Conflitti di coppia e mutualità – G.G.

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Erikson affermava, ma è anche l’esperienza positiva e negativa di ogni coppia, che “un uomo sarà più uomo nella misura in cui egli renderà la donna più donna e viceversa, perché solo due esseri unicamente differenti possono potenziare la rispettiva unicità”.

Nella relazione di coppia il potenziamento delle reciproche personalità passa attraverso la soluzione delle problematiche conflittuali. Questa soluzione, di norma, comporta un intenso travaglio di maturazione. Ci si trova di fronte ad un indispensabile e faticoso lavoro sulle resistenze e le chiusure reciproche per  scalzare le barriere, che bloccano la comunicazione.

Non è sufficiente comunicare, se non vi è anche la volontà di responsabilizzarsi di fronte al conflitto. Ciò permette di accedere alla radice dei contenuti  nascosti del conflitto stesso: atteggiamenti, stati d’animo, motivazioni gelosamente nascoste, sono il terreno fertile di insoddisfazioni e conflitti e  divengono la piattaforma della stessa comunicazione degli animi e l’apertura o chiusura all’intimità psicologica.

La coppia si trova all’inizio della soluzione dei conflitti quando uno dei due coniugi o tutti  due comprendono la negatività delle contrapposizioni e delle accuse reciproche e nel contempo la positività del valore della crescita personale, qualunque sia la soluzione.

Sembra che la risoluzione dei conflitti della coppia debba passare attraverso lo sforzo verso  un cammino di maturazione, in cui i gesti siano profondamente donativi senza implicite o esplicite richieste di reciprocità. L’atteggiamento dominante  deve essere quello di fare il percorso, di rivedere se stessi, di affrontare i blocchi della propria maturità e di sciogliere i nodi, che permettono una maggiore disponibilità e comprensione delle realtà individuali e di quella coniugale.

La legge della mutualità esige che  ciascuno si ponga di fronte a se stesso e all’altro con disponibilità al cambiamento e all’aiuto reciproco. L’apertura all’intimità psicologica favorisce la mutualità.

L’interazione profonda con l’altra persona può essere un impatto traumatizzante, soprattutto quando l’individuo è arroccato in un atteggiamento difensivo di comodo, da cui ha paura a muoversi per progredire.

E’ chiaro che gli urti frontali e a fondo cieco nel matrimonio vi sono  quando una o ambedue le persone si sentono toccate nelle rispettive lacune di personalità.

Spesso ho immaginato i coniugi, venuti in psicoterapia per essere aiutati a risolvere le loro conflittualità, ciascuno fermo in una parte opposta di un ponte. Ognuno ha l’atteggiamento di chi vuole che sia l’atro/a a muoversi e ad andargli incontro.  Ognuno adduce le proprie ragioni e ritiene, per i torti ricevuti, di essere nel giusto. Se rimangono così, arroccati nelle proprie posizioni e difese, con il tempo, vi è il rischio che ciascuno si allontani e prenda la sua strada, senza neppure il tentato di risolvere la problematica. Oppure quando l’altro/a chiede di rivedere la situazione, afferma che è troppo tardi, doveva svegliarsi prima.

In queste situazioni, occorre che uno si muova e, senza richiedere reciprocità, vada verso l’altro, faccia un salto di qualità nel suo processo maturativo. Di norma, per la legge dei vasi comunicanti, cioè per i processi relazionali e interagenti della coppia, quando uno si muove e cambia qualcosa inizia a modificarsi nella coppia. Non sappiamo quale potrà essere la soluzione finale, ma il cambiamento avviene e sortisce dei risultati.

Là dove  vengono recuperate le motivazioni di fondo delle scelta coniugale e il valore dello stare assieme, ciò che unisce e non ciò che divide, vediamo che la coppia si ritrova e acquisisce un nuovo equilibrio nella modalità relazionale, fondata sulla mutualità e sulla donazione di sé, come processi profondamente maturanti, per il  singolo e per coppia.

 Di fronte a quanto è stato affermato  sulla valutazione positiva o  negativa della vita della coppia, si può parzialmente concludere che il criterio di validità dell’incontro matrimoniale non è dato tanto dalla tranquillità e dalla agevolezza dell’incontro quanto dalla produttività in senso evolutivo dell’unione stessa.

Sotto questo aspetto l’unione ha senso se è creativa, cioè se contribuisce alla crescita dei due membri. Ciò comporta che questa crescita passi attraverso una verifica tagliente e decisa delle rispettive zone di immaturità, per una prospettiva di cambiamento in senso positivo, personale e della coppia.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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