L’immagine di Sé – Gilberto Gobbi

L’IMMAGINE DI SE’ di Gilberto Gobbi

[Il contributo seguente su L‘immagine di Sé è tratto da Gilberto Gobbi, Psicomotricità e dintorni, Ed. ReS, Verona 1999, pp. 97-104]].

DefinizioneL’immagine di sé indica il progresso nello sviluppo nel senso di identità dell’individuo, il percepirsi come entità separata e distinta dagli altri Oggetti che lo circondano.

Il Sé  è una struttura intrapsichica, che si evolve secondo leggi ben determinate. Esso “consiste in rappresentazioni multiple del Sé e delle disposizioni affettive. Le rappresentazioni del Sé  sono strutture affettivo-cognitive che riflettono le percezioni che una persona ha di sé stessa in reali interazioni con altri individui significativi, vale a dire con le relazioni oggettuali” (O.F- Kernberg, Teoria delle relazioni oggettuali  clinica psicoanalitica, Boringhieri, Torino 1978).

Da questa definizione deriva che l’immagine di sé è un concetto più ampio rispetto a quello di identità fisica o schema corporeo, in quanto ingloba una ulteriore componente rilevante, che è data dalla percezione del soggetto in rapporto con se stesso e con gli Oggetti significativi.

Dal  punto di vista dinamico del Sé si possono differenziare due strutture (L.M. Rulla, Psicologia del profondo e vocazione. Le persone, Ed. Marietti, Casale 1975):

1. Sé ideale: rappresenta il livello di aspirazione del soggetto, il punto di riferimento su cui si confronta la realtà;

2. Sé attuale: si riferisce a ciò che la persone è realmente. A sua volta si può distinguere in:

a)  Sé manifesto: ciò che la persona conosce di sé stessa;

b) Sé latente: si riferisce alle caratteristiche del soggetto di cui egli è inconsapevole, in quanto situate a livello inconscio. Esse possono emergere in seguito all’intervento di strumenti psicologici, per esempio l’uso di test proiettivi.

       Anche il Sé Attuale varia con lo sviluppo dell’individuo. Infatti maggiore è la maturità, più realistico è il Sé manifesto e meno ampia e influente è l’area del Sé latente, la cui azione è ambivalente in quanto può essere positiva, ma anche negativa nel senso di contraria, opposta alle aspirazioni e decisioni del Sé Ideale e del Sé manifesto.

Questa breve analisi dinamica introduce la prospettiva evolutiva dell’immagine di sé, che non è un elemento statico, ma si sviluppa soprattutto grazie all’interazione di tre fattori:

A)     fattori innati: sono rappresentati da quelle strutture preformate, che fanno parte del patrimonio genetico, ereditario del soggetto, e su cui egli modella il proprio modo di mettersi in rapporto  con il proprio corpo e con se stesso. Si tratta di reazioni e di comportamenti innati, che non dipendono dall’apprendimento del soggetto, perché sono geneticamente programmati.

B)     fattori sociali: si riferiscono all’esperienza del soggetto attraverso la sua interazione con l’ambiente: in primo luogo il rapporto con i genitori, a cui possiamo aggiungere altri fattori come quelli culturali, cambiamento di stato e di ruolo.

C)     fattori percettivi : svolgono una funzione di mediazione fra realtà esterna ed interna. Gli stimoli esterni, infatti, influenzano in modo diverso il concetto di Sé, a seconda delle capacità percettive del soggetto: un genitore adirato può non avere nessun significato per un neonato, ma è senza dubbio una minaccia per il bambino che è in grado di percepire l’ira del padre come possibile attacco alla propria stima.

Stadi di sviluppo – Ci si limita a considerare unicamente l’aspetto strutturale, tralasciando o accennando brevemente, solo se necessario, al livello contenutistico.

A) Stadio autistico o di indifferenziazione – Questo stadio corrisponde a un prolungamento della vita intrauterina. Si potrebbe anche definire di “fusione”, in quanto non si sono ancora costituite neppure le barriere più primitive che portano a differenziare il Sé dal resto della realtà. I questa fase, che corrisponde circa ai primi tre mesi di vita, il bambino non distingue il proprio corpo dal mondo a lui esterno e vive in quella che viene definita come un’”immersione oceanica”.

B) Stadio simbiotico E’ il periodo particolare in cui il bambino incomincia a percepire ciò che è “interno” da ciò che è “esterno” nella propria esperienza, benché non si costituisca ancora un’immagine di Sé differenziata dall’Oggetto. Alcune azioni, quali il sorriso e in seguito, il riconoscimentodel volto materno, sono da considerare degli indicatori delle prime forme di funzionamento psichico, quali la presenza di tracce mnestiche classificate come piacevoli o spiacevoli e l’elaborazione di percezioni di sempre maggiore complessità. Queste strutture psichiche, però, non sono  organizzate e integrate, ma frammentarie.. Sono “isole di funzionamento”, cole le definisce Glover, “isole di esperienze”. Esse sono, tuttavia, alla base delle prime immagini del corpo, accompagnate appunto dalla sensazione di ciò che è interno e di ciò che è esterno. Immagini frammentarie  e sconnesse che non di meno posiamo considerare come precursori dell’immagine di Sé. Si può parlare di “nuclei del Sé”  (J.E. Gedo, A. Goldberg, Modelli della mente, Astrolabio, Roma 1975).

C) Stadio di differenziazione – E’ lo stadio in cui i nuclei frammentati del sé vengono ordinati e organizzati all’interno di una unità differenziata dall’Oggetto. Secondo Lichtenberg, l’immagine di Sé  in questa fase, che dal punto di vista evolutivo corrisponde a quella della separazione-individuazione, comprende tre componenti diverse:

I. Immagini di Sé basate su esperienze corporee associate a soddisfazioni di bisogni istintuali. E’ a questo punto che si formano barriere stabili che delimitano in modo chiaro i confini fisici del Sé da tutto ciò che è “Non-S

II. Differenziazione del Sé e dell’Oggetto come entità separate. Accanto all’esperienza del corpo come entità separata, il bambino esperimenta anche il superamento della fusione simbiotica tipica della fase precedente, e si percepisce come unità differenziata in rapporto con la madre. La relazione con la figura materna, se equilibrata, favorisce questo senso di separazione. Le esperienze di accoglienza e di intimità rassicurano il bambino, mentre le opposizioni dei genitori favoriscono la crescita di una consapevolezza dei limiti della sua volontà e dei suoi desideri.

Non si può non sottolineare l’influenza dello sviluppo cognitivo sull’immagine di Sé in questo stadio di differenziazione.

Va ricordato, anche se brevemente, come verso i 9-12 mesi il bambino riesca per la prima volta a collegare con un rapporto di causa/effetto un suo movimento davanti allo specchio e il movimento corrispettivo dell’immagine visiva. Questa prima differenziazione si evolverà ulteriormente, come sviluppo del Sé come Oggetto. Il primo segno di questa differenziazione compare verso i 15-18 mesi, quando il bambino diventa capace di riconoscere il proprio volto.

Un’ulteriore maturazione, sempre all’interno di questo terzo stadio, è rappresentato dalla differenziazione psicologica tra Sé e Oggetto. Fin verso i 3 anni, infatti, il bambino, pur percependosi come individuo fisicamente separato e distinto dagli altri, nutre la convinzione che coloro che lo circondano conoscano i suoi pensieri e i suoi sogni. E’ solo dopo il terzo anno di vita che nasce la consapevolezza che sogni e pensieri appartengono a un Sé privato, in cui gli altri non possono interferire.

III. Immagini perfezionistiche del Sé come contenuto grandioso ed esibizionistico e immagini vulnerabili del Sé. Dalla fantasie arcaiche derivanti dal rapporto di fusione con la madre emergono prima di tutto due tipi di immagini: quella riguardante un Sé grandioso e quelle che si riferiscono a un’immagine parentale idealizzata. Nel periodo di pratica il bambino vive una fase di onnipotenza, in cui si sente il conquistatore del mondo. L’avvenuta differenziazione tra Sé e Oggetto tuttavia non comporta ancora la distinzione, all’interno del Sé, fra componente ideale e attuale. In questa fase, infatti, il Sé Ideale e il Sé Reale coincidono, fusi in un’unica immagine irreale e grandiosa.Nei 18 mesi successivi, l’esagerazione nell’immagine di Sé verrà indotta e il bambino passerà un periodo di particolare vulnerabilità che, se debitamente regolata dall’intervento parentale, lo aiuterà a rendersi  conto dei propri limiti realistici e a formare un concetto di Sé più adeguato.

Dal punto di vista evolutivo, la soluzione del conflitto riguardante l’identità avviene attraverso il processo, definito dagli psicologi, di “satelizzazione”.

“Il bambino divenuto consapevole di non essere il “piccolo astro” attorno al quale ruota tutto “l’universo familiare”, accetta di essere satellite, nel senso di avere un ruolo di dipendenza e di sottomissione rispetto agli adulti significativi. Può, così, condividere, se non altro in modo vicario, la tanto desiderata onnipotenza.  Se la stabilizzazione non avviene, le soluzioni sono o il mantenimento di un’immagine grandiosa o l’autosvalutazione completa, con relativo senso di vulnerabilità.

Nel corso dello sviluppo umano, la pubertà rappresenta un periodo di rielaborazione dell’identità: l’adolescente infatti deve lottare per acquistare un’identità separata da quella dei genitori” (D.P. Ausubel, 1959).

D) Stadio di integrazione – Questo stadio rappresenta il raggiungimento dell’integrazione delle diverse immagini all’interno di un concetto di Sé, che mantiene un senso di continuità. Lo sviluppo delle facoltà percettivo-cognitive, l’abilità a riconoscere la continuità dell’Oggetto, sia nei momenti di intimità più profonda  sia in quelli in cui è presente l’aggressività, unita a desiderio di dipendere da questo, favoriscono nel bambino la capacità di osservare gli effetti del proprio comportamento nei confronti dell’Oggetto. Di il sorgere e lo svilupparsi delle prime esperienze di consapevolezza riflessa.

Insieme all’integrazione delle immagini positive e negative del Sé, assistiamo al verificarsi della coesione delle tre componenti del Sé, la cui formazione risale alla fase precedente di sviluppo. In questo IV stadio le tre componenti dell’immagine di sé sono “armonizzate in una forma che permetta l’esperienza del cambiamento all’interno di un equilibrio tra i diversi gruppi di immagini, mentre il senso di Sé globale mantiene un tono di continuità” (J.D. Lichtenberg, 1979).

In questo periodo il bambino intuisce per la prima volta la propria continuità nel tempo, nello spazio e nelle diverse situazioni, quali sonno o veglia, passività o attività e sviluppa il concetto di costanza in riferimento in riferimento alla propria identità sessuale.

L’immagine di Sé è caratterizzata da sempre maggiore realismo. Il bambino rinuncia alle fantasie grandiose del passato, si accetta coni propri limiti e sostituisce le ambizioni onnipotenti con mete più realistiche e attualizzabili. Il rapporto con i genitori, sia sotto la forma di apprezzamento, sia come proposte di atteggiamenti e valori, favorisce il realismo, la coesione dell’immagine di sé e la possibilità di sperimentare valori come interni e depersonalizzati.

Questo processo testimonia non solo un’avvenuta integrazione, ma anche una ulteriore differenziazione, all’interno del Sé, tra componente ideale e componente reale.

Questo stadio di integrazione segna lo sviluppo delle prime forme di autoconsapevolezza, in cui il soggetto impara a osservare se stesso, benché la consapevolezza sia ancora mediata dalla percezione che gli altri hanno di lui. Egli è anche ion grado di osservare le reazioni emotive dell’altro nei confronti della propria persona e di incorporarle, usandole come criterio per valutare il proprio comportamento.

Con l’adolescenza, l’autoconsapevolezza fa  un ulteriore progresso, collegato con l’acquisita capacità di astrarre, che permette al giovane di osservare, riflettere, costruire ipotesi sul proprio mondo emotivo, su motivazioni e comportamenti.

Accanto a questa capacità conoscitiva, egli inizia a sviluppare anche una capacità intuitiva, che raggiunge la piena maturazione nell’età adulta, quando il soggetto non solo può prendere le distanze da se stesso e osservarsi, ma è anche in grado fare giudizi di valore di sé, sulle proprie emozioni, comportamenti, motivi, in quanto ha come criterio di riferimento un sistema di valori interiorizzati.

E) Stadio di consolidamento dell’immagine di sé  – Il consolidamento dell’immagine di Sé, tipico della maturità, è caratterizzata da uno stabile senso di identità con forti connotazioni di realismo per quanto riguarda sia l’aspetto reale sia quello ideale.

Si può definire questo stadio dello sviluppo come stadio dell’autopossesso, che si manifesta in entrambe le strutture del Sé:

–  Io ideale: la persona si autopossiede in quanto aperta in modo stabile ai valori naturali e teocentrici, a cui può tendere senza essere bloccata, impedita o compulsivamente spinta verso di essi;

– Io attuale: l’autopossesso si manifesta come amplificazione dell’area della consapevolezza. Diversamente da quanto si verifica nello stadio precedente, il mondo istintuale può essere conosciuto e accettato senza l’intervento di un sistema difensivo rigido e inflessibile. Aumentano le zone libere da conflitti e quindi diminuisce l’influenza dell’Io Latente, e si rafforza la capacità  di rinunciare alla soddisfazione di bisogni irraggiungibili, senza creare situazioni ansiogene o perdite eccessive di stima.

Già allo stadio precedente, ma ancora maggiormente a queste fase di sviluppo, l’acquisito senso di intimità favorisce l’esperienza di una matura relazione oggettuale: i confini del Sé sono stabili e definiti, ma nello stesso tempo flessibili. Di conseguenza possono essere superati, trascesi nel tendere verso l’Oggetto percepito come un bene in se stesso, senza che il soggetto debba temere il dissolvimento e la dispersione di dignità.

E’ a questo stadio in cui:

un accrescimento e un’espansione dell’amore oggettuale (…)  proprio come la capacità dell’Io di svolgere una varietà di compiti (come esempio: le occupazioni professionali) cresce contemporaneamente al crescere della coesione del Sé, così anche il funzionamento dell’Io come centro esecutore dell’amore oggettuale. Volendo esprimere questo fatto ovvio in termini comportamentali, fenomenologici e dinamici: quanto più sicura è una persona riguardo alla possibilità di essere accettata, quanto più certo è il senso di chi egli sia, e quanto più saldamente è interiorizzato il suo sistema di valori, tanto più egli riuscirà ad offrire il suo amore con fiducia e in maniera efficace (…) senza un’indebita paura di essere rifiutato e umiliato” (H. Kohut, 1981).

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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