Linguaggio del corpo e insegnamento -(Annotazioni)- Gilberto Gobbi –

Linguaggio del corpo e insegnamento -(Annotazioni)- Gilberto Gobbi – 

searchIn una giornata quante volte si pensa al proprio corpo? Già nel 1949 Margaret Mead, famosa an­tropologa, scriveva che si è abituati a non sentire il corpo.

Il corpo diviene un problema quando ‘si ammala’  o quando reagisce in modo sproporzionato e non si comporta secondo i desiderata, quando rimanda un’immagine che non corrisponde all’ideale di sé. La pancia cresce, i capelli cadono, il peso non è conforme, la linea non corrisponde ai canoni pre­visti, qualche timida ruga appare qua e là, le gambe non sono tornite, il seno non canonico, le labbra, il naso…

Allora il corpo focalizza l’attenzione riproponendo la disgiunzione mente/corpo. Non si è più ‘il corpo che io sono’, ma ‘ho un corpo, che non accetto e non voglio avere’. L’adolescente e l’adulto, spesso,  si tro­vano intrappolati in condizionamenti psicologici, che impediscono lo sviluppo dello spirito.

L’ambiente sociale  non facilita l’integrazione tra psiche e soma, ma si ripropone come “fiera dei corpi”, al cui centro vi è l’esaltazione narcisistica dell’individuo/corpo. I bambini sono sommersi da stimoli di esaltazione di narcisismo corporeo e non sono aiutati a com­prendere il linguaggio profondo del corpo da inse­rire nella globalità della persona. Se il corpo è la sede delle emozioni e  dei processi profondi, il suo linguaggio va compreso per un ridimensionamento nei processi superiori.

E’ questo un percorso educativo, in cui la scuola e i suoi operatori dovrebbero essere coinvolti, come prassi ordinaria della formazione della persona­lità. E’ indispensabile che la scuola si assuma con la massima responsabilità e competenza il compito dell’insegnamento e dello sviluppo del linguaggio corporeo, riprendendolo dal punto in cui viene ab­bandonato dalla famiglia. Gli insegnanti, tuttavia, come coscienti professio­nisti dell’educazione, non possono limitarsi al tipo di insegnamento inconsapevole e occasionale, pro­cedere per tentativi ed errori, ma devono farsi gui­dare dalla loro approfondita conoscenza del co­dice corporeo nei suoi aspetti articolati, per con­durre i bambini alla formulazione adeguata e cor­retta dei messaggi corporei. Attraverso l’insegnamento del linguaggio corporeo è possi­bile agire sulla struttura del pensiero infantile e su tutti i prerequisiti che lo sottendono.

Non è sufficiente accumulare esperienza, per quanto stimolante posa essere,  occorre anche che questa sia evocabile e disponibile, e, per disporre appieno dell’esperienza, è indispensabile che sia codificabile nel linguaggio verbale: dal corpo, al pensiero e dal pensiero al linguaggio verbale. Il codice corporeo deve e può essere insegnato solo da adulti che ne abbiano appreso il suo signifi­cato. Il comportamento corporeo è il miglior mezzo per rendere espliciti i contenuti emotivi e le stesse operazioni della mente, che vanno esplici­tate e verbalizzate: è lo strumento mediante il quale gli insegnanti possono conoscere e valutare cosa e come vivono i bambini, e organizzare e in­fluenzare l’organizzazione dei loro vissuti.

In tale contesto, se appare urgente e importante riesaminare in modo globale e approfondito il cur­riculum di ciò che i bambini possono e devono vi­vere e apprendere durante l’età prescolare e sco­lare, altrettanto urgente diviene la formazione de­gli insegnanti al linguaggio del corpo.

L’insegnante è in aula con il suo corpo, con le sue emozioni, con i vissuti, che si trascina da casa, con la sua identità psicosessuale. Non può prescindere da tutto ciò nella relazione con i suoi alunni.  Il suo corpo manda messaggi, segnali, informa­zioni sulla sua struttura mentale: tono della voce, posizioni, movimenti, tensioni del corpo rivelano la persona che vi sta dentro. Il corpo parla più forte delle parole e i bambini hanno una percezione e un’intuizione particolare nel saperlo leggere nel comportamento dell’adulto. Si tratta di saper leg­gere e orientare l’intelligenza emotiva del bam­bino, attraverso la presa di coscienza delle  pro­prie espressioni corporee.

L’esperienza nella formazione corporea con gruppi di insegnanti ci conferma che non è suffi­ciente che essi abbiano letto qualche libro in me­rito al linguaggio corporeo, al suo codice e alla decodificazione: ciò di norma resta a livello men­tale, manca l’esperienza in prima persona, quella che fa prendere atto e scoprire ciò che effettiva­mente il proprio corpo dice e manifesta. L’esperienza vissuta del proprio linguaggio corpo­reo diviene premessa per una maggiore compren­sione del linguaggio corporeo dei propri alunni. La storia del proprio corpo permette di comprendere la storia del corpo degli altri.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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