LA SCHEDA DELLO STANDARD/OMS DAI 6 AI 9 ANNI – Gilberto Gobbi –

LA SCHEDA DELLO STANDARD/OMS DAI 6 AI 9 ANNI – Gilberto Gobbi –

searchPremessa – Prima di proseguire nell’analisi della scheda relativa all’età &-9 anni), ci soffermiamo su un aspetto dello sviluppo pro­prio dell’evoluzione dell’identità psicosessuale del bambino: quella che viene detta fase edipica. Si sa che il modo con cui viene risolta incide profondamente sulla struttura della personalità e, in particolare, sulla psicoses­sualità, cioè sui processi di identità psicosessuale. La soluzione avviene dai  5 ai 6/7, che  è un periodo caratterizzato da un particolare tipo di relazione che il bambino ha con ognuno dei suoi genitori.

Nel bambino maschio si delinea una spinta affettiva diretta unilateralmente verso la madre, mentre la bambina si orienta verso il padre.  Per i maschi, il rapporto oggettuale con la madre è vissuto come una relazione esclusiva. Il pa­dre è sentito come rivale e diventa, quindi, l’oggetto dei fanta­smi aggressivi, nei quali si elimina il padre per poter godere del rapporto esclusivo con la madre. I maschietti affermano di voler sposare, da grandi, la loro mamma. La bambina, spesso, è presa dal padre e, mentre ricerca la mamma, il padre è il suo uomo.

I padri, spesso, vedendosi allontanare dal figlio, non capi­scono la ragione e si distanziano psicologicamente da lui, la­sciandolo alla madre. Commettono, così, un grave errore affet­tivo, perché il figlio ha bisogno del padre. Nella vita, sempre, è il padre che, con garbo e delicatezza, deve andare dai figli, che a loro volta, con il tempo, cerche­ranno il padre. Non è facile, ma dovrebbe essere così.

Il padre, infatti, oltre che oggetto d’aggressività, è anche un oggetto d’ammirazione e di timore. Il padre è ammirato, in quanto il bambino lo riconosce più forte e più potente e come legato alla madre da un particolare rapporto affettivo, di cui egli vor­rebbe godere; è temuto, in quanto egli ha paura della punizione come conseguenza dei propri fantasmi verso la ma­dre e di quelli ag­gressivi verso lui.

Il bimbo/maschio si identifica con il padre e vuole il suo posto ac­canto alla donna-madre.

Questa particolare situazione affettiva prende il nome di complesso d’Edipo.

Il senso di colpa nutrito nei confronti del padre, il timore di una sua aggressione, gli atteggiamenti assunti dai genitori nei confronti dei toccamenti ai genitali e delle tendenze esibizionistiche del bambino e le eventuali con­seguenti mi­nacce, costituiscono il nucleo di un altro profondo conflitto emotivo: l’angoscia di castrazione. E’ l’ansia della deprivazione della struttura profonda della personalità.

Per esempio, a causa della facilità con cui si costituisce questo nucleo ansiogeno, sarebbe bene evitare in questa fase evolutiva interventi demolitori come la tonsillec­tomia, e in particolare  interventi sugli organi genitali.

Nella soluzione dell’ambivalenza tra amore e odio nei confronti padre, per il bambino hanno importanza decisiva i vissuti di colpa e di timore, sotto la cui spinta egli sceglie po­sitivamente di rinunciare al possesso diretto dell’oggetto d’amore, la ma­dre ed attua l’identificazione con il proprio ri­vale, cioè il padre. Da tale identificazione dipende molto il futuro orienta­mento psicosessuale.

Se, per il maschietto, l’identificazione avverrà con la ma­dre, questa sarà una preferenza negativa, che avrà determinate conse­guenze sull’assunzione della propria identità psicosessuale.

Il processo identificatorio del maschietto con il padre – io sono maschio come mio padre – sembra essere risolutivo per lui per l’assunzione della sua identità psicosessuale. Saranno diverse le conseguenze, se l’identificazione avverrà con la ma­dre, come si è detto sopra.

Nelle bambine queste vicende sono molto complicate, per­ché l’ambivalenza vissuta nei confronti della madre comporta la possibile perdita del proprio oggetto d’amore e di fiducia (il padre), e il ridimensionamento dell’autonomia e della sicurezza. Inoltre, le diffe­renze anatomiche nei confronti del maschio possono essere vissute come mancanza, che comporta la difficoltà d’accettazione della propria identità femminile e possibili esigenze compensato­rie (tra cui suc­cessivi atteggiamenti da maschiaccio).

La soluzione della fase edipica per le bambine, motivata dal timore di perdere l’amore della madre, è più graduale e meno complessa di quella maschile, poiché la spinta è meno intensa e meno dinamica dell’angoscia di castrazione.

Anche per la bambina il complesso si risolve positiva­mente quando l’identificazione è con la madre. In fasi succes­sive vi sarà il consolidamento dell’identificazione, seguito dal distanziamento dalla madre stessa, durante l’adolescenza, per acquisire una propria identità femminile, simile ma diversa da quella della madre.

In sintesi si può affermare che la soluzione positiva del conflitto è fondamentale per la futura evoluzione della sessualità adulta, il riconoscimento della propria identità personale e la scelta del proprio ruolo sociale. “Si nasce bambini, ma si diventa maschi, come si nasce bambine, ma si diventa femmine”, scriveva Freud.

Il Bambino dai 6 ai 9 anni – Questo periodo è denominato anche  “fase della la­tenza” e si estende sino alla fine della pre-pubertà. Il termine latenza è stato scelto per indicare che il bambino attraversa un periodo nel quale le pulsioni istin­tuali si fanno meno imperiose e l’evoluzione psichica subisce un rallenta­mento rispetto alle fasi precedenti.

Non vi è una diminuzione dell’energia istintiva, ma una maggiore estensione del suo campo di interesse, che si dilata e si sposta dai fenomeni del proprio corpo allo studio del mondo esterno e alle relazioni umane.

Anche se si parla di latenza, il bambino non è fermo, le sue energie non si sono addormentate: le sue pulsioni sono vive, forse meno appariscenti di prima agli occhi degli adulti. Se lo si osserva attentamente, il bambino è fortemente attratto dalle problematiche sessuali individuali e dall’ambiente circostante: osserva molto il comportamento sia dei grandi sia dei suoi co­etanei.

La curiosità circa il corpo proprio e altrui non è terminata, anzi, a volte l’esplorazione si intensifica. Di norma ciò avviene lontano dagli sguardi dei grandi. Il nascondimento avviene come modalità di privatezza e la consapevolezza che certe cose “non si fanno”. Spesso si intensificano i giochi “al dottore”, alla ricogni­zione del corpo dell’altro, sempre in luoghi appartati e lontano dagli occhi dei grandi. Rimangono molto mortificati se sco­perti. Tuttavia, l’attrazione per il “proibito” è molto forte.

In questo periodo la famiglia non è più il centro che pola­rizza l’attenzione del bambino e le sue aspirazioni. La scuola gli propone altri in­teressi e altri obiettivi, gli indica l’esistenza di altre vie di valorizzazione e di affermazione. Le esplorazioni e la conoscenza del bambino possono, così, dilatarsi nello spazio e nel tempo, superare i li­miti posti dalla famiglia e dall’ambiente gravitante attorno ad essa, per­mettendogli, in tal modo, di lanciarsi con avidità alla ricerca di orizzonti meno familiari. E’ l’esplorazione dell’esterno.

Durante questo periodo, di norma, le relazioni interperso­nali subiscono dei mutamenti. Nei periodi precedenti il bambino era caratteriz­zato dal suo egocentrismo, dalla diffi­coltà di riconoscere gli altri come in­dividui, come esistenti, cioè non in sua funzione, ma indipen­dentemente da lui. Era soggetto alla dipendenza af­fettiva dei genitori, amati in modo possessivo.

Poco alla volta, quest’amore possessivo ed egocentrico, particolarmente evidente nei confronti della madre, dovrebbe essere sostituto da una nuova forma d’amore, più stabile e di­sinteressato, in cui elementi essenziali sono la tenerezza e il ri­spetto. Il rapporto con i genitori non dovrebbe essere più in funzione delle proprie soddisfazioni narcisistiche, ma si do­vrebbe costruire sul rispetto per essi, in quanto persone degne di questo sentimento. L’istanza morale dovrebbe camminare con la crescita. E’ usato il verso al condizionale, perché sono stati indicati degli obiettivi educativi e di maturazione psicolo­gica, che non si realizzano automaticamente. Richiedono il contributo di un ambiente favorevole e della disponibilità del soggetto (il bambino).

L’interesse del bambino, all’inizio di questo periodo, è fo­calizzato soprattutto sulle reazioni che egli tesse con l’esterno e che dovrebbe approfondire con i coetanei e con alcun fi­gure au­torevoli (insegnanti, animatori).

 Questo processo di socializzazione ha un ruolo decisivo nella soluzione della dipendenza affettiva dai genitori e dall’egocentrismo.

A scuola, infatti, il bambino non è al centro delle cure e degli affetti familiari, ma deve accettare di dividere le atten­zioni di una figura autorevole con altri indivi­dui che hanno gli stessi suoi diritti. Deve fare loro delle con­cessioni e spesso an­che lottare per conservare il proprio posto nel gruppo e, quindi,  per trovare il modo di adattare le diverse esigenze e imposta­zioni personali con quelle degli altri. Se ha fratelli, questo pro­cesso di adattamento esterno dovrebbe avvenire già in casa, a meno che il bambino non abbia bisogno di trovare fuori com­pensazioni ai troppi confini imposti, dovuti a eccessive restri­zioni. Se vi sono troppi divieti e l’ambiente familiare lo inibi­sce, tenderà a ricercare fuori gli spazi per sé, e se anche ciò non gli è permesso, si chiuderà in se stesso, con possibili gravi conse­guenze sulla sua crescita equilibrata.

Questo sforzo di adattamento è essenziale per la forma­zione della personalità, che in questo modo, oltre che acquisire la capacità di conciliare le proprie esigenze a quelle degli altri, impara a superare gli ostacoli e a sopportare le frustrazioni grazie alla strutturazione di atteggiamenti idonei. E’ un cammino lento, ma necessario, per aiutare il bam­bino a superare la fase edipica, a decentrarsi da sé, ad orientare le sue potenzialità verso valori.

In questa fase l’Io diviene più organizzato e capace di lot­tare contro le minacce della realtà esterna grazie ai meccanismi di difesa, gradualmente strutturati nel corso dell’arco evolu­tivo. In questo modo le energie possono essere indirizzate verso nuovi orizzonti e consentire l’emergere di una moltitudine di interessi nuovi sul piano sia fisico e sia intellettuale.  Cioè: attività di conquista, di esplorazione, desiderio di appren­dimento, di preoc­cupazioni estetiche e morali.

Il percorso di maturazione psicoaffettiva, allo sviluppo dell’Io – come si sa – si accompagna quello della co­scienza morale. Ciò avviene grazie all’introiezione delle proi­bizioni, delle norme imposte e all’identificazione operata non solo alle figure pa­rentali, ma anche alle figure importanti adulte, come il maestro, il fratello maggiore, l’animatore, nonni, zii e ami­ci con cui il bambino è a contatto. E’ normale per il bambino riconosca l’autorità del mae­stro in materia di contenuti d’insegnamento su quella dei pro­pri genitori: la maestra non sbaglia mai. Con il tempo, le istanze normative dovrebbero diventare così sempre più interne e il bambino essere sempre più in grado di autoregolarsi e di au­togovernarsi: acquisisce così il senso della responsabilità personale del proprio agire.

In tale processo di trasformazione e di nuove acquisizioni si collocano le curiosità sessuali e si sviluppa la propria iden­tità psicosessuata.

Scheda dai 6 ai 9 anni – La scheda  si presente nel settore corpo umano e lo suo sviluppo, con le seguenti informazioni da trasmettere: cambiamenti del corpo, mestruazioni, eiaculazione, variabilità individuali nel decorso dello sviluppo. Le competenze da raggiungere in questa fase di sviluppo del bambino sono conoscenze delle varie parti del corpo (ciò dovrebbe essere avvenuto negli anni precedenti)  saper utilizzare le parole giuste corrispondenti.

Come si vede, si riparte dal corpo umano e dal suo sviluppo, per parlare a questa età, senza che vi siano richieste dei bambini, delle mestruazioni, dell’eiaculazione, variabilità individuali dello sviluppo e delle variabilità  biologiche tra uomini e donne (interne ed esterne). Perché gli obiettivi in questo ambito, oltre che incentivazione dell’immagine positiva del proprio corpo e avere autostima di sé, sono l’accettazione delle insicurezze che affiorano con la presa di coscienza del proprio corpo, per cui occorre favorire una identità di genere positiva (ciò che egli vuole, desidera, essere sessualmente). D’altra parte per poter parlare dell’ovino che aspetta il semino per fare un bambino, occorre parlare delle mestruazioni e anche dell’eiaculazione e della masturbazione. Credo che non ci sia bisogno di spiegarne il perché.

Si ritiene che si stiano forzando le tappe dell’insegnamento sessuale con contenuti che non sono  propri dell’età. E’ vero che la curiosità su certi argomenti è grande e spesso non espressa, tuttavia vi è l’impressione che vi sia l’obiettivo di  stanare, a tutti i costi, il bambino della seconda infanzia dai suoi pensieri e dall’immaginazioni, denudarlo, cioè lasciarlo senza sicurezze in balia dell’instabilità psicosessuale.

Vi è un crescendo intenso delle informazioni e delle competenze e atteggiamenti da far acquisire.

Ecco allora  altre informazioni riguardanti la genitorialità, la gravidanza, l’infertilità, l’adozione.

La genitorialità ampia il discorso sull’omogenitorialità, come bene e valore (per chi? per gli adulti o per il bambino?). Cioè, si inocula nel bambino il diritto ad avere figli a tutti i costi, per quello si parla anche dell’infertilità che alcune persone possono avere, ma che possono risolvere con l’adozione e l’omogenitorialità, come diritto. Il piccolo apprende che tutto è possibile attraverso i semini donati, gli ovuli comprati e l’utero affittato.

E del diritto del bambino di avere un padre e una padre? Chi gliene parla? Non c’è bisogno perché questo è un diritto che è radicato nel profondo dell’identità umana.

In un tale contesto contenutistico, ancora una volta la logica vuole che si parli ai bambini dei diversi metodi contraccettivi, attraverso l’idea base del ciclo e della fertilità. Se l’insegnamento ha da essere esperienziale,  non sarà sufficiente parlarne, in classe occorrerà portare le pillole, la spirale, il diaframma, l’anello vaginale, i profilattici, da far vedere toccare e parlare del metodo naturale “non sicuro”, del coito interrotto, della  sterilizzazione…, ecc.,

Ci vorranno i Kitts, offerti dal ministero su cui i bambini e le bambine sperimenteranno il profilattico e  faranno pratica con il diaframma e   con la spirale. Questa non è ironia, perché in Svizzera, in Francia e altrove il Kitt fa parte del corredo didattico.

Ma l’atteggiamento da conseguire in questa parte della delle informazioni è l’accettazione delle insicurezze che affiorano con la presa di coscienza del proprio corpo e l’accettazione della diversità nella scelta dei figli, perché alcuni scelgono di averne e altri no. I bambini insicuri circa la propria identità psicosessuale in questa età sono pochissimi, ma diventeranno molti nel momento in cui si attiverà il programma dello Standard.

Nell’ambito dell’argomento sessualità e delle emozioni/affetti, vengono introdotti di concetti di amore ed essere innamorati. E’ un’età in cui i bambini provano delle simpatie tra loro, che i soliti adulti tramutano e interpretano in “innamoramento”, confondendo sentimenti simili ma non uguali. Si sforzano di indicare la differenza tra amicizia, amore e desiderio/attrazione sessuale e di aiutare i bambini a gestire le delusioni. Viene  è un indicare come naturale l’amicizia/amore verso persone dello stesso sesso e si parla loro di “cotte”, di infatuazioni, di amore non ricambiato e di delusioni amorose da affrontare. Viene passata l’idea, che diviene convinzione,  che i sentimenti d’amore (come componenti della gamma delle emozioni) sono naturali e quindi anche l’opinione che la propria esperienza e l’espressione delle proprie emozioni sono giuste e  importanti. Far passare ai bambini di questa età che i sentimenti e le proprie esperienze come espressione delle emozioni siano giuste, mi domando a quale psicologia dell’età evolutiva facciano riferimento questi esperti. Si sta giocando con la formazione e la strutturazione della loro personalità. Ritengo che il diritto di espressione didattica  vada a cozzare con l’abuso, la violenza e l’aggressione sessuale nei confronti di questi bambini.

E’ previsto che a questa età si parli delle malattie collegate alla sessualità per attivare la consapevolezza  dei rischi. Ciò significa parlare del coito sessuale nelle varie modalità. Con quali conseguenze psicologiche per i bambini di questa età? Non si può rispondere che le malattie ci sono e quindi occorre parlarne, così si fa prevenzione. Vi sono delle risonanze psicologiche profonde che lasciano tracce e conseguenze negativi nel cammino di maturità, derivanti, appunto, dall’anticipazione di conoscenze.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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