Cosa c’è di strano in questa storia “PICCOLO BLU E PICCOLO GIALLO” –

Cosa c’è di strano in questa storia “PICCOLO BLU E PICCOLO GIALLO” – 
[Ho ricevuto due commenti a proposito della favola-storia “Piccolo blu e piccolo giallo“, e li propongo così come mi  sono stati inviati. G.G.]
lig20150715piccolo-blu-piccolo-giallo-lionniCOSA C’E’ DI STRANO IN QUESTA STORIA? – 
Commento di Maria Chiara Nordio – “Non trovo così necessario dire che i bambini si abbracciano e si riabbracciano, anche perché in realtà non fanno proprio così. Inoltre non si compenetrano fino a fondersi. È una proiezione che l’adulto ha dell’amicizia tra i bambini, ma comunemente non accade nulla di tutto ciò. I rapporti, anche quando veri e profondi, appaiono sempre “affettuosamente disinteressati”. Cioè due bambini maschi che sono migliori amici, non si abbracciano e riabbracciano, perché lo ritengono una cosa da femmine e non si compenetrano fino ad annullarsi, perché sono orgogliosi della propria identità.
Questa storia sembra poco vicina alla realtà e ritrae, a mio avviso, due bambini che si compenetrano proprio perché non sanno bene chi sono: non sanno di essere piccolo blu e piccolo giallo.
Probabilmente il rischio individuato dal sindaco, sta proprio nel fatto che nei bambini che ancora non hanno affermata la loro identità, si possa creare confusione con un altro sé, diverso dal proprio.
Insegna ai bambini che, si può diventare anche qualcuno diverso da sé. Assolutamente “gender fluid”. “Se ti fondi con un colore, diventi e ti senti qualcos’altro, ma puoi fonderti anche con altri e altri colori ed essere sempre qualcuno diverso. Puoi cambiare te stesso (la tua identità) tutte le volte che vuoi anche se i genitori non ti riconoscono più”.
Commento di Nicola Pasqualato – “Questa favola induce a pensare che l’identità di un bambino possa cambiare accostandosi e “fondendosi” con un’altra. Il salto ideo-logico consiste nel fatto che la propria identità sia una cosa labile. Si instilla a due bambini, che non hanno ancora la loro identità ben formata e radicata,  l’idea di poter essere qualcun altro. “Se ti fondi con un colore,  diventi e ti senti qualcos’altro,  ma puoi fonderti anche con altri e altri colori ed essere sempre qualcuno diverso”. Conservare la propria identità diventa quindi un dis-valore e s’invita a “trasformarsi” abbandonando la propria identità (per altro non ancora chiara) mutandosi in un altro “essere” diverso.  L’invito ad abbandonare un’identità in corso di formazione per acquisirne un’altra, per poi tornare, per poi cambiare in un’altra, per poi tornare…costruire ed appartenere ad un’identità viene vista come cosa “eventuale”, di conseguenza priva di valore. In sostanza si confonde i bambini inducendoli a pensare che per imparare bisogna perdere anziché aggiungere.
Un’altra stortura ideologica che propone il libretto riguarda la figura di genitori e lo scredito in cui li getta agli occhi dei loro figli. Nelle fiabe ci sono due tipi di personaggi, coloro che rimangono sempre uguali a se stessi (sempre buoni o sempre cattivi) e coloro che cambiano. In quest’ultima categoria si distinguono coloro che da cattivi diventano buoni (per effetto dell’amore che trionfa sempre) ed, al contrario, coloro che da buoni diventano cattivi. Il cambiamento verso l’amore non ha bisogno di spiegazioni, tuttavia la cattiveria, se si vuole rispettare la logica comprensione dei bambini (senza introdurre l’ideologia) deve sempre avvenire tramite un “incantesimo”, vale a dire un elemento magico esterno che permetta al bambino di comprendere la trasformazione forzata che “subisce” il personaggio della fiaba. L’incantesimo deve essere segnalato e chiaro. In questa storia ciò non avviene infatti se all’inizio facciamo la conoscenza di genitori buoni attenti e premurosi, ad un certo punto, cioè nel momento in cui i “piccoli” rientrano “sporchi di verde”, essi cambiano senza motivo e rimproverano immediatamente i loro bimbi fino a farli piangere. Questa nuova cattiveria non viene segnalata al piccolo lettore in alcun modo e propone dunque un cambio di “condotta” inspiegabile, ingiustificabile, imprevisto e quindi ingiusto instillando così il dubbio circa l’affidabilità dei genitori che possono essere erratamente considerati buoni e premurosi ma che in realtà potrebbero non esserlo affatto. Il fatto che alla fine trionfi il bene non corregge assolutamente il dubbio instillato nel mezzo della storia. Il libro induce dunque alla sfiducia da parte dei bambini nei confronti della figura dei genitori che sono così descritti come irragionevolmente mutevoli ed “incerti”, minando il rapporto fiduciario che invece necessitano i bambini in tenera età. Senza contare l’elemento delatorio di questo approccio di sfiducia indotta che potrebbe essere utilizzata (ricordiamo i libretti per i giovani balilla che denunciavano all’autorità i genitori) contro i genitori stessi se questi non dovessero attenersi alle regole impartite dai governi totalitari. Inoltre si demolisce il concetto di genitore in quanto adulto di riferimento in quanto lo si dipinge come capace di impartire un ordine sbagliato al figli, ordini che è bene eludere altrimenti l’amicizia fra piccolo giallo e piccolo blu non avrebbe fatto nascere il piccolo “fluido” verde.”
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Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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