L’IDEOLOGIA DEL GENDER (I^ PARTE) – Gilberto Gobbi

L’IDEOLOGIA DEL GENDER (I^ PARTE) – Gilberto Gobbi

Obiettivo – L’obiettivo di questi interventi è quello di introdurci alle sfide della nuova ideologia, che da qualche decennio si è espansa in tutto il mondo: si tratta dell’ideologia del gender. Ora è appannaggio della cultura dominante. Si è imposta con un nuovo linguaggio, nuove norme, valori, stili di vita, invadendo anche l’ambito educativo con la proposta/imposizione di nuovi contenuti. L’ideologia del gender  si è imposta con un successo impensabile in tutto il mondo, divenendo globalmente normativa. E’ necessario conoscerne la storia, le radici culturali, i contenuti e le proposte impositive, che stanno divenendo una imposizione dittatoriale.

Di volte in volta, attraverso queste pagine, presenterò alcuni aspetti della teoria/ideologia del gender con la speranza di essere utile a chi cerca di conoscere e di saper destreggiarsi tra i contenuti offerti al “minor offerente” e a chi non accetta e non subisce supinamente. Di fronte all’ideologia del gender va usata la ragione e il buon senso. Con atteggiamento critico/costruttivo vanno presentati i valori a cui l’uomo – per essere tale – non può rinunciare.

Che cos’è l’ideologia del gender? – L’ideologia del gender è la nuova ideologia alla quale fanno riferimento l’ONU e le sue varie agenzie, in particolare l’OMS, l’Unesco e la Commissione su Popolazione e Sviluppo. E’ anche diventata il quadro di riferimento ideologico delle Commissione di Bruxelles, del Parlamento Europeo e dei vari Paesi membri dell’Unione Europea. Ispira i legislatori dei vari Paesi che producono numerosissime leggi che ridefiniscono la coppia, il matrimonio, la filiazione e i rapporti fra uomini e donne, in nome del concetto di parità e degli orientamenti sessuali.

E’ un’ideologia che si presenta all’insegna della liberazione soggettiva da costrizioni ingiuste, del riconoscimento della libertà e dell’uguaglianza di ciascuno davanti alla legge. Sono valori per i quali sarebbe difficile essere in disaccordo, se non fossero impregnati di relativismo, in cui ogni cosa è anche il contrario di essa.

Questi termini rivestono lo stesso significato? O mascherano una concezione diversa, che viene imposta alla popolazione senza che i cittadini siano consapevoli di ciò che rappresenta?

 Che cosa dice la teoria del gender? – In sintesi, questa ideologia afferma che il sesso biologico va dissociato dalla dimensione culturale, ossia dall’identità di genere, che si declina al maschile e al femminile e anche in un genere neutro. La realtà è l’indifferenziazione in cui rientra ogni sorta di orientamento sessuale. Ciò permette di affermare l’uguaglianza tra gli uomini e le donne e così di promuovere le diverse identità sessuali. Il genere maschie e femminile non si inscrive nella continuità del sesso biologico, ma è semplicemente la conseguenza di una costruzione culturale e sociale.

 Come sarebbe costituita ciascuna persona? – Secondo la teoria del gender ognuno è bisessuale, cioè l’uomo e la donna hanno ognuno una parte maschile e una parte femminile. Il sesso biologico non condiziona  né lo sviluppo psicologico della persona né quello della vita sociale. Così al maschile e al femminile si previlegia l’asessualità o l’unisessualità. Gli orientamenti sessuali sono plurimi e ciascuno ha la possibilità di fare la sua scelta. Per cui ognuno è quello che sceglie di essere.

 E le differenze sessuali? – Niente sesso maschile o femminile, ma l’indifferenziazione del soggetto. La società non si deve organizzare attorno alle differenze sessuali, che sono fuorvianti e discriminanti, ma deve riconoscere che tutti gli orientamenti sessuali sono possibilità di dare diritto  alla plurisessualità degli esseri umani. Va denunciata  l’ingiustizia perpetrata nei secoli dall’eterosessismo e decostruire tutte le categorie che hanno facilitato tale oppressione.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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