La vecchiaia – U. Galimberti

LA VECCHIAIA – “La vecchiaia è una ricchezza solo se l’esperienza acquisita può essere scambiata in una dinamica di gruppo come accadeva presso i primitivi, ma quando questo scambio simbolico si rivela impossibile, la vecchiaia diventa un insignificante accumulo di anni che la società atomizzata deve sopportare e sopporta, traducendo in una morte sociale anticipata la vita biologica inutilmente guadagnata perché non scambiata. Resa “naturale” dalla vecchiaia che la scienza medica ha prolungato, la morte non commuove più; circoscritta nella cellula familiare è seppellita senza lutto e senza quella festa con cui i primitivi, per i quali non esisteva una morte “naturale”, propiziavano gli spiriti avversi che quella morte avevano procurato. Liberandoci da queste “superstizioni primitive”, la scienza medica ci ha liberato anche del significato collettivo della morte, per cui si muore da soli, per ineluttabilità “biologica”, “naturalmente”, senza partecipazione”.  (U. Galimberti, Il corpo, Ed. Feltrinelli, Milano 2013, pp. 92-93).

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