Mario Pescante, un nuovo mostro per la lobby gay

Mario Pescante, un nuovo mostro per la lobby gay di Tommaso Scandroglio 17-01-2014 – La nuova bussola quotidiana

Gli antichi greci parlavano di hýbris quando qualcuno in modo tracotante osava sfidare gli dei. In genere questi ultimi la facevano pagare cara al tracotante. Oggi per punire l’hýbris contemporanea gli attivisti omosessuali e i pensatori politicamente corretti si sono sostituiti agli dei dell’Olimpo e castigano con severità chi non ossequia nei debiti modi il verbo omosessualista. Il tracotante del giorno è Mario Pescante, ex presidente del Coni e membro del Cio (Comitato Olimpico Internazionale).

Pescante in merito ai prossimi giochi invernali di Sochi ha avuto l’ardire di sostenere, in una conferenza stampa, quanto segue: «La Cecenia è molto vicina a Sochi e i controlli sono molto severi ma c’è un altro tipo di terrorismo che ci preoccupa, quello politico in nome di diritti che tutti noi condividiamo ma che non devono essere avanzati solo in occasione di un’Olimpiade». A cosa si riferiva? «È assurdo – continua Pescante – che un Paese così [si riferisce agli Usa] invii in Russia quattro lesbiche per dimostrare che in Russia i diritti dei gay sono calpestati. Lo facciano in altre occasioni. I politici approfittano dell’Olimpiade. Basta con queste strumentalizzazioni: i Giochi non possono essere l’occasione e il palcoscenico per rivendicare diritti che lo sport sostiene quotidianamente. E meno male che 2.700 anni fa si fermavano anche le guerre per i Giochi. Ora assistiamo a atti di terrorismo politico. Su questo farò un intervento al Cio».

Pescante alludeva alla decisione del Presidente Obama di disertare la cerimonia iniziale delle Olimpiadi invernali – identica decisione presa dalla Francia e dalla Germania – di mettere a capo della delegazione americana la campionessa di tennis Billie Jean King, icona del movimento gay, e di farsi rappresentare nella cerimonia di chiusura da Chaitlin Cahow, giocatrice di hockey e lesbica dichiarata. Obama in tal modo vuole far sapere a Putin e al mondo intero che le sue leggi omofobe – così commentano gran parte dei tabloid – non sono accettate dal popolo americano.

Come è accaduto con Barilla anche in questo caso dopo l’uscita di Pescante si è scatenata l’ira dei gay, i quali hanno inventato una nuova disciplina olimpionica: tiro al bersaglio umano. Riportiamo due reazioni tra le tante. Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center: «Gli atleti italiani impegnati a Sochi dovrebbero dissociarsi dalle dichiarazioni di Pescante che offende non solo il rispetto dei diritti dei gay, ma anche ciò che lo sport può rappresentare nel rispetto dei diritti civili e umani. Forse vorrebbe che a Sochi non si esprimesse in modo simbolico e democratico il dissenso verso l’aberrante legge anti-gay di Putin. Pescante attacca Obama e difende Putin, roba da matti».

Poi l’on. Ivan Scalfarotto, primo firmatario del disegno di legge sull’omofobia all’esame in questi giorni al Senato: «Pescante tratta con grande disinvoltura e minimizza questioni drammatiche legate alla dignità delle persone. In Russia esistono leggi liberticide che vanno contro quel senso dell’umanità che ogni persona e sportivo dovrebbe avere». Manco a dirlo il Corriere lancia il suo solito sondaggio on line tra i lettori: nel momento in cui va in rete questo articolo gli indignati sono il 57%.

Le reazioni irritate alle parole di Pescante sono senza fondamento. In primo luogo le leggi di Putin, come abbiamo spiegato da queste colonne (“Russia e gay, lo sport sbaglia battaglia”), non sono contro gli omosessuali, ma a tutela dei bambini. Viene infatti solo vietata la propaganda omosessuale a danno di minori. Tutto qui.

In secondo luogo se rileggiamo le parole di Pescante queste assomigliano più ad un giuramento di fedeltà al credo gay che ad una condanna delle condotte omosessuali. Infatti in riferimento alle persone omosessuali questi parla di “diritti che tutti noi condividiamo” e che “lo sport sostiene quotidianamente”. Pescante non ha detto nemmeno che sono buone le leggi di Putin, semplicemente ha fatto notare che non si possono strumentalizzare i gay per farsi pubblicità sul proscenio mondiale o usarli per mettere all’angolo l’avversario politico per motivazioni estranee a quelle del mondo dello sport. Per paradosso i gay avrebbero dovuto plaudere alle parole di Pescante perché li difendeva da strumentalizzazioni e ha così dimostrato di stare dalla  loro parte (ma l’ideologia gay tappa occhi e orecchie e fa spalancare solo la bocca). È come se avesse detto a tutti: le persone omosessuali non sono merce di scambio per strani maneggi politici. Perché allora dargli contro?

Ma per il mondo intollerante del politically correct non serve spingere la lama delle idee fino dentro al cuore dell’ideologia, basta sfiorarla anche con una carezza. È come l’alta tensione: chi tocca muore. E dunque se Obama è a favore dei gay e Pescante è contro Obama, in rispetto al sillogismo ideologico, significa che Pescante è contro i gay e questo è sufficiente per mettere alla gogna il povero ex presidente del Coni.

Cosa accadrà oggi? Ipotesi numero uno: Pescante non demorderà e farà sapere che non ha intenzione di cambiare una virgola di quanto ha detto. Ipotesi numero due: farà come Barilla e “rettificherà” dicendo che abbiamo capito tutti male e con la coda tra le gambe comparirà su youtube – il nuovo confessionale laico per i peccati contro il mondo – per compitare un mea culpa esemplare, ricco di espressioni contrite e gay friendly quali: “Mi scuso per le mie parole. In vita mia non ho mai discriminato nessuno, nemmeno le persone omosessuali e le loro famiglie. Le molte reazioni negative al mio discorso mi hanno fatto capire che in merito al dibattito sull’evoluzione dello sport secondo il genere sessuale ho molto da imparare. Il mondo dello sport ha bisogno di nuovi orientamenti anche in campo sessuale. Io stesso mi riprometto di aprire un tavolo di confronto con le principali associazioni gay per implementare nuove politiche inclusive e fin da ora propongo che gli atleti omosessuali non si debbano più sottoporre all’antidoping per fugare qualsiasi dubbio su atteggiamenti discriminatori nei loro confronti”.

Caro Lettore, secondo te come andrà a finire?

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Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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