PERCORSO DELL’IDENTITA’ PSICOSESSUALE – 1 – Gilberto Gobbi –

searchPERCORSO DELL’IDENTITA’ PSICOSESSUALE – 1 – Gilberto Gobbi – [Con questo breve  articolo, inizio una serie di interventi sulla formazione psicologica dell’identità psicosessuale, cioè sul percorso che ognuno di noi ha fatto per l’elaborazione della propria identità psicosessuale, partendo dalla realtà sessuata biologica.]

 Premessa – La formazione dell’identità psicosessuale del figlio, maschio o femmina, è un problema di sviluppo della personalità.

L’identità psicosessuale o di genere, sotto l’aspetto psicologico, è il risultato, a partire dalla realtà sessuale biologica, dell’elaborazione da parte del bambino/a dei processi relazionali con il padre e la madre, in un contesto più o meno favorevole. Per esempio, se, per motivi vari, il rap­porto con il padre è falli­mentare, il bambino avrà dif­ficoltà nell’interiorizzare la propria identità sessuale ma­schile, mentre se  la figura maschile sarà introiettata po­sitivamente, l’identità sarà facilitata e le eventuali difficoltà saranno su­perate con maggiore facilità. Così, se la bambina, per ragioni differenti, assume un’immagine negativa della madre, potrà in futuro avere problemi sia di personalità che di identità. In tutto questo va sempre tenuto presente che il processo è il risultato dell’interazione tra gli aspetti genetici e la dimensione ambientale/relazionale.

In queste pagine viene affrontata particolarmente l’incidenza della dinamica ambientale: interessa vedere l’importanza qualitativa e il contributo delle figure genitoriali, padre e madre, sulla formazione e strutturazione dell’identità psicosessuale del bambino, maschio e femmina.

1 – La prima identificazione – Va tenuto presente che alla nascita, nella fase iniziale di costruzione della propria personalità, i bambini, femmine e maschi, hanno una prima identificazione con la madre, che per loro è la fonte primaria della vita fisica ed psicoaffettiva.

Nelle fasi successive, in particolare durante la prima infanzia, vi sono dei cambiamenti molto significativi, che com­portano degli adattamenti molto importanti e delicati per il futuro della crescita. Vi sono dei processi fisici e psichici, che devono avvenire secondo i ritmi e le progressioni previsti dallo sviluppo, altrimenti sarà più difficile attivarli nelle fasi succes­sive. Se prendiamo l’apprendimento del linguag­gio, sappiamo che deve avvenire en­tro i tre anni,  perché sarà molto difficile dopo.

Anche l’acquisizione dell’identità psicosessuale segue i suoi tempi e ritmi, oltre i quali sarà più difficile completarla ed avere una ben definita identità.

Gli esperti concordano nell’indicare entro il terzo anno di vita il periodo favorevole al conseguimento e alla presa di coscienza dell’identità psicosessuale da parte del bambino. In par­ticolare hanno riscontrato  che il periodo di maggiore re­cettività (presa di coscienza) sull’identità sessuale sembra essere tra i due anni e mezzo e i tre. Se si chiede ad una bambino che cosa è, di norma, egli risponde, senza esitazione: “Io sono un maschio”, come una bambina risponde: “Io sono una femmina”.  In questa formazione e percezione della propria identità psicosessuale, la presenza, positiva o negativa, della madre e del padre è determinante, come si vedrà in seguito.

In questo percorso di formazione della personalità e quindi dell’identità psicosessuale, l’itinerario tra maschi e femmine non è uguale, ma ognuno dei due generi ne ha uno suo ben diversificato.

Prima, però, di passare ad analizzare il differente percorso, chiariamo ciò che si intende per identità e in particolare per identità psicosessuale o di genere.

 2 – La ricerca dell’identità psicosessuale – In un precedente libro su I bambini e la sessualità[1] dicevo che tra le mille domande dei bambini vi è anche quella sull’identità sessuale: l’essere maschio o femmina e il sentirsi maschio o femmina. I bambini si pongono queste ed altre domande e a volte chiedono agli adulti perché si è maschio o perché si è femmina. I bambini pongono le domande con una intensità diversa a seconda dell’età e si soffermano in particolare sulla diversità anatomica. Per loro ciò che è evidente è pure reale, ed è ovvio che per loro la connotazione anatomica sia indice di identità psicosessuale, peccato che i grandi siano oggi decisamente confusi e che ciò che era evidente  per loro ieri, non lo sappiano più confermare ai loro figli, oggi.

I bambini, nel periodo della loro crescita e della percezione della loro identità psicocorporea, hanno una particolare sensibilità alla identità corporea dei propri compagni e compagne. “I giochi, le prese in giro, le affermazioni esplicite, le allusioni e la ripetizione di epiteti segnalano che nella seconda infanzia il problema è presente. I bambini ridono, si coprono la faccia, canzonano, fanno gesti irrisori, ripetono cattiverie”[2].

L’identità urge dentro la psiche e il corpo della persona, sin dai primi momenti della vita ed è evidente in particolari fasi dello sviluppo della personalità.

Per una equilibrata formazione della personalità, occorre da parte degli adulti il saper cogliere gli aspetti profondi dell’identità personale e creare un clima psicoaffettivo che favorisca una crescita armonica delle varie dimensioni della personalità, tra cui quella dell’identità sessuale. Sappiamo che lo sviluppo dell’identità comporta un’articolata interazione tra mente e corpo, tra aspetti intrapsichici ed extrapsichici, tra l’individuale e il sociale.

Il feto si sviluppa come maschio o come femmina a partire dal patrimonio genetico e dall’apparato ormonale.

Alla nascita, ora anche prima con l’ecografia, ogni individuo viene identificato come maschio o come femmina, dalla conformazione degli organi sessuali esterni e come tale gli viene attribuito un nome e codificato con un’identità maschile o femminile. L’identità sessuale biologica è legata al fatto di avere un assetto ormonale a prevalenza di testosterone o di estrogeni primari o secondari morfologicamente di tipo maschile o femminile.

Non sono solo i genitali che fanno un uomo o una donna: essi sono  la struttura su cui e d cui si parte per costruire l’identità psicosessuale.

Il bambino e la bambina con la nascita entrano a far parte dell’interazione familiare e del contesto sociale,  si immergono in un insieme di regole e di comportamenti e si confrontano con le attese familiari e sociali, relative al proprio genere di appartenenza. In ogni gruppo sociale si sono codificati nel tempo dei ruoli, che sono attribuiti a ciascun sesso, a cui ognuno si deve adeguare. In ogni  famiglia vi è una percezione particolare sull’identità  di ogni membro.

Così, con la nascita inizia il percorso individuale di acquisizione, di strutturazione e di consolidamento dell’identità psicosessuale (identità di genere), che prevede fasi differenti.

Tra i 2 e 3 anni, con l’acquisizione del linguaggio, il bambino maschio parla di sé al maschile o la bambina al femminile. E’ in questa età che il bambino ha la percezione della propria identità sessuale (sesso maschile o femminile) e, pertanto, si identifica o come maschio o come femmina. E’ questo un fenomeno che è davanti agli occhi degli adulti tutti i giorni. E’ un dato di realtà.

Tra i 6 e 7 anni, alla conclusione della fase edipica, vi è un altro periodo in cui i bambini acquisiscono la continuità temporale. Nello stesso tempo la costanza e la permanenza di genere si struttura e il bambino percepisce che è maschio o è femmina e sarà maschio o femmina per sempre.

E’ logico che in tutto questo periodo la relazione psicoaffettiva e il confronto con le figure primarie sono determinanti per processo di acquisizione della propria identità psicosessuale. Detta influenza verrà approfondita nelle pagine successive.

L’altro periodo determinante per l’identità psicosessuale è quello dell’adolescenza, in cui si struttura e si definisce sia l’identità sia l’orientamento sessuale, cioè si raggiunge l’intima convinzione della propria mascolinità o femminilità.

3 – L’attesa – Vi è ancora un altro fenomeno da sottolineare, che è comune sia al maschio che alla femmina: l’attesa prima della nascita.

Il bambino (maschio o femminina) è presente in positivo e/o in negativo nella mente e nell’affettività dei due genitori prima della sua nascita. Viene pensato e verbalizzato un nome. Con l’ecografia la percezione del genere maschile o femminile si concretizza. Dopo di allora il figlio viene pensato e vissuto con questo genere.

Alla nascita è presentato e registrato  con il genere, proprio della conforma­zione corporea e così il bambino acquista la sua vi­sibilità psicosociale, maschile o femminile. Da quel mo­mento ognuno comincia il suo cammino nel mondo interno ed esterno dei vari soggetti e la sua collo­cazione sociale con la propria identità.

Il linguaggio, in cui è immerso e con cui si confronta, rinforza costante­mente la distinzione di base fra soggetti di sesso maschile e di sesso femminile: egli si conferma nella propria identità psicosessuale.

 A lui ci si ri­volge con la sua identità, maschile o femminile: il nome lo connota, dandogli si­gnificato e valore.

Ciò avviene per i maschi e per le femmine.

[1] G. Gobbi, I bambini e la sessualità. L’educazione affettivo sessuale da 0 a 10 anni, Ed. Centro Studi Evolution, Verona 2010, pp.81/91.

[2] G. Gobbi, Op. cit., 2010, p. 83.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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4 risposte a PERCORSO DELL’IDENTITA’ PSICOSESSUALE – 1 – Gilberto Gobbi –

  1. Bianca Sghedoni ha detto:

    Grazie dottor Gobbi,
    lei non si stanca di ripetermi scientificamente la nostra storia, con quella semplicita’ con cui dovrebbe essere stata studiata da tutti almeno alle scuole superiori, invece, quanta ignoranza ancora su ciò che è il fondamento del nostro essere oggi persone come lo sarà domani x i nostri figli.

    • gilgobbi ha detto:

      La ringrazio per il suo commento, che mi è di sprone per proseguire nella presentazione di contenuti valoriali per la vita nostra e dei nostri figli e nipoti. Nelle prossime settimane seguiranno altri interventi sempre per chiarire come si forma la nostra identità psicosessuale.

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