La pieve di S. Giorgio in Valpolicella –

La pieve di S. Giorgio in Valpolicella di Margherita Del Castillo – 23-11-2013- La nuova bussola quotidiana

Risalgono addirittura all’età del bronzo i primitivi insediamenti umani sulla collina di San Giorgio in Valpolicella e i resti archeologici attestano che questo fu, fin dalle origini, un luogo prescelto per il culto. Anche i Romani, quando vi si insediarono intorno al II secolo a. C., costruirono un tempio, intitolandolo alla dea Lua, protettrice dell’agricoltura, di cui resta il nome inciso su una lapide. Il Cristianesimo arrivò più tardi e la pieve, nonostante il primo documento in cui se ne faccia menzione sia una bolla di Papa Eugenio III dell’anno 1145, sembra sia stata edificata nell’VIII secolo. Le iscrizioni presenti sulle colonnine del prezioso ciborio fissano la data di realizzazione del medesimo all’anno di grazia 712, consegnando l’edificio all’età di Liutprando (712–744) e rivelando l’identità dell’artefice, mastro Orso, coadiuvato, per l’occasione, dai suoi discepoli Juvintino e Juviano. Il monumento, finemente decorato con nodi e motivi geometrici, con la struttura a baldacchino che sovrasta altare e tabernacolo, mostra, infatti, le caratteristiche proprie di analoghi elementi architettonici longobardi.

All’interno della chiesa si respira un’atmosfera di raccoglimento, favorita dalla fievole luce che filtra attraverso le finestre aperte negli spessi muri di pietre a vista. A proposito di pietra, l’intero edificio è costruito con materiale locale, calcareo e rosato, e il suo soprannome, Ingannapoltron, deriva etimologicamente dalla ingente presenza di cave della zona, dette, appunto, ganna.

La purezza e la sobrietà dell’architettura si colora di lacerti di affreschi del XIV secolo sia sui pilastri che suddividono lo spazio in tre navate, sui quali si distinguono figure di santi e una Vergine con il Bambino, sia nell’abside occidentale e lungo le pareti. Qui, rispettivamente, si trovano rappresentati un Cristo Giudice in trono, con un manto rosso, una Cacciata dal Paradiso e un’Ultima Cena, dove compaiono, curiosamente, oggetti tipici dell’epoca. Lo stile semplice e arcaico di queste decorazioni contribuisce notevolmente ad aumentarne la forza espressiva.

Nei pressi della zona absidale, nel XII secolo, vennero eretti la torre campanaria e il chiostro, un tempo al centro di un ampio complesso di edifici che accoglieva la grande comunità di clerici addetti alla pieve. Di questo delizioso spazio si conservano solo tre dei quattro lati, caratterizzati dalla eterogeneità dei rilievi dei capitelli, il cui repertorio iconografico attinge dai bestiari e dai floralii fantastico religiosi medievali

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