Come parlare ai figli della sessualità? – Gilberto Gobbi

I bambini e la sessualitàCome parlare ai figli della sessualità? – Gilberto Gobbi –

E’ una domanda che i genitori rivolgono spesso all’esperto, che non sempre ha la risposta specifica immediata e adatta alla situazione particolare. La richiesta è fattibile, anzi si va proprio per essere aiutati; occorre però non delegare e non adagiarsi in una pigrizia psicologica, che danneggia la rela­zione educativa.

Alcune modalità sono state accennate nelle pagine prece­denti. Ma conviene riprendere ed entrare nel dettaglio.

 Ritengo in generale, che nell’educazione, vi siano poche regole a cui riferirsi. In modo particolare, in quella ses­suale vi è la necessità di avere sempre presenti le tappe evo­lutive della crescita psicoaffettiva del bambino.

Se regole vi sono, ritengo che siano poche ma importanti.

 1 – La prima regola è di attenersi al “buon senso” – Ciò comporta avere presente sempre la realtà, non quella che noi vorremmo, ma quella che è.

La realtà è il bambino, che cresce e vive le sue tappe evo­lutive, con i problemi caratteristici di ogni età. Per questo ci siamo sof­fermati e anche dilungati sul bambino, sulle sue tappe evolutive e i problemi sessuali propri di ciascuna età.

Conoscere il soggetto – bambino – è essenziale per svol­gere l’opera educativa.

Il buon senso ci conferma che ogni bambino è diverso, non solo perché è biologicamente differente, ma perché vive in un ambiente suo e reagisce a quello che sente, vede e prova, a suo modo.

Il buon senso ci ricorda che l’educazione sessuale è un percorso, che non termina con le spiegazioni scientifiche, con le informazioni biologiche, perché, che lo vogliamo o no, l’educazione sessuale ha un contenuto che è educazione alla vita e all’amore.

Il buon senso, se ascoltato, ci dice ancora che occorre una concordanza valoriale tra genitori nella relazione tra loro e con i figli. Cioè, nessuno può insegnare a nessuno, se non vi è di­sponibilità al confronto e al cambiamento. Osservare l’evoluzione sessuale del bambino comporta rendersi conto di quanto sente e vive. Questo anche da parte degli educatori scolastici, i quali hanno da concordare con i veri responsabili dell’educazione del figlio, i genitori.

Di “buon senso”, nonostante i mezzi tec­nologici, la televi­sione ed internet, il permissivismo educativo imperante, ce n’é ancora in giro. E’ importante recuperarlo e non lasciarsi pren­dere dalla superficialità.

 2 – La seconda regola è di usare un linguaggio semplice – Sembra superflua questa regola. Invece, è sempre più ne­cessario ricordarla. Parlo di un linguaggio semplice e anche dell’uso di immagini comprensibili e adatte all’età. Non vi è bisogno di paroloni, né di immagini stucchevoli, elaborate, che gratificano il grande, ma mistificano in questo modo l’educazione.

Non c’è giorno, infatti, che non si legga di insegnanti pro­gressisti ed ideologicamente evoluti, (anche di esperti progressisti e ideologicamente evoluti), che facendo educazione sessuale (così ritengono) usano con i bambini una spudorata violenza e del linguaggio  e delle immagini. Vi sono pure ge­nitori che “dicono tutto” al loro figlio sul sesso, a qualunque età e con “un linguaggio scientifico”. Si spera, almeno non volgare. Ritengono così di aver assolto, una volta per tutte, al compito di genitore.

Ad ogni età i suoi contenuti. Con parole semplici e adatte.

E’ il bambino stesso che indica che cosa vuole sapere e come lo vuole sapere.

 3 – La terza regola è di dare risposte, sempre – Tra i grandi si dice che “a domanda, vi deve essere una “ri­sposta”: è il minimo della buona educazione. Perché non ap­plicarla anche ai piccoli?

Se il bambino chiede, ha diritto ad una risposta, anche su argomenti di sesso. Un risposta semplice, ma una risposta.

E’ peggio tacere: il silenzio complica la situazione.

Il “non detto”, tanto in uso nelle relazioni anche familiari, crea sospensione, attesa, mistero. Permette all’interlocutore di pensare e immaginare quello che ritiene più consono a lui, spe­cialmente nell’ambito sessuale.

Da parte dei grandi vi è spesso la brutta abitudine, di ri­spondere ad una domanda con un’altra domanda. E’ un modo per sfuggire, per non coinvolgersi, per prendere tempo.

Come non è una risposta, ma una controdomanda imbaraz­zante per chi se la sente riproporre:  “Ma sono domande da farsi, queste?… Adesso non ho tempo… Capirai quando sarai grande…”. Quante cose dovrà capire quando sarà grande!

Il bambino ha bisogno di risposte ora, non quando sarà grande, perché allora le sue risposte se le sarà trovate da sé.

Non lamentiamoci se, con il tempo, i figli non chiederanno più, e spesso si rivolgeranno ad altre persone fuori casa.

 4 – Le risposte devono essere brevi, semplici e circoscritte – Un linguaggio semplice e circoscritto è il più consono per il bambino e il più efficace nell’offrire contenuti sulla sessua­lità. Cioè, circoscritto alla domanda senza fare conferenze e dare spiegazioni che allargano troppo il contenuto. Se avrà bi­sogno di ulteriori spiegazioni, sarà lui stesso a richiederle. Sempre che siamo stati tempestivi e semplici.

Oltre al linguaggio parlato, vi è quello del comportamento, che, come già si è visto, incide sull’educazione e rimanda co­stantemente dei contenuti su aspetti della vita, i più diversi.

Spesso mi sono sentito dire che in casa non si parlava di sesso, perché era una cosa importante, da rispettare, su cui non si poteva scherzare e anche perché i genitori non sapevano come affrontare l’argomento. Il comportamento dei grandi, dovuto o ad una mentalità chiusa o ad un argomento conside­rato tabù, ha rinviato ai bambini di allora il messaggio, in cui era esplicito che la sessualità era una cosa seria, un argomento difficile, che rientrava nel mistero della vita e che ciascuno avrebbe imparato nella vita stessa, senza bisogno di tanti di­scorsi. Allora non si davano risposte, oggi se ne danno troppe, di tipo tecnico, spesso senza sapore umano, cioè senza valore. Il mistero della sessualità è legato al misero della vita e dell’amore. I figli vanno orientati a entrare in questo mistero, che li ha visti nascere, crescere ed essere amati. Nell’ambito del valore della vita e della sessualità radica l’amore, senza valore non vi è possibilità di dare senso e significato alla sessualità. (Gilberto Gobbi, I bambini e la sessualità. L’educazione affettivo-sessuale da 0 a 10 anni, ed.  Centro Evolution, Verona 2010,  95/97)

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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