale. E’ il proprio quid, che comprende tutta la realtà della persona nei suoi vari aspetti. Da questo quid derivano la percezione e la coscienza che la persona ha di sé e della propria esistenza come soggetto umano nel mondo.

L’identità personale è ciò che la persona è, prima ancora di sentirsi e di viversi, con le sue varie e articolate dimensioni. E’ il nucleo profondo, in cui la persona si riconosce come se stessa, differente da tutte le altre. A questo nucleo profondo appartengono  le dinamiche individuali e sociali, soggettive e intersoggettive, i processi consci e inconsci.

E’ l’identità che sta alla radice dell’essere, dell’esistere come persona, in quanto appartenente al genere umano. Come tale è soggetto di diritti, fonte di significati prettamente umani, che la differenziano dagli altri animali, e la accomunano nella parità con tutti gli altri uomini, da cui nello stesso tempo si diversifica nella sua identicità.

L’identità ontologica sta alla radice dell’esistenza, dell’essere persona, dell’essere valore. La persona non si fa, ma si trova, ha solo da riconoscersi, da scoprirsi e partire da questa profonda identità originaria per il proprio cammino di realizzazione. La persona costituisce la radice etica della vita individuale e sociale.

A tale proposito scrivevo che “Il soggetto-persona è valore in sé dal momento della sua genesi e durante tutto il percorso della sua vita, al di là della direzione in cui si può orientare, e della considerazione che in varie epoche la società gli può attribuire. La comprensione di tale identità personale mette in moto tutto l’apparato psichico e valoriale dell’uomo per portare a maturazione il progetto insito nella persona, nel tempo e nello spazio concesso dalla vita. E’ sulle coordinate spazio-tempo che l’uomo vive la sua avventura terrena”[1].

Identità psicosessuale e di genere – L’identità di genere è la convinzione personale, basilare, di essere un maschio o una femmina, che si costruisce sulla base della identità fisica e della percezione corporea.

Di norma, sin dalla primissima infanzia, il bambino e la bambina riconoscono l’appartenenza all’uno o all’altro sesso e comin­ciano a identificarsi, differenziando le relative caratte­ristiche psicologiche dell’uno o dell’altro sesso. Inizia col sentirsi profondamente femmina o maschio. Il bambino ha  la percezione del proprio Sé corporeo già tra i due e tre anni.

Nella stragrande maggioranza dei casi, la percezione co­mincia con l’i­dentità di sesso (corporea) e diviene completa con l’identità psicosessuale. Si può affermare che per la maggior parte delle persone, se si na­sce maschi ci si sente maschi, se si nasce femmina ci si sente femmina.

Vi sono i casi in cui vi è un “errore”, come nel transessuale, per cui il soggetto nasce maschio, ma ha l’identità di genere femminile (si sente e si vive donna) e viceversa per la fem­mina, per cui vi è un’i­dentità maschile  in un corpo di donna.

In sintesi, l’identità di genere fa parte della componente es­senziale della costruzione dell’identità individuale. Si riferisce al vissuto di apparte­nenza ad un genere o ad un altro (maschile o fem­mi­nile) o in modo ambivalente ad entrambi (bisessualità, in cui l’identificazione non è chiara e determinata, ma oscilla tra il maschile e il femminile).

L’i­dentità di genere o psicoses­suale, proprio perché è un perce­pirsi e un viversi partendo dall’identità di sessuale biologica, si presenta come un’esperienza di per­cezione sessuata di se stessi a se stessi e agli altri, di apparte­nere ad un sesso e non ad un al­tro. Da tale iden­tità dovrebbe scaturire l’esigenza d’accetta­zione in­te­grale di sé, del proprio corpo, della propria identifi­cazione, dell’ap­par­tenenza al maschile o al femminile.

Vi sono delle tappe attraverso cui si forma l’identità, che costi­tuiscono i processi d’autoidentificazione sessuale, cioè l’in­tima convinzione della propria mascolinità o femmini­lità. Tale pro­cesso d’autoidentificazione, di norma, sfocia o nel ma­schile o nel femminile.

Anche nella transessualità l’iden­tifica­zione psi­cosessuale (il sentirsi e il viversi maschio o fem­mina) sembra essere molto chiaro, non vi è un terzo sesso, ma solo una per­sona con un corpo maschile che si connota come fem­mina, o una per­sona con un corpo femminile, che si vive come uomo. Con questi presupposti il transessuale non è un omo­sessuale.

 

[1] G. Gobbi, Op. cit., p. 87-88.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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