RICERCA DI SUSAN GOLOMBOKsearch –  Bambini con procreazione assistita e maternità surrogata –

Le tecniche di procreazione assistita (in particolare, ci riferiamo in questa sede alla fecondazione eterologa e alla pratica della maternità surrogata) rendono possibile l’evenienza in cui un bambino abbia una madre genetica diversa dalla madre gestante. Susan Golombok dirige il Centre for Family Research dell’Università di Cambridge, e le sue ricerche da molti anni sono volte ad indagare l’impatto delle nuove forme di aggregazione familiare (dalla fertilizzazione in vitro alle famiglie omogenitoriali, passando per la surrogazione) sullo sviluppo dei bambini. Un suo lavoro del 2011 ha riportato i dati di uno studio longitudinale sullo sviluppo e qualità del rapporto con la propria madre di bambini dalla nascita ai 7 anni di vita, confrontando tra loro tre diversi campioni: 54 bambini nati da concepimento naturale, 32 da maternità surrogata e 32 da donazione di ovuli. Nei primissimi anni di vita, le valutazioni dei bambini e del loro rapporto con la madre ad 1, 2 e 3 anni hanno indicato positive traiettorie di sviluppo nei bambini dei tre gruppi, con livelli di calore e qualità dell’interazione percepita superiori nei casi di bambini nati da madri surrogate. Nel follow-up ai 7 anni dei bambini, però, i dati non hanno confermato il trend osservato anni prima. In particolare, il dato più sorprendente ha riguardato la qualità dell’interazione madre-bambino, che in questo follow-up è stata videoregistrata e valutata da osservatori indipendenti (laddove, nelle valutazioni precedenti, questo dato era riferito alla sola autovalutazione delle madri, e perciò meno oggettivo).Sorprendentemente, il livello di reciprocità nell’interazione madre-bambino – in altre parole la misura di elementi nucleari di una ottimale relazione dicaregiving quali la responsività, la reciprocità e la cooperazione diadiche – è risultato essere significativamente maggiore nelle diadi con bambini nati da concepimento naturale tanto rispetto a quelli nati da madri surrogate quanto a quelli nati da donazione di ovuli.Commentando questo dato inatteso, Golombok ipotizza che “…la mancanza di differenze tra le famiglie formate da surrogazione in cui le madri non hanno partorito il loro bambino e le famiglie formate da donazione di ovuli in cui le madri hanno partorito il loro bambino, induce a ritenereche la mancanza del legame genetico, e non di quello gestazionale, potrebbe essere associata con quelle interazioni madre-bambino meno positive (…) l’assenza di una relazione genetica eserciterebbe un impatto maggiore sull’interazione meno positiva madre-bambinorispetto a fattori associati con la mancanza di un legame gestazionale” (p. 10, traduzione e corsivo di chi scrive). Pur non avendo ancora chiarito i motivi per i quali ciò accadrebbe, la scienza pare quindi confermare attraverso l’osservazione controllata e indipendente della qualità del rapporto tra una madre e il suo bambino la natura privilegiata e superiore del legame tra il bambino e la propria madre genetica rispetto a legami madre-bambino di natura diversa, compreso quello gestazionale. (tratto da Giampaolo Nicolais, Alcune riflessioni sul maschile e sul  femminile nella psicologia dello sviluppo).

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Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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2 risposte a

  1. Serena ha detto:

    Molto interessante. I bambini nati da maternità surrogata soffriranno un senso di vuoto doppio: per la mancanza di legame genetico (ovulo di una “donatrice”) e la mancanza di legame gestazionale (9 mesi nel ventre di un’altra).

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