POLITICAMENTE S-CORRETTO – Gilberto Gobbi –

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[Queste paginette fanno parte di uno scritto di anni fa. E’ stato pubblicato dai miei figli in occasione del cinquantesimo di matrimonio nel libro Le anse del fiume, in 100 copie numerate. L’ho riletto in questi giorni. Lo propongo, perché di una attualità assordante. In questi giorni in parlamento si discute di leggi certamente non a favore della famiglia naturale.]

“L’ideologia è miope e non può permettere ad al­tri

di vedere in modo difforme dalla sua miopia”. (G.G.)

La legge 194 del 22 maggio del 1978 aveva sancito legalmente l’u­so dell’aborto, in situazioni particolari della donna. E’ stata defi­nita, e continua ad esserlo, una conquista di libertà e di democrazia.

Il giorno dell’approvazione della legge mi trovavo sui Colli Euga­nei a frequentare uno stage formativo per operatori di Consul­tori Fami­liari, istituito dalla Regione Veneto.

Il mattino, il relatore, prima d’iniziare i lavori, si sentiva in do­vere di dare “una buona notizia”: la notte precedente era stata ap­provata la legge 194.

 Dall’assemblea, medici, psicologi, assistenti sociali, vi fu un ap­plauso e reciproche manifestazioni di congratulazioni con ab­bracci ed espressioni: “Ce l’abbiamo fatta!”.

In pochi non partecipammo all’esultanza.

I lavori successivi dello stage s’incentrarono sulla legge e la con­sulenza con­sultoriale sull’aborto. Gli operatori sembravano final­mente sol­levati da responsabilità, non vi era più necessità di sotter­fugi, perché la legge si assumeva e indicava il “giusto” comporta­mento da adot­tare.

Nei gruppi di lavoro era esaltata la libera scelta della donna, la giu­sta esclusione del padre nella scelta stessa. Della vita, che si svi­luppa nel grembo, neppure un accenno, e, se qualcuno si permetteva di azzardare il diritto alla vita dell’embrione e di ritenere necessario il coinvolgimento del padre, era guardato come un appestato, che non aveva alcuna ragione d’essere in quel consesso di operatori di consultorio.

Nessuna madre di quegli operatori si era permessa autarchica­mente di abortirli, per cui si potevano permettere di decidere della vita degli al­tri.

Cosa può fare l’ideologia!

L’ideologia è miope e non può permettere ad altri di vedere in modo difforme dalla sua miopia.

L’uomo da masochista si martella, e da sadico martella!

Se l’uomo entra nei meandri delle due caratteristiche, del maso­chi­smo e del sadismo, che cosa diviene?

Un assassino?

Eravamo nella primavera del 1981, durante la campagna referen­da­ria pro o contro l’aborto. Il clima era caldo, ma a scuola degli in­fer­mieri pro­fessionali nessuno ne parlava. Un semplice accenno alla problematica implicava coinvolgersi e compromettersi.

 Le lezioni di psicologia agli infermieri professionali dei vari anni avevano per oggetto anche l’approfondimento delle molteplici reazioni psicologiche di fronte al dolore fisico, alle sofferenze psi­cologiche, alla malattia, agli interventi chirurgici, alla degenza, alla morte. Reazioni e vissuti psicologici sia dei pazienti, sia degli ope­ratori.

Sull’aborto vi era un omertoso silenzio, che è stato interrotto dalle mie lezioni con la proiezione in classe del cortometraggio scientifico sull’Inizio della vita, da me noleggiato presso la libreria S. Paolo di Ve­rona.

Secondo me, la proiezione e il relativo approfondimento rientra­va­no nel programma delle “reazioni psicologiche” di fronte ai pro­blemi della vita.

Dopo la proiezione, il dibattito era stato calmo e sereno; gli inter­venti ponderati nel rispetto delle varie impostazioni. Eccetto quattro o cinque allievi, tutti gli altri avevano partecipato, dicendo che tante cose non le conoscevano. La proiezione era stata istruttiva allora, come lo è oggi, quando la stessa è trasmessa da Sky, come è avve­nuto qualche tempo fa.

Ciò è accaduto a Verona come a Bussolengo, dove pure inse­gnavo da anni psicologia presso la scuola per infermieri di quell’ospedale.

In aula, dopo la proiezione, non vi è stata alcuna reazione conflit­tuale o manifestazioni di contestazione.

Ci hanno pensato in seguito i silenziosi in aula, i sindacalisti ospe­dalieri, i dirigenti di alcuni partiti di Verona e del territorio della Valpoli­cella, a sca­tenare l’inverosimile.

Nei giorni successivi, infatti, nei corridoi dell’Ospedale di B.go Roma e Borgo Trento e in Valpolicella e dintorni,  usciva un foglio ci­clostilato, in cui si parlava di un docente di psicologia presso le due scuole per infermieri, che era “reazionario, bigotto, servo dei padroni” e che “si era permesso di utilizzare le aule pubbliche per fare apologia contro la legge sull’aborto e propaganda politica”. Il tutto condito da villanie, con la solita minaccia di denuncia. Come da prassi.

Anche in quest’occasione, ci furono telefonate a casa, con mi­naccia di sputtanarmi attraverso le radio e le televisioni locali. Io mi dissi di­spostissimo al dibattito pubblico, che mai avvenne. Ci ave­vano già pro­vato una volta, senza successo e ancora insistevano. La mia presenza a psicologia dava parecchio fastidio.

Chi è immerso e sommerso nell’ideologia non può capire che l’a­borto non è un “affare” ideologico, né filosofico, né religioso.

E’ un “affare di vita”. Di valore della vita.

Ci fu anche una telefonata del solito perbenista dell’area catto­lica, che mi chiedeva se non avessi oltrepassato i limiti, perché dove operavo era un luogo pubblico e occorreva una certa prudenza.

Gli ho ricordato che l’aborto non è una questione di fede, ma un problema di diritto alla vita e, dato che lui insisteva sulla pru­denza, gli ho rivolto la seguente domanda: “E se è un problema di fede, come tu dici, dove e quando si è testimoni di questa fede? Ci dob­biamo chiudere in sacrestia?”. Non ebbi risposta, perché la tele­fo­nata s’interruppe. Quel soggetto era da sempre uomo di sacrestia, e continua ad esserlo.

In sacrestia non si testimonia, non si paga in prima persona. Si è prudenti e guardinghi. La visione che si ha della vita mette al ri­paro e non compromette.

Il 17 di maggio del ’91 ci fu il referendum, che sappiamo com’è andato.

Io ho continuato ad insegnare psicologia presso le due scuole, fin­ché, essendo aumentato il mio lavoro psicoterapeutico, ad ottobre del 1984, dopo la nomina, ho lasciato.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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