Comunicare nella coppia – 9.Il linguaggio prossemico

Comunicare nella coppia – 9.Il linguaggio prossemico Gilberto Gobbi

La persona assume nei confronti delle altre delle posizioni, che riguardano la sua collocazione nello spazio, in cui avviene la comuni­cazione. Da questa collocazione nello spazio si può dedurre in parte il vissuto personale nella situazione: assumere una posizione nello spazio è un mezzo per trasmettere informazioni connesse allo status, alla situazione psicologica, alla considerazione di sé e alla perce­zione di sé nella circostanza e la considerazione dell’altra persona.

La mamma è in cucina che ride e scherza con la bimba di tre anni, il figlio di cinque se ne sta sulla porta e, benché invitato a par­tecipare, rimane sulla porta a guardare.

Marito e moglie sono soliti la sera  guardare i programmi televi­sivi sullo stesso divano, accoccolati. Una sera lei si siede sull’altro divano e, benché invitata, rimane distante.

Nelle dinamiche coniugali il linguaggio prossemico (connesso all’occupazione dell spazio) è spesso usato per indicare vicinanza o lontananza psicologica, per dare e to­gliere affetto, per inviare una serie di messaggi relativi allo stato d’animo. Fa parte dello stesso linguaggio quello dell’essere a letto, ciascuno nella propria parte con un largo vuoto tra i due, come tenere gli occhi chiusi e far finta di dormire quando il coniuge, più tardi, viene anche lui a letto.

Il rifiuto della possibile vicinanza fisica è un chiaro rifiuto della vicinanza affettiva.

Gli individui utilizzano lo spazio disponibile sia in funzione del proprio spazio personale, sia in funzione del tipo di rapporti che ten­dono a realizzare con i partner sociali.

Lo spazio, pertanto, in cui ciascuno di noi si trova non è neutro, ma assume delle colorazioni psicologiche.

Nella vita relazionale lo spazio diviene comunicativo sia come canale, che consente di emettere e di ricevere informazioni, sia per­ché la quantità e il mutamento della distanza tra persone, che interagi­scono, qualificano il messaggio dandogli tono e rilievo. Così vici­nanza/lontananza gradua i vari sistemi di messaggi, mentre la diade  contatto/intimità indica la percezione di intimità, freddezza, calore, falsità, invadenza, aggressività, ecc.

Questi aspetti psicologici dello spazio hanno portato a indicare delle aree spaziali: in ogni cultura lo spazio segna confini, zone, contorni, strutture spaziali, anche se invisibili, con determinazioni e significati, pro­fondi e radicali, che condizionano i comportamenti individuali e so­ciali.

Vi sono delle regole, non sempre costanti né uguali, che sono soggette al vissuto nella circostanza e che l’individuo usa per tra­smettere tali informazioni. Si tratta, per esempio, della distanza spa­ziale fra individuo e individuo, fra individuo e gruppo, della vici­nanza o lontananza del corpo mentre si parla, della stretta di mano, del baciamano, dell’uso del bacio, dell’abbraccio, del procedere se­condo una certa gerarchia o parità, ecc.

Come gli studi hanno dimostrato, i mezzi prossemici della co­municazione sono diversi da popolo a popolo, e possono assumere significati differenti secondo la cultura. Per quanto riguarda l’individuo, sempre all’interno di una cultura, variano secondo le circostanze e le situazioni, pur mantenendo delle costanti che tendono a ripetersi in situazioni simili o vissute come tali.

Vi è un’area, detta intima, che la persona difende come sua pro­prietà, in quanto circonda il suo corpo come una seconda pelle: vi entra chi è affettivamente vicino. E’ l’area dell’affettività per eccel­lenza, che dalla pelle si estende, di norma, sino a 45 cm. circa. Cioè, tenendo il gomito appoggiato al corpo, raggiunge le punta delle mani col braccio allungato. Vi è pure una sottoarea, che si estende dal corpo sino a 15 cm., confine che può essere valicato solo durante il contatto fisico: è l’area intima ravvicinata, zona di sicurezza per ec­cellenza, da cui si può osservare negli occhi il proprio interlocutore, esprimere emozioni e condividerle profondamente. L’intrusione nell’area intima  provoca dei mutamenti di tipo  fisiologico all’interno del corpo, come: il cuore batte più forte, nel sangue viene messa adrenalina, e i muscoli si rilassano (situazione affettiva piacevole) o si tendono (situazione spiacevole); gli occhi scrutano l’intenzione dell’intruso. Sebbene lo spazio intimo muti a seconda delle situazioni vissute, del senso attribuito e anche secondo i fattori di personalità, ogni persona tende a preservare tale zona e ne sorveglia i confini, in quanto rappresenta uno spazio di sicurezza e di libertà.

Queste consi­derazioni  sono importanti per le conseguenze che hanno sulla vita affettiva, erotica e sessuale nella coppia, sulla dimensione comuni­cativa sessuale o sulla chiusura alle espressioni dell’intimità e fusio­nalità. Questa è la zona in cui i due possono esprimere la totalità di se stessi.

L’area personale, invece, indica la zona che separa mediamente dalle altre persone, e va da 45  cm. a un metro e mezzo. E’ la zona che viene usata  nelle riunioni di lavoro, in una serata con gli amici, e quando si vuole tenere discretamente lontano il partner. Rappresen­ta la parte di spazio all’interno del quale l’avvicinarsi di uno scono­sciuto può suscitare reazioni di allerta e di difesa.

Queste sono le aree che maggiormente sono usate all’interno della relazione di coppia, la cui scelta è fatta per comunicare qual­cosa del comportamento e delle intenzioni,  e fanno parte del lin­guaggio non verbale. In ogni modo l’individuo manda messaggi e comunica qualcosa di se stesso attraverso la sua collocazione nello spazio. Ognuno, a seconda della personalità e delle circostanze, tende a privilegiare una zona, in cui spontaneamente si inserisce.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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