Il proprio nome

Il proprio nome – Vi è  in ogni bambino, alla sua nascita,  una notizia, che si  condensa rapidamente e  forma un nucleo centrale del suo essere: è  quel suono variamente modulato che codifica il suo nome.

cammello-1832Il nome ogni giorno viene ripetuto molte volte e da persone diverse per avere, di riflesso, un sorriso, un’esclamazione, un segnale d’intesa. Il nome è pronunciato spesso in un contesto di tenerezza, è accompagnato da una carezza e da un vezzeggiamento che rinforza l’atmosfera di calore e di interesse che circonda la sua persona. Per tutti, grazie al tipo di esperienza che  si vive nei primi anni di vita, il proprio nome diventa importante in senso positivo o anche negativo. E’ il primo elemento con cui l’Io si identifica; il nome equivale alla sua identità. “Il più importante punto di riferimento della nostra identità personale, per tutta la vita, rimane il nostro nome; esso è caldo, centrale, è simbolo di tutto il nostro essere” (Allport W.G.). Sembra esserci uno stretto legame tra il proprio nome e l’autostima, in quanto le due variabili  sono molto legate. Amare il proprio nome significa amare se stessi e  il proprio essere, punto di partenza per il lungo cammino di maturazione personale.

Essere soddisfatti e felici del proprio nome non significa necessariamente essere persone mature; è però decisivo il giudizio soggettivo che la persona formula sulla propria realtà d’essere, anche se occorre una verifica oggettiva del giudizio stesso. Questo criterio di maturità, fondato sulla percezione gradevole e positiva del proprio nome, è molto soggettivo, ma serve sia per affermare il valore (parziale) che riveste, sia per rimarcare la dinamica della formazione dell’immagine di sé.

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Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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Una risposta a Il proprio nome

  1. nickmurdaca ha detto:

    Vorrei aggiungere una testimonianza personale non richiesta a riprova degli effetti psicologici del proprio nome: l’abbreviativo Nick – Nico – sta per Domenico. Durante un colloquio di lavoro decisi di farmi chiamare con il nome di battesimo per esteso, con l’intento – almeno questa era la convinzione di allora – di trasmettere al mio interlocutore serietà e affidabilità. In realtà, mi stavo auto-ingannando – almeno questo è la convinzione di oggi – quello fu un espediente escogitato per tranquillizzarmi. E funzionò. Oltretutto scoprì il perché e la circostanza permise di conoscermi meglio. Grazie per lo spunto.

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