FESTA DEL PADRE – La funzione paterna – G.G.

FESTA DEL PADRE – La funzione paterna – G.G.

 In occasione della festa del papà, riprendo alcuni concetti su “La funzione paterna”, scritti nel 2004 nel mio libro Il padre non è perfetto (pp. 30-32)

Il contenuto e il significato della funzione paterna sono senz’altro influenzati dalla cultura e dall’ambiente sociale, ma hanno radici nella realtà profonda dell’uomo. 

Per certi aspetti, la funzione paterna affonda nella psico­biolo­gica umana e presenta degli  impulsi simili a quelli ma­terni. La funzione paterna diviene l’espressione esterna, di una predisposi­zione emotiva interna. Precede il ruolo, in quanto essa è ciò che l’uomo-padre sente di dover fare emotivamente per il proprio fi­glio, per dare risposte complesse e complete ai suoi bisogni.

Sotto questo aspetto la funzione paterna si connota come una predisposizione interiore, che precede la stessa esperienza di padre, e che si realizza attraverso il comportamento. Ha una sua tradu­zione in atteggiamenti e comportamenti nel rapporto interpersonale con il figlio.

Il  percorso della vita di un uomo può portare a soffocare, quasi ad annullare questa predisposizione. Vi sono, infatti, uomini che affermano di non sentire la paternità, come vi sono donne che hanno soffocato il desiderio di maternità.Immagine 002

Ritengo che i due desideri – predisposizioni – di maternità e di paternità siano radicati nell’essenza stessa di essere uomo e di es­sere donna. La storia dei vissuti personali può determi­nare una di­minuzione dell’intensità, un soffocamento, ma mai un annulla­mento di tali predisposizioni. Fanno parte di quella radice psico­biologica propria dell’umanità.

E’ a questa radice che si rivolge il figlio per la conoscenza della sua storia ed è a questa predisposizione, che chiede l’attuazione della funzione paterna.

Non per nulla quando il padre manca, il bambino si rivolge ad altre figure, che svolgano la funzione paterna sostitutiva o vicaria e che diano le risposte emotive ed affettive di cui ha bi­sogno. Si tratta della sua maturazione e della sua salute men­tale. Cioè, fun­zioni, che sono dette “paterne”, possono venire ricoperte e svolte anche da altre persone, come un fratello maggiore, uno zio, un pro­fessore, un prete, lo stesso gruppo di pari. Queste persone vengono percepite e sentite come sostitu­tive, in quanto danno quelle risposte – vere o false – ai bisogni affettivi ed emotivi, che, nella norma, sono attributi della fun­zione paterna, cioè, di accettazione, di ri-co­noscimento, d’orientamento alla vita, di autorità, di normatività.Per lo svolgimento della funzione paterna, al padre si ri­chiede la destrutturazione dal proprio egocentrismo per dare senza preten­dere di ricevere dal figlio, che necessita di accudi­mento, affetto, ri­sposte ai bisogni, sentire la presenza affettiva del genitore. La pa­ternità presenta aspetti molteplici, che ca­ratteriz­zano l’uomo nel suo sentirsi e viversi come padre e che compor­tano attenzione, protezione, educazione, affezione, guida, approva­zione e corre­zione. Si esprime nella capacità di dare amore, di di­venire oggetto d’amore e di identificazione.

Dove c’è un figlio vi è sempre un padre. Paternità e fi­gliolanza strutturano una polarità inscindibile, non può esserci l’una senza l’altra. Si trovano di fronte due realtà tra di loro connesse, di cui una è  più necessitante e più debole: il figlio.

Il figlio non può essere la prova della virilità dell’uomo, anche perché non ci vuole tanta virilità per rendere incinta una donna, mentre occorre molta umanità – paternità – per attivare i requisiti della funzione paternità. Ad alcuni uomini, caratteriz­zati da una struttura nevrotica, il figlio permette  di essere una prova della loro virilità, ma la funzione paterna va oltre le di­mostrazioni di virilità, espresse nei rapporti sessuali.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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