La formazione della coscienza – Gilberto Gobbi

La formazione della coscienza

 La formazione della coscienza, come già sappiamo, fonda le basi nei primi anni della vita e continua, giorno dopo giorno, a confronto con le scelte quotidiane, sino al termine di essa. Il preadolescente vive un periodo cruciale circa i contenuti della coscienza e il confronto tra il reale e il desiderio, tra ciò che è buono in sé e ciò che soddisfa e gratifica nell’immediato.

Coscienza, scelte morali e valutazione della realtà, interna ed esterna, sono intrinsecamente legate.

Se nell’infanzia il campo della coscienza è circoscritto all’età e alla maturazione dei suoi processi psicoaffettivi e sociali, nell’adolescenza, con lo sviluppo della dimensione cognitiva e l’ampliamento dell’emotività, connessa alle modifiche del corpo, la sua coscienza morale assume nuove connotazioni e anche il “campo della coscienza” si allarga: il preadolescente scopre aspetti nuovi della vita e del mondo circostante, che incidono sulla strutturazione della sua coscienza morale.

Vale la pena soffermarsi sulla formazione della coscienza; ciò serve anche a noi adulti, perché ne siamo coinvolti sia con la nostra individualità e sia come educatori dell’educazione morale dei figli e degli allievi. Come adulti, che ne abbiamo più o meno coscienza, siamo modello di comportamento nei confronti dei bambini, degli adolescenti e dei giovani. Siamo, cioè, modelli di moralità, di ciò che riteniamo buono e valido o non buono, giusto o non giusto.

Occorre avere coscienza del proprio ruolo e capire che è necessario sviluppare nei bambini e nei ragazzi una retta coscienza, perché in essa ha sede la capacità di scoprire il valore dell’uomo e di dare senso e significato alla vita e al mondo che lo circonda.

Se analizziamo la coscienza, verifichiamo che essa si esplica come un’attività tridimensionale.

La prima dimensione dirige il soggetto sul mondo e lo mette in condizione di trovarsi di fronte ad esso, dividendo la sua esperienza in due categorie: il soggettivo e l’oggettivo.

Avere coscienza di queste due categorie (soggettivo e oggettivo), facilita il preadolescente ad uscire da sé, a scoprire il mondo che lo circonda, a vedere che vi sono altre persone, idee, pensieri, desideri, che sono di altri e non suoi. Cioè, il mondo (gli altri) non è assimilabile a quello che lui soggettivamente sente, vive, desidera. E’ questo un aspetto fondamentale della conoscenza che lo aiuta nella formazione della coscienza morale, nell’uscire dal suo egocentrismo infantile ed acquisire una prospettiva allocentrica, in cui considerare valore le altre persone.

Una seconda dimensione della coscienza è quella con cui il soggetto si introduce con l’autoriflessione nella propria esperienza e in essa distingue l’immaginario dal reale. E’ questo lo spazio antropologico del soggetto tipico dell’intenzionalità, caratteristica prettamente umana, che l’uomo non condivide con nessun altro animale. Già i primi comportamenti del bambino sono prenoetici (sono impregnati di elementi cognitivi ed intenzionali) e preludono all’intenzionalità della coscienza (conoscere, scegliere, decidere, agire), che come tale è trascendenza, apertura all’essere, al proprio esistere e all’essere nel mondo. Aiutare il preadolescente a cogliere l’intenzionalità delle sue azioni significa aprirlo al trascendente e avviarlo all’assunzione di responsabilità.

 Lo stato di coscienza vigile è contrassegnato dalla consapevolezza di sé e dall’attenzione all’ambiente. Questa duplice caratteristica umana è parte integrante della formazione della coscienza morale del bambino e del giovane. Nell’adulto dovrebbe essere già stata acquisita da tempo.

Il preadolescente nella sua formazione apprende come la consapevolezza di sé e l’attenzione all’ambiente (al mondo esterno, alla persona) facciano anche parte dei criteri di valutazione, non solo dell’ampiezza del campo di coscienza, ma anche dei contenuti valoriali, con cui lui come ogni uomo si confronta con la vita per trovarne senso e significato.

 La terza dimensione della coscienza comporta che il soggetto sia presente alla realtà senza lasciarsi fatalmente trasportare in un passato ormai trascorso e superato e neppure lasciarsi trascinare in un avvenire aperto ad ogni desiderio sfrenato.

La coscienza mette il soggetto di fronte alla realtà dell’oggi, in cui è sintetizzato il passato e da cui si proietta il futuro. E’ questa una dimensione essenziale per l’equilibrio mentale e la salute psichica, che permette alla persona di viversi nella realtà del quotidiano, aperta alla progettualità di un futuro in cui non tutto è pianificato. Diviene nevrosi il rimanere arroccato ai nuclei del passato, come anche fuggire e proiettarsi nel futuro non vivendo il presente. L’insoddisfazione generalizzata porta la persona a non vivere il presente e a idealizzare il passato o il futuro.

Il figlio di qualunque età necessita di confrontarsi con adulti che vivano il presente, ricordino con piacere alcuni aspetti del passato e progettino con concretezza il futuro. Ciò gli permette di riconfermasi  positivamente nelle stagioni della vita, che vede vivere positivamente nell’adulto.

E’ un percorso educativo quotidiano, che costruisce coscienze valide, che hanno la capacità di sapersi collocare nella realtà e viverla con una certa serenità, affrontando le difficoltà come parte integrante della vita stessa.

Avere al proprio fianco adulti di questo tipo è una fortuna per il preadolescente, che vive proprio il periodo in cui deve distaccarsi dai nuclei infantili per proiettarsi concretamente verso la crescita, senza le caratteristiche fughe in avanti. [Tratto da G. Gobbi, Verso la vita. Percorsi di crescita per il preadolescente e la sua famiglia, Ed. Fede & Cultura, Verona 2012, pp. 53-55].-

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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