La comunicazione nell’alleanza terapeutica – Gilberto Gobbi

La comunicazione nell’alleanza terapeutica – Gilberto Gobbi

Il terapeuta non è solo uno specchio o uno schermo bianco, ma è una persona coinvolta nella relazione, che interagisce con un’altra persona.

Il coinvolgimento cognitivo ed emotivo del terapeuta nell’alleanza è un elemento importante per il lavoro tera­peutico. Non è sufficiente che lui sia coinvolto, occorre anche che sappia coinvolgere il cliente.

La capacità di coinvolgere il cliente nell’alleanza terapeu­tica è una caratteristica, che sembra essere indipendente dal tipo di psicote­rapia impiegato, perché strettamente collegata alla modalità comuni­cativa, ai messaggi verbali e non verbali del terapeuta.

Senza soffermarsi sui dettagli della comunicazione (ver­bale e non verbale) sono solo indicati i segnali e le moda­lità comunica­tive fondamentali, che il terapeuta e il cliente usano nel setting. Tra questi segnali e modalità comunicative ci sono:

– la postura;

– il livello di movimento intenzionale o meno del terapeuta e del cliente;

– il tono della voce;

– i contenuti e le espressioni verbali;

– il tipo di linguaggio;

– la quantità di interazione sociale;

– il contatto oculare;

– le espressioni facciali;

– lo stile del vestire;

– la distanza interpersonale;

– i silenzi.

Come si nota, sono i mezzi normali della comunicazione, che, però, acquistano amplificazione e contenuto particolar­mente signifi­cativi nella relazione terapeutica.

Non vi sono regole che stabiliscono qual è la migliore di­stanza da tenere o quanto prolungato deve essere il contatto visivo. La di­stanza e il contatto visivo sono segnali di risposta a quelli in­viati dal paziente ed  orientano il terapeuta nella selezione dei modi più efficaci per comu­nicare i messaggi terapeutici.

Il processo terapeutico non è solo invio di messaggi ap­propriati, fondamentalmente è capacità d’ascolto.

L’ascolto si presenta sotto due aspetti: come un’attitudine recet­tiva, che facilita l’espressione dell’altro e come un’attitu­dine percet­tiva, che facilita la comprensione razionale ed emo­tiva del cliente.

La capacità d’ascolto dovrebbe connotare la comunica­zione del terapeuta, tuttavia  non sempre egli è in grado di co­gliere pienamente il senso delle comunicazioni inviate dal pa­ziente, perché l’ascolto è un processo selettivo influenzato dalla storia personale del terapeuta, dalle sue paure, abitudini, speranze, conflitti, ricordi; elementi, che possono ostacolare un’accettazione “incondizionata”.

Il terapeuta deve controllare gli effetti negativi delle sue impres­sioni, espresse attraverso il linguaggio verbale e non verbale.

Il saper ascoltare del terapeuta facilita che il cliente impari ad ascoltarsi.

Sono ostacoli all’ascolto: la differenza di sesso, razza, età, religione, ceto sociale, educazione, cultura.

Un terapeuta a propria immagine e somiglianza sarebbe un grosso problema.

La diversità accettata diviene strumento di crescita reciproca

Non è importante, però, che il terapeuta sia d’accordo con le idee del paziente, ma è necessario che accolga e rispetti il suo punto di vista e le emozioni, dandogli modo di entrare in contatto con le sue diverse voci interne, per potersi ascol­tare.

Il “saper ascoltare” del terapeuta è connesso al grado d’empatia presente nella sua relazione con il cliente. Con il tempo l’empatia permette “l’ascoltarsi” del cliente.

L’empatia comprende sia l’abilità del terapeuta di perce­pire in modo accurato il mondo del cliente, così come lui lo vede e lo sente, sia l’abilità di rimandargli le percezioni avute.

La formazione, il bagaglio esperienziale, la supervisione, l’autoriflessione permettono al terapeuta di saper coniugare gli aspetti tecnici della psicoterapia con la capacità di ascolto e di empa­tia. In tale contesto la psicoterapia diviene arte.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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