La percezione del proprio corpo nel bambino dallo 0 ai 3 anni – Gilberto Gobbi –

foto_bambini_22La percezione del proprio corpo nel bambino dallo 0 ai 3 anni – Gilberto Gobbi – Dallo 0 ai 3 anni, il bambino, mentre sperimenta lo spazio circostante attraverso la funzione motoria, che avviene per tappe, contemporaneamente sviluppa la conoscenza della realtà connessa con il proprio Sé corporeo.

E’ sulla strada di sentire e di percepire un corpo, il suo, differente e simile a quello delle altre persone, che lo circondano e con cui è in interazione, in intersoggettività.

In questo processo, percepisce che le varie parti del corpo gli appartengono; per esempio, coglie che il pollice che succhia è suo. Così integra i vari dati sensoriali riferendoli al pro­prio corpo: distingue, cioè, tra il sé e l’altro da sé, così pure apprende che appartengono al proprio corpo anche le sensazioni spiacevoli che prima negava.

Identifica il corpo nello spazio, come conseguenza di aver collocato nello spazio alcune parti del corpo, che si sono coor­dinate nello schema corporeo, di cui fanno parte anche ele­menti estranei al corpo a cui sono però in­timamente uniti, come il vestiario. Perciò le prime espe­rienze, piacevoli o no, fatte nel riconoscimento del pro­prio corpo, hanno una grande influenza sulla formazione dello schema corporeo e quindi anche dell’immagine di sé.

Da qui hanno origine la soggettività e la parzialità dell’immagine di sé, che continuerà a costruirsi nel tempo e a modificarsi secondo le età e i vissuti. Da queste prime ed incisive tracce, che si compongono nel profondo della psiche circa il proprio corpo sessuato e l’immagine inconscia di esso, deriva, quindi, il valore del disegno della figura umana come test proiettivo.[1]

La conoscenza del proprio corpo e di quello degli altri porta il bambino ad una percezione del sé corporeo sessuato, cioè, del corpo che ha profonde differenziazioni tra maschi e femmine.

In questo periodo, il bambino opera una prima grande identificazione: l’identità sessuale. Tra i due anni e mezzo e tre, il bambino si riconosce “maschio” o “femmina”. Se fate la prova, verificherete che il bambino vi risponde quello che lui si sente.

L’identificazione lo porta a percepire la sua ap­partenenza ad uno dei due generi.

L’identità di genere, deri­vante dalla conformazione corpo­rea, interna ed esterna, dall’immagine inconscia del sé corpo­reo, per­mette la strutturazione dell’identità psicologica d’apparte­nenza, vale a dire l’identità psicosessuale, il cui cammino procede per tutto il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza.

[1] I test proiettivi si usano in psicologia per sondare aspetti profondi della personalità. Si basano sul principio che la persona lascia delle tracce in ciò che fa: si tratta di capire il significato di queste tracce. Uno di questi test, per esempio, usato con i bambini, è quello della “figura umana”, un altro è il“test dell’albero”.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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