C’era una volta un “casalingo” alla corte del Miniver (Largo Orwell n.19/84)

C’era una volta un “casalingo” alla corte del Miniver (Largo Orwell n.19/84)

Cari lettori e cittadini, tutto è cominciato quando una mamma mi ha contattato per chiedermi un parere su “Il gioco del rispetto”. La prima parte di questo scritto è stato pubblicato sul blog http://www.vitanuova.it e riguarda le figurine “Mamma e Papà”, la seconda parte dello scritto è stata pubblicata sul settimanale Vita Nuova di Trieste del 27 marzo 2015 e riguarda le figurine “Casalinga e Casalingo” e “Calciatrice e Calciatore”. Si tratta di un percorso. Questo è l’inizio

dal blog di Vita Nuova Trieste

 

giocodelrispetto

Gioco del Rispetto: perfino i disegni non vanno bene

Nel Gioco del Rispetto vengono usati disegni che non favoriscono la maturazione dei bambini. Facciamo un esempio.

di Dott. Valentina Morana
Psicologa investigativa-Psicoterapeuta

Su richiesta di un genitore che mi ha contattato per una spiegazione tecnica di questa scheda, così rispondo:
Questa scheda viene proposta a bambini di ¾ anni, cioè soggetti in formazione, come spunto educativo. Da quello che si può osservare, tutti i soggetti rappresentati non hanno orecchie né naso. Le figure in giallo e nero hanno il braccio sinistro nascosto dietro la schiena, le figure in verde invece hanno la mano destra nascosta. Il soggetto raffigurato come papà ha i capelli come il soggetto raffigurato vicino alla “figura mamma”, e ugualmente il soggetto raffigurato come mamma ha i capelli come il soggetto raffigurato vicino alla “figura papà”.

Analisi
Qui gli adulti e i bambini sono rappresentati come fotocopie, e i bambini hanno abbigliamento identico: questo crea confusione in chi deve osservare, e soprattutto creare la propria immagine. La mancanza del naso, delle orecchie, delle braccia e delle mani, rendono difficile al bambino, la identificazione dello schema corporeo che è in costruzione in quel periodo. Perché il bambino apprende soprattutto dall’osservazione. Le orecchie ma soprattutto il naso, sono aspetti fisici identificativi del sesso dell’individuo, e qui sono assenti. Però parliamo di bambini in formazione, che in quanto tale, necessitano di tutti i punti di riferimento dello schema corporeo. Da questo punto di vista, questa scheda è un errore tecnico per l’età a cui è rivolto.
C’è poi la mano nascosta. Nei bambini può stimolare lo stato d’animo del timore, come espresso alle volte da quei bambini che per timidezza o timore, mettono entrambe le mani dietro la schiena, o nascondono una delle due. Oppure quando hanno difficoltà di contatto. Perciò l’immagine rischia di stimolare questo.
Creare due immagini simili, senza elementi identificativi, in realtà complica la conoscenza di sé e del mondo. L’immagine ambigua (nel senso letterale del termine) crea il dubbio, con eventuali ripercussioni sulla crescita psicofisica dei bambini. Noi psicologi, sappiamo molto bene che il dubbio nell’essere umano, è come un mostro psichico che frena l’azione e la propria autodeterminazione.

 

dal settimanale Vita Nuova Trieste

Mi è stato chiesto di analizzare il contenuto del kit “Il gioco del rispetto”. Comincio dalle figurine (memory card). Ho suddiviso lo studio in tre blocchi: il primo blocco contiene le figurine pilota raffigurate come “mamma” e papà” e sono state già brevemente analizzate e descritte; il secondo blocco contiene le figurine maschio e femmina e il terzo blocco le figurine neutro.

Questo è il secondo blocco. Ho scelto due esempi.

Primo esempio maschio e femmina:

                                                  CASALINGA     CASALINGO

casalinghi copia

 

Le due figure, che dovrebbero rappresentare il maschio e la femmina, sono assolutamente identiche, a parte il particolare dei capelli. Per un bambino di tre, quattro o cinque anni, stabilire le differenze è impossibile perché mancano aspetti sia maschili che femminili. Però stabilire le differenze è necessario per apprendere. L’immagine dello stirare non rimanda a un’espressione di parità familiare ma rimanda a un’immagine sterile, priva di elementi identificativi del corpo umano, come scritto in precedenza. Il bambino in crescita ha bisogno di decodificare le informazioni del mondo, per conoscere chi è lui e chi sono gli altri. Le divise che le due figure portano, non descrivono la realtà concreta del vivere, ma richiamano piuttosto echi orwelliani.

Qui possiamo osservare l’introduzione di uno stereotipo.

Oggi molti padri stanno in casa, mentre le mogli lavorano. Poi ci sono genitori che lavorano entrambi e che in casa si suddividono i compiti. Perciò catalogare in questo modo “casalinga-casalingo” due figure che stirano, crea sicuramente confusione nei bambini che hanno i genitori che stirano entrambi e che lavorano.  Ricordiamoci che parliamo di esseri umani in crescita, che apprendono e decodificano le informazioni e le emozioni visive, in modo diverso dall’adulto.

 

Secondo esempio: maschio e femmina

                                             CALCIATORE      CALCIATRICE

Risultati immagini per la calciatrice nel gioco del rispetto
In queste due figurine, è possibile maggiormente osservare, l’abbattimento delle differenze fisiche tra maschio e femmina. I capelli e la maglia leggermente più ampia nella figurina calciatrice, dovrebbero avere la funzione di rappresentare la femmina. E’ evidente la forzatura. Solo che per un bambino, che deve decodificare il mondo attraverso l’identificazione delle differenze, queste immagini rendono impossibile questa azione.

I visi di tutte le figurine segnate come memory card, sono tutti identiche, senza naso e senza orecchie, cioè senza aspetti morfologici che descrivono la struttura umana: è perciò rappresentata incompleta e piatta. Ma quando si propone ai bambini un contenuto di conoscenza, deve essere completo, per aiutarlo aidentificarsi e a identificare. In questo caso, trattandosi dell’Uomo e del suo sviluppo, lo schema corporeo rappresentato, doveva essere completo e preciso. Anche per avere una traccia base, che permetta, in casi di disagio, di osservare le eventuali mancanze nel disegno del bambino. Se l’adulto toglie, (in questo caso dal disegno), non è poi più possibile lavorare sulle eventuali mancanze spontanee del bambino nel disegno, perché indotte in partenza.

La prima cosa che un bambino osserva della persona, è il viso perché il viso è comunicazione. Ma qui i visi sono tutti uguali e sono associati a divise di vario tipo. Questo induce caos e non è rappresentativo della realtà che ci circonda. L’approccio al disegno da parte del bambino è molto diverso da quello di un adulto. I bambini devono essere lasciati liberi di disegnare e non devono essere veicolati dentro schemi rigidi, come qui invece appare.

Dott. Valentina Morana

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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