Le proprie radici – Gilberto Gobbi

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 “Chi sono io” é una domanda che sgorga spontanea e qual­che volta irrompe con violenza nella vita della persona.

La domanda si colloca come ricerca della propria identità e del proprio orientamento esistenziale ed ha origine nelle pro­fondità, dove radicano i fondamenti del proprio essere. La con­sapevolezza delle proprie radici diviene l’obiettivo verso cui si orienta il pro­cesso del tempo presente, che ingloba il passato e si proietta nel futuro.

La persona è il prodotto delle sue radici, della sua origine e perviene alla consapevolezza di se stessa se riesce a percepirsi e a sentirsi come parte integrante di una tradizione, di un pas­sato che è prima di lei, ma che continua in lei e si prospetta nel futuro.

Il problema delle radici non è solo un’esigenza di cono­scenza razionale, perché vi è un bisogno interiore di sentirsi parte e di vi­versi come una realtà identificata, profondamente connessa a qual­cuno che ha preceduto, che si sente dentro, di un esserci come con­dizione di una vita, che proviene da un’altra vita.

All’origine stanno il padre e la madre, e prima di loro  altri pa­dri e altre madri.

Sembra esserci una legge inscritta nel profondo della per­sona, come tendenza, secondo cui nessuno debba sentirsi in­gannato sulle proprie origini. Sapere, conoscere, sentire le pro­prie origini, accet­tarle come parte di sé, metabolizzarle come essenza di sé,  ga­ranti­scono la possibilità di vivere in armonia con se stessi, attra­verso le trasformazioni delle situazioni, uti­lizzandole con dinami­smo per viversi bene come unità.

Vi sono persone, che in psicoterapia raccontano, con tri­stezza e spesso con sofferenza, che da piccole credevano di es­sere dei tro­vatelli, raccattate al bordo di una strada e adottate dai loro genitori. Raccontano le ansie, l’incertezza, l’instabilità emozionale, le con­tinue ricerche di conferme da parte della madre e del padre, le ac­centuate gelosie nei confronti di fratelli o sorelle, che invece con­fermano la loro sicurezza sulla loro filiazione. Queste persone hanno dovuto sopportare  sorrisi e anche  sbeffeggiamenti degli adulti, incapaci di cogliere il pro­fondo travaglio interiore dei loro figli, i quali nella fase adulta, interrogandosi sulle origini, mette­vano in dubbio la loro capa­cità di viversi come  padre o come ma­dre.

Il problema di conoscere le proprie origini genitoriali è pre­sente nei figli adottivi, che prima o dopo chiedono di sapere da dove provengono.

Il loro vissuto psicologico si amplifica quando viene spie­gata e confermata la loro identità. Per quanto venga presentata con deli­catezza, la notizia va a convalidare la realtà emotiva fino a quel momento inconsciamente vissuta. In loro scatta un ingorgo emo­tivo interno; all’inizio vi può essere anche un arre­sto nel loro sviluppo psicoaffettivo, come un rifiuto di conti­nuare a crescere. E’ doloroso il dover prendere coscienza che la loro identità proviene da due situazioni, mentre per gli altri da una sola.

Il “chi sono” e “da dove vengo”, da quale grembo e da quale realtà maschile e femminile, divengono domande spesso ossessive, prima interne, che mettono in moto una esigenza di ricerca delle proprie origini, e poi attivano  comportamenti di­sadattati con i genitori adottivi, affettivi.

Le origini urgono e spesso sembrano spazzare via anni di vita e di cure da parte dei genitori “affettivi”, che  fanno molta fatica a capire quello che sta avvenendo al figlio; alcuni chie­dono aiuto, al­tri cercano nella sofferenza di sbrigarsela da soli. Il loro vissuto è di rifiuto della situazione; anche se si sforzano di capire e di giusti­ficare, si sentono respinti, dopo tutto ciò che hanno fatto e l’amore donato per crescere un/a figlio/a, che ora sembra disconoscerli come genitori e si proietta nella ri­cerca di un passato, che dovrebbe essere dimenticato.

 Le origini, però, sono le origini. [Gilberto Gobbi, Il padre non è perfetto, Ed. Via Nuova, Verona pp. 17-18].

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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