L’infedeltà coniugale – (Tracce) – Gilberto Gobbi

L’INFEDELTA’ CONIUGALE – (Tracce) – Gilberto Gobbi

L’orientamento generale è di considerare l’infedeltà coniugale soprattutto sotto il suo profilo esteriore di consumazione dell’atto sessuale al di fuori del matrimonio. Questo sembra comportare un’ipervalutazione dell’atto fisico e, per certi aspetti, un trascurare l’aspetto della dinamica psicoaffettiva dell’infedeltà connessa a dimensioni  profonde della personalità del soggetto.

L’ipervalutazione dell’atto fisico sessuale oscura la considerazione di queste dinamiche connesse alla immaturità psicoaffettiva.

E’ l’ulteriore conferma dello scarso approfondimento psicologico-evolutivo delle concezioni correnti sulla relazione coniugale e sulle motivazioni consce e inconsce della scelta del coniuge.

Il primo tradimento è verso se stessi, nei confronti dell’impegno assunto nella totalità, richiesto e promesso nella relazione coniugale. L’infedeltà va intesa primariamente e più ampiamente come tradimento dei compiti specifici della fase  matrimoniale, legata  alla “realizzazione di sé” nella “coesione dell’amore”, alla realizzazione specifica e qualificante dei due partner.

L’incontro coniugale è il luogo in cui si verifica sperimentalmente la reciproca disponibilità alla maturazione: è il momento in cui palesemente la crescita di una persona avviene solo e nella misura in cui questa si dà e si comunica all’altro.

Laddove questo processo di maturazione e di donazione si deteriora e si blocca, qui, in misura maggiore o minore, vi è già infedeltà.

Quando vi è stasi e allontanamento psicoaffettivo, quando ci si allenta e cessa la comunicazione, questa è già infedeltà.

 Per questo ritengo che la fedeltà matrimoniale sia un concetto da recuperare in chiave più ampia e significativa. Non v’è dubbio che un certo tipo di promiscuità sessuale – nella fase matrimoniale – può essere espressione di fissazione della linea evolutiva della coesione, al livello maturativo in cui la “gratificazione del bisogno”, del bisogno fisico può predominare a scapito dell’adesione al partner e al suo e proprio bene. Il soggetto si è fermato (fissato) nella costante ricerca dell’immediata gratifacazione, in particolare nell’ambito dell’affettività e della sessualità. Il “bisogno” di essere costantemente ri-conosciuto, gratificato, al centro dell’attenzione, lo spinge alla ricerca dell’oggetto gratificante, del partner “buono”, idealizzato, per avare quello che l’attuale partner, secondo lui, gli deve ma non gli dà.

Per questa loro esigenza profonda, i soggetti ancorati (fissati) a questo livello di immediata “gratificazione del bisogno”, possono cambiare facilmente partner proprio perché il bisogno è primario e l’altra persona esiste solo per soddisfare tale bisogno.

Se un partner non soddisfa, un l’altro lo potrà. Vi è la ricerca del contatto sessuale al di fuori del contesto della “costanza dell’oggetto”, del partner, (nel senso della scarsa capacità a tollerare l’assenza, come rappresentazione costante e interiorizzata dell’oggetto. Ciò consentirebbe di mantenere una continua relazione indipendentemente dalla presenza fisica dell’altra persona senza il bisogno di ricerca esterna alla relazione coniugale).

Come si percepisce, la dinamica dello sviluppo dei processi psicoaffettivi e della relazione oggettuale aiuta a capire la difficoltà di molti partners di crescere, nella sostanziale stabilità di un rapporto e di avere questo loro “bisogno” di costante ricerca dell’oggetto idealizzato, immediatamente gratificante.

Nel processo di maturazione il bambino deve arrivare a rendersi conto che oggetti buoni e oggetti cattivi sono presenti nella stessa persona e rappresentano l’ambivalenza generale della realtà. Se il bambino introietta ed elabora positivamente questa ambivalenza della realtà delle persone significative (buono/cattivo, positivo/negativo, gratificante/non gratificante), egli con la crescita diventa capace di tollerare anche l’imperfezione in una persona ed accetta le proprie carenze. Ciò ha conseguenze sulla futura vita della relazione intima con il partner.

Ora un adulto, che non abbia fuso con successo gli oggetti buoni e gli oggetti cattivi, può passare la sua vita in una costante ricerca dell’oggetto buono. Il coniuge “cattivo”, quello cioè che scontenta nel momento, può essere scartato  in favore di un altro, che viene immaginato nella fantasia come “buono”, fino a che anche il nuovo, con i suoi inevitabili difetti umani, non finisce per deludere a sua volta.

Le persone, le cui difficoltà derivano dal fallimento nella fusione degli oggetti buoni e cattivi, molto probabilmente saranno infantili anche in altri aspetti della relazione.

Molte soluzioni extraconiugali, sulla linea della ricerca dell’oggetto buono e sull’illusione immaginativa di trovare finalmente la persona idealizzata, in realtà ingannano piuttosto che risolvere le problematiche.

Sono convinto che molti matrimoni sarebbero salvati con l’attesa ed una elaborazione più lenta delle difficoltà conflittuali della coppia e con la ricerca di soluzioni che vedano i due sulla linea maturativa dell’accettazione dell’ambivalenza degli “oggetti”: i due nella loro diversità hanno la possibilità di riscoprire e vivere tutto ciò che di positivo hanno da donarsi reciprocamente nella realtà e concretezza del quotidiano.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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