Le resistenze al cambiamento in psicoterapia

Le resistenze al cambiamento in psicoterapia – Gilberto Gobbi

 L’attesa di risolvere le difficoltà psicologiche costi­tuisce una motivazione molto forte alla psicoterapia. Tuttavia la costanza necessaria per il cambiamento può spaventare il cliente e ridurre il suo impegno nel lavoro terapeutico. Al desi­derio non corrisponde altrettanta decisione, o la sofferenza de­rivante dall’affrontare il cam­biamento viene percepita insoste­nibile.

Il percorso terapeutico non è automatico nella sua progres­sione e nel raggiungimento degli obiettivi. Prevede progres­sioni, arresti, re­gressioni, riprese, dubbi, revisioni, ulteriori ri­prese. Ciò è normale, perché il cambiamento psicologico com­porta non solo una presa di coscienza razionale, ma una tra­sformazione profonda con dispendio di energie interne ed esterne, coinvolgimento in prima persona. Chi si aspetta che sia il terapeuta ad operare il cambiamento, in prima istanza op­pone forti resistenze, successivamente lascia la terapia.

In psicoterapia il terapeuta aiuta il clienti ad aiutarsi

La persona può scegliere la psicoterapia, spinta da una forte mo­tivazione ed accorgersi successivamente di non avere nessuna vo­lontà di cambiare. Ciò può essere una causa dell’interruzione della psicoterapia.

Alcuni pazienti preferiscono convivere con la solita, rassi­cu­rante, sofferenza psicologica, invece di doversi avventurare nell’ignoto del processo terapeutico.

La paura di cambiare annulla nelle persone la volontà di farlo.

Cambiare non è facile ed implica un duro lavoro.

Il terapeuta non possiede la bacchetta magica per risolvere i loro problemi.

Un’altra causa della resistenza al cambiamento è ciò che è definito come paura di perdere i vantaggi secondari della patologia.

Gli stati emotivi disfunzionali non provocano solamente diffi­coltà e sofferenza, ma possono fornire pure dei vantaggi secondari: per esempio, la disfunzione emotiva permette al soggetto di essere al centro dell’attenzione degli altri.

La manifestazione stereotipata di determinate emozioni, anche se dolorosa, può diventare un tratto costante d’identità, che permette alla persona di riconoscersi e d’essere ricono­sciuta dagli altri: mani­festare la propria sensazione di solitu­dine, oppure mostrarsi come un bambino abbandonato, inca­pace, senza aiuto, può servire per attirare l’attenzione o la sim­patia; fare la vittima, sentirsi male o essere ar­rabbiato può es­sere utile per non assumersi delle responsabilità, degli impegni oppure per acquisire potere. Alcuni pazienti, con motiva­zioni diverse, spesso contrastanti, oppongono forti resistenze sino all’interruzione della psicoterapia, perché non sono disposti a rinun­ciare ai vantaggi secondari, che derivano dalla loro con­dizione di “malati”.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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Una risposta a Le resistenze al cambiamento in psicoterapia

  1. Antonella ha detto:

    Mi trovo in questa situazione.Sono nella fase post grandiosità e oppongo fortissime resistenze al cambiamento.E’ come se all’imprvviso avessi “cabiato Idea” e avessi visto la guarigione non più come tale.Arrivo a pensare che se guarisco mi annoio,mi sento troppo identitficata col mio passato,non riesco a credere che possa davvero essistere un cambiamento benefico per me.Mi spaventa la verità e la presa di coscienza di quella che è stata la mia ifanzia e il dolore e lesofferenze causate dalla mia famiglia.Ho paura di entrare in un vortice senza fine.Cerco un motivo per dirmi che cambiare ne vale la penaa.Mi ritrovo cmq ,con scarese risorse emotive,a dover fronteggiare una dipendenza affettiva e la separazione per crescere e diventare autonoma,ma questa autonomia gioiosa mi sembra un miraggio!Mi sento frustrata,avvilita,scoraggiata.Vorrei potercela fare,ma forse mi serve una m otivazione più forte.Può arrivare questa motivazione?

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