10 – LA SCHEDA DAI 4 AI 6 ANNI – STANDARD/OMS – Gilberto Gobbi

10 –  LA SCHEDA DAI 4 AI 6 ANNI – STANDARD/OMS – Gilberto Gobbi

searchIl bambino tra i quattro e i sei anni – “I bambini più grandicelli iniziano a sviluppare il senso di vergogna, al quale, di frequente, concorre il cotesto familiare”. E’ un’affermazione del documento che va chiarita, perché,  prima della vergogna e a volte  mescolato ad essa, si sviluppa un altro sentimento, quello del pudore, di cui nel documento non fa alcun cenno.

Noi riteniamo che il pudore sia un sentimento che nasce e si sviluppa come tappa di maturazione della percezione della propria identità corporea. Il proprio sé corporeo è percepito e vissuto come il proprio corpo, con dei confini ben delineati che lo identificano con un corpo differente dagli altri: lui/lei è differente e ha una sua identità psicosessuale ben definita. E’ la tappa di un processo che il bambino vive nel suo cammino di differenziazione e di identificazione dagli altri corpi familiari e delle altre persone con cui è in contatto. Da qui deriva la presenza di atteggiamenti e comportamenti di chiusura, di non essere visti nudi, di nascondersi quando si cambiano i vestiti intimi, non fare più la doccia assieme al fratellino o alla sorellina, non volere la presenza del padre in bagno, ecc.

Gli adulti tendono ad interpretare questi comportamenti come vergogna, quando invece ad operare è il sentimento del pudore. La vergogna è un sentimento che nasce dall’aver commesso qualcosa che socialmente non è accettato. Non è il caso del bambino di 5/6 anni, a meno che gli adulti maldestri non abbiano sollecitato nel bambino la malizia dei sentimenti attraverso comportamenti e  commenti verbali sui loro atteggiamenti, come spesso avviene. In questo caso si inocula nel bambino un sentimento di vergogna che va a sollecitare la malizia e lo si depriva di un vissuto del proprio corpo (il pudore) che gli facilita la propria identità psicosessuale, nell’accentuare la differenziazione e nell’acquisire la positività del proprio corpo. Il pudore è una tappa importante nell’appropriazione della propria corporeità e nella percezione dei confini corporei che sono espressione della propria identità, di maschio o di femmina e delineano uno spazio inconscio tra sé e gli altri. E’ quello spazio personale che in futuro acquisirà sempre più importanza nelle relazioni varie e in particolare in quelle intime con il proprio partner.

Se questo è un periodo delle domande anche sul sesso, il non tener conto della realtà psicologica che contemporaneamente il bambino vive, significa fare un’educazione sessuale che, invece di aiutarlo a crescere serenamente, gli crea confusione, disvelando prima del tempo aspetti della crescita che necessitano di essere dati al tempo giusto.

 La scheda dai 4 ai 6 anni – Lo schema delle schede dello Standard è sempre lo stesso per ogni periodo proposto: i contenuti (1) vengono filtrati attraverso le informazioni,  che devono diventare competenze e  atteggiamenti da far acquisire ai bambini e ai ragazzi.

I contenuti, poi,  sono  raggruppati in sette settori:  a)  il corpo umano e lo sviluppo; b) fertilità e riproduzione; c) sessualità; d) emozioni/affetti; d) relazioni e stili di vita, e) sessualità, salute e benessere; f) sessualità e diritti, g) influenze sociali e culturali sulla sessualità.

Dopo i primi quattro  anni di un’intensa diffusione di contenuti sparsi con noncuranza, come abbiamo avuto modo di analizzare nel precedente intervento, ecco gli approfondimenti dei due anni successivi, dai 4 ai 6,  con un ampiamento dovizioso di aggiunte e approfondimenti.

Un primo dato che emerge è che occorre insistere sulla gravidanza per sfatare il mito della cicogna e per approfondire le basi della riproduzione umana ai bambini tra 4 e i sei anni.

L’educazione affettiva, pertanto, continua con la scoperta del proprio corpo e dei propri genitali e la gioia e il piacere di toccare il proprio corpo, la masturbazione infantile precoce. Prevede anche che si parli delle sensazioni legate alla sessualità, piacere, eccitazione, come componenti della gamma di sensazioni umane, e in questo ambito ne deriva il significato della sessualità come espressione di sentimenti di amore. L’obiettivo è il consolidamento dell’idea dell’identità di genere, come percezione sociale di sé. Tutto ciò per educare al rispetto delle differenze e il rispetto per l’equità di genere. E’ interessante che per far passare ciò il documento insista su diversi corpi e diversi sessi. Ci si aspetterebbe l’accentuazione della differenza psicofisica come valore per educare al rispetto. Sembra essere solo un richiamo che si deve fare perché i bambini sono fisicamente concreti, cioè le differenze fisiche per loro sono evidenti,  ma ciò a cui si tende è la positività dell’identità di genere.

Va evidenziato inoltre che i bambini  devono acquisire che i sentimenti d’amore (in quanto appartenenti alla gamma delle emozioni) sono naturali. Qualunque sentimento ed espressione d’amore. Così si fa passare nella mente del bambino che ogni emozioni che si prova è positiva perché la  prova e che quindi la  può attuare, perché l’esperienza e l’espressione delle proprie emozioni sono giuste e importanti. Si sta parlando di bambini dai 4 ai 6 anni.

Viene sottolineato che in questa età sono importanti l’amicizia e le relazioni con persone dello stesso sesso, per cui  si evidenziano i tipi diversi di relazioni familiari per terminare con la presentazione di diverse concezioni della famiglia, perché la famiglia ha  forme differenti. E il bambino deve prendere atto che c’è famiglia là dove ci si vuole bene, ci si ama. Il bambino così apprende che il criterio determinante e discriminante dell’essere famiglia è l’amore, e ci sarà famiglia fintanto che ci sarà l’amore.

Non mi si dica che qui non c’è una esplicita connessione con  la teoria del Gender.

Vi è una particolare insistenza sulla positività della relazione con persone  dello stesso sesso, che parte dall’amicizia per arrivare alle relazioni familiari. Ciò diviene preambolo affinché la relazione omosessuale sia recepita come una qualsiasi altra, secondo le proprie tendenze. A sua volta ciò va a  confermare che ogni relazione può essere famiglia. Avviene, così,  la destruttuzione e la decostruzione del concetto di famiglia naturale per affermare che là dove c’è amore tra le persone c’è famiglia, secondo il nuovo concetto. Così nel bambino si costruisce un nuovo atteggiamento  non solo sulla famiglia, ma in particolare sulle relazioni sessuali, che sono soggette solo e unicamente alle scelte individuali, come diritto di attuare le proprie inclinazioni. La famiglia naturale è uno stereotipo – ai bambini non viene usato tale termine, ma il contenuto passato loro è questo – che va modificato e sostituito con un altro concetto: tutto è famiglia. Cioè, viene presentata una serie di affermazioni, che per il bambino diventano verità, perché è la maestra o l’esperto che propone. Noi sappiamo che a quell’età i “grandi” detengono la verità.

Domanda: il nuovo concetto di famiglia diverrà anch’esso, con il tempo, uno stereotipo o sarà alieno dai condizionamenti sociali? Perché è risaputo che un concetto o un comportamento può divenire uno stereotipo attraverso i condizionamenti sociali.

In questa scheda, infatti, troviamo che si insiste sulle influenze sociali e culturali sulla sessualità, per cui occorre far capire al bambino tra i 4 e i 6 anni che le differenze di genere derivano dalla società, che ha costruito le differenze sessuali attraverso gli atteggiamenti culturali. Di qui i bambini devono imparare che  valori e norme cambiando da paese a paese, e che occorre liberare la persona dagli stereotipi e, in particolar modo, devono saper coglier che tutti i sentimenti sono giusti, anche se non sono giuste tutte le azioni intraprese sulla spinta di quegli stessi sentimenti.

E’ comprensibile come, ancora una volta, si faccia riferimento a valori e norme sociali, senza alcun nesso ad un’antropologia umana che radichi come valore nella persona. Il valore viene costruito e decostruito dalla cultura, che di epoca in epoca stabilirà ciò che buono o meno per l’uomo. Puro relativismo. E’ logico che la sessualità, in questa prospettiva, è ciò che la società determina in quel  momento storico. Ai bambini e successivamente ai ragazzi viene passato questo messaggio. Una sessualità mobile o fluida, come si suol dire. Ognuno avrà così modo di farsi una sua sessualità e un suo modo di viverla, secondo le proprie pulsioni e desideri del momento.

Nel contesto dei valori sociali, al soggetto si chiede comportamenti socialmente responsabili (chi determina questa responsabilità? a quali fondamenta si fa riferimento?), un atteggiamento aperto e non giudicante rispetto agli altri, in particolare ai diversi e alle norme che ciascuno si dà circa la sessualità, perché i diritti sono uguali per tutti. Su questo si può essere d’accordo, con l’aggiunta del valore intrinseco dell’uomo, che si apre alla trascendenza.

Vi è un’insistenza – quasi ossessiva – sui diritti e sul rispetto, per cui si chiede un atteggiamento aperto e non giudicante e il rispetto delle differenze. Mentre c’è la richiesta del rispetto delle differenze contemporaneamente si propone l’omologazione delle persone, con l’indifferenziazione  della sessualità. Si parte da diversi corpi e diversi sessi per arrivare all’indifferenziazione e allo svuotamento della realtà umana, dove tutti si adeguano all’equità di genere.

Il riconoscimento del valore della differenza psicosessuale delle persone è una conquista fondamentale e non va confusa con l’uguaglianza o equità. Secondo noi, i bambini devono apprendere che ogni persona è valore nella sua diversità ed è uguale nell’ambito del valore, ma che ognuno in quanto persona è diversa e diversificata ed è questa diversità e differenza che va acquisita come elemento fondamentale per una società equa. Ogni individuo è uguale ad ogni altro da un punto di vista valoriale, ma è differente come persona.

Identità della persona, differenza da ogni altra, e parità/equità di valore di ognuna, questi sono contenuti che, devono essere di fondamento di ogni processo educativo  e che vanno coniugati assieme: non c’è conflittualità tra loro, se non quella che creano gli uomini.  Senza questo criterio si passano contenuti di per sé schizofrenici, che in prospettiva strutturano atteggiamenti conflittuali nei bambini e negli adolescenti. Di conseguenza ci si troverà di fronte a che ogni “bisogno” individuale diverrà richiesta e pretesa di diritto, che la società deve soddisfare.

In tutto questo, ci si dimentica che siamo in periodo delicato circa la costruzione della personalità e l’identità psicosessuata, in cui l’esigenza di differenziazione dalla madre e dalle altre persone avviene in concomitanza con il bisogno di consolidamento dell’identificazione del proprio sé corporeo sessuato, in cui operano processi come il complesso edipico. Dall’impostazione delle schede non emerge nessuna attenzione al processi psicologici dell’età: è come se ci si trovasse di fronte a un/a bambino/a neutro/a, su cui operare per ostacolare la condensazione e le incrostazioni degli stereotipi e quindi impedire le relazioni affettive fondamentali.

E’ l’impressione che si ha nell’ambito dell’argomento sessualità e diritti, in cui attraverso una serie di domande il bambino viene messo di fronte al problema dell’abuso senza collocarlo nel contesto di crescita. Significa parlare ai bambini di certe pratiche sessuali e di certi comportamenti, che vanno ad anticipare lo stadio di sviluppo. Almeno così sembra. Infatti, nel documento viene espresso chiaramente che vi è fretta di anticipare i contenuti per evitare certe brutte sorprese. Non si tiene conto che anticipare i contenuti, come già detto, sottopone il bambino ad uno sforzo psicologico e lo fa entrare in ambiti comportamentali non corrispondenti all’età.

Occorre tener presente che, tra le varie attività del bambino l’uso della fantasia sem­bra essere preminente in questo periodo. Egli vive tra il mondo del desiderio, della fantasia e quello della realtà.

L’attività fantastica, dell’immaginazione, ha un partico­lare sviluppo: si fonda sulla conoscenza parziale – propria dell’età – della realtà. Il bambino trasforma questo materiale a suo modo e maniera e costruisce un mondo a lui congeniale, cioè adatto alle sue possibilità psichiche. Di fronte alla curiosità sessuale occorre star attento a quello che si dice, tenendo presente che è particolarmente suscettibile all’argomento corporei e alle sue funzioni.

Per il bambino l’attività fantastica  non è una pura eva­sione, ma un processo psichico fondamentale, che gli permette di fare le prime elaborazioni mentali e attraverso fasi succes­sive arrivare a capire la realtà interna ed esterna a sé. Cioè, di­stinguere i vari piani della realtà.

E’ un cammino e ciò deve mettere in allerta l’adulto, quando spiega e ri­spiega le cose a un bambino di questa età, comprese quelle concernenti l’educazione ses­suale. Dovrebbe rendersi conto che il bambino “per capire capisce”, è intendere che gli è dif­ficile, proprio per questa caratteristica della tra­sformazione della realtà.

Il bambino esprime la sua fantasia in modo particolare con l’attività ludica. Il gioco è uno strumento a disposizione del bambino per esplorare l’ambiente, sviluppare le proprie capacità e supe­rare le frustrazioni affettive ed emotive. Il gioco assume valore simbolico: in esso proietta, secondo particolari modalità, i pro­pri bisogni insoddisfatti e i conflitti non risolti così che il gioco, oltre il valore diagnostico, prende anche il significato di mezzo terapeutico, per scaricare tensioni e riequilibrare lo stato d’animo. Gli educatori che sanno questo non possono strumentalizzare il gioco per dare ai bambini una serie di informazioni  che anticipano lo sviluppo e che vanno a modificare i contenuti della realtà e  incentivare la fantasia oltre il limite.

[1] Per non ripetere costantemente le citazioni abbiamo usato il corsivo che ripropone quanto scritto nello Standard.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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