Dichiarazione d’intenti dello Standard/OMS – Educazione sessuale informale e formale – G.G.

searchDichiarazione d’intenti dello Standard/OMS – Educazione sessuale informale e formale – G.G. – La prima parte del documento si apre con una dichiarazione d’intenti, che riassume in poche righe gli obiettivi, i contenuti e le persone a cui è rivolto lo Standard. La riportiamo interamente.

“Il presente documento illustra gli Standard raccomandati per l’educazione sessuale. Gli Standard indicano ciò che bambini e ragazzi, nelle diverse età dovrebbero sapere e comprendere, quali situazioni o sfide dovrebbero essere in grado di gestire a tali età e quali valori e atteggiamenti è necessario che essi maturino per poter crescere in modo gratificante, positivo e sano per quanto attiene la sessualità”.

 Educazione sessuale formale e informale – Lo Standard  sottolinea che  nell’ambito dell’educazione sessuale e nelle fasi più precoci dello sviluppo la fonte di conoscenza è quella informale, con il predominio dei genitori, che nelle fasi iniziali hanno un’importanza fondamentale. Per ora si sofferma a dire che i genitori siano la fonte principale delle conoscenza sessuali nella primissima infanzia. Invece,  successivamente d più e più volte affermerà essere compito primario delle istituzioni scolastiche offrire quella educazione che preservi i bambini e gli adolescenti da possibili problemi futuri.

Ecco, allora che sin dalla primissima infanzia (dallo 0 ai 4 anni), dovrà esserci l’educazione formale, che sarà compito degli  esperti/accreditati, che si occuperanno in particolare della prevenzione dei problemi, che investe la sfera della sessualità e dell’intimità.

Già nella premessa, il  documento ritiene determinante la presenza  di esperti/consulenti, che concorrano con un approccio positivo a prevenire possibili problemi con le  istanze di pertinenza, efficacia, accettabilità e attrattiva per i giovani.

Viene anche affermata una certa complementarietà tra educazione formale e informale, per cui i genitori sembrano essere fondamentali per la crescita dei giovani,  che hanno bisogno di amore, di spazi propri e sostegno nell’ambiente sociale per potersi formare una propria identità sessuale. Teniamo presente che il documento è stato elaborato affinché  ci sia un’educazione sessuale formale, fatta da  professionisti, che giocano un ruolo determinante per far acquisire conoscenze e determinate competenze ai bambini e agli adolescenti. Certamente le schede non sono fatte per i genitori, ma sono chiaramente indirizzate a che ne sa per poterle applicare.

Nelle affermazioni d’intenti sembra un distillato di saggezza, quando si afferma che l’educazione sessuale deve essere adeguata rispetto all’età, e in particolare rispetto allo sviluppo, e che la risposta deve essere sempre adeguata a ciò, per cui, può essere necessario tornare sugli stessi argomenti in età differenti al crescere dell’età: al crescere dell’età gli stessi argomenti verranno illustrati in maniera esaustiva. Ciò risponde ai processi di crescita del bambino e degli adolescenti, tuttavia non sempre l’età anagrafica coincide  con quella psicologica. Questo comporterebbe di usare modi e tempi differenziati a seconda dei processi di maturazione del singolo. Che vi siano delle differenze nei processi di maturazione, viene rimarcato dallo stesso documento. Tuttavia, come si vedrà nell’analisi delle schede,  la saggezza intenzionale, non è più tale quando in esse vengono proposti i contenuti secondo età fisse e secondo il criterio dell’anticipazione dello stadio di sviluppo. E’ probabile che l’esigenza di evitare problemi ai bambini abbia fatto dimenticare l’intenzione originaria e abbia predominato l’anticipazione degli argomenti sugli aspetti psicologici.

Ci si augura che siano solo queste le motivazioni, cioè una svista nella complessa articolazione degli argomenti e non, invece, l’obiettivo di radicare nel bambino, sin dalla piccolissima età,  il dubbio sull’identità e la proiezione verso l’indifferenziazione dell’identità sessuale. Tanta può essere la fobia di destrutturare gli stereotipi, che viene persa di vista la realtà dello sviluppo del bambino e dei suoi reali bisogni.

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Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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