Comunicazione nella coppia – 6.Domande sulla comunicazione e il linguaggio parlato – Gilberto Gobbi

Comunicare nella coppia – 6. Domande  sulla comunicazione  e il linguaggio parlatoGilberto Gobbi

1. Domande

Chi comunica? – L’identificazione dell’emittente favorisce la presa di coscienza della persona, di alcune sue caratteristiche, di eventuali  sue modalità reattive. Nel caso del coniuge la conoscenza della sua forma di porgere i contenuti del messaggio e di reagire permette di tener conto e, in alcuni casi, di prevenire  come si orienterà la dinamica relazionale. Cioè, che cosa si innesca: un flusso reattivo conflittuale, una chiusura ermetica, un chiarimento sereno?

 A chi comunica?Ciò permette di aprire aspetti nuovi, se il soggetto è sconosciuto, altrimenti questa sapere a chi può condizionare sia il contenuto sia il modo con cui viene espresso.

 Che cosa comunica? La domanda prevede quali sono gli argomenti, i punti fonda­mentali che si vuole comunicare per ottenere l’effetto voluto e creare relazione.

Attraverso quale canale comunica?Cioè quali sono i mezzi uti­lizzati per ottenere l’effetto voluto, quindi i più appropriati.

Con quale scopo comunica?  Che cosa si desidera che sappia, che apprenda, che faccia.

 Sono domande semplici, ma fondamentali per capire molti aspetti della vita relazionale sia della coppia come di quella sociale, per cogliere i meccanismi interni, che agiscono sulle modalità comu­nicative, per vivere più serenamente, senza tante complicazioni.

Come comunichiamo – Una parola, una frase, un sorriso, una smorfia, un gesto, un pro­fumo, una pausa, un movimento delle mani…, la postura del corpo…, sono mezzi che concorrono con altri alla trasmissione dei nostri messaggi e con cui riceviamo i messaggi degli altri.

Come si vede noi comunichiamo con le varie parti del nostro corpo e con un mezzo che è solo umano: la parola.

Per questo si dice che la comunicazione può essere verbale e non verbale. L’analisi dei vari linguaggi ci permette di capire quali sono quelli privilegiati nelle nostre varie relazioni, compresi quelli della coppia.

2. Il linguaggio parlato – 

Il processo di umanizzazione comporta che la persona arrivi allo sviluppo del linguaggio parlato e che la parola diventi il linguaggio privilegiato della sua comunicazione. Si presuppone che  il bambino quando arriva ad una certa età  sviluppi il linguaggio parlato e ci si preoccupa del suo ritardo, perché potrebbero esserci delle disfunzioni nello sviluppo del pensiero.

Se analizziamo i nostri differenti momenti comunicativi della giornata verifichiamo che la parola è il nostro mezzo privilegiato, pa­rola parlata e parola scritta.

Nella vita di coppia la comunicazione parlata, assieme a quella  gestuale, diviene lo strumento relazionale primario. Solo in casi rari i due si parlano con uno scritto, anche se oggi la parola scritta viene usata e abusata in modo sbrigativo con il telefonino (sms) per dirsi cose che avrebbero, invece, bisogno della presenza fisica dei due. Vi è  il contatto, quello telefonico, ma è sintetico e facilmente soggetto ad una interpreta­zione umorale: è un contatto che crea disguidi, illusioni, ecc.

Una bella lettera di chiarimento può in alcuni casi essere utile per trasferire al coniuge contenuti personali, intimi, emozioni, senti­menti, che spesso a voce non ci si sente di comunicare. Chi scrive, però, dovrebbe avere la disponibilità al chiarimento, sapendo che chi legge darà una sua personale interpretazione. La parola scritta non va abusata, non può essere l’ordinario modo di comunicare nella coppia.

Fa piacere tornare a casa  e trovare un biglietto sul tavolo di cu­cina con scritto: “Caro…, torno alle…, prepara la pasta. Ti amo!” Conosco una signora che conserva centinaia di biglietti scritti dal marito, purtroppo deceduto.  Mi confermava che le sono di conforto e di presenza. Il lutto è stato fatto. I biglietti sono una benevola, leg­gera presenza.

Nel linguaggio parlato, per trasmettere un messaggio, è d’obbligo attenersi a delle regole della fonologia, altrimenti non si è capiti. Nel contempo chi ci ascolta, oltre alla fonologia, sente altre cose, come:

– il tono della voce,

– il volume dei suoni emessi,

– la qualità della voce,

– la velocità con cui si parla,

– le pause e le esitazioni che si fanno.

Questi sono i fattori paralinguisti, che sono presenti ogni qualvolta una persona parla ed hanno la caratteristica di dire molte cose sulla persona che comunica, in quanto sono il contributo indivi­duale a ciò che viene detto e non qualcosa che appartiene come lin­guaggio al contenuto della comunicazione.

Il nostro coniuge e noi stessi abbiamo un certo tono di voce, usiamo un volume di suoni, parliamo più o meno velocemente, usando pause ed esitazioni. Que­sto fa parte di noi e ci caratterizza, per cui è il nostro personale con­tributo al linguaggio parlato, che va a connotare il contenuto che tra­smettiamo.

Sono proprietà spesso determinanti per l’emissione e l’interpretazione del contenuto del messaggio, in quanto lo caricano di connotazioni, che possono modificare il significato letterale della parola e far assumere sfumature che altrimenti non avrebbe.

Lo scritto non ci permette di cogliere la differenza della stessa frase pronunciata con tono diverso. Per esempio: Sei un bravo figlio. Il tono della voce è pacato, il volume sommesso, la qualità della voce calda. E’ uno splendido complimento, che ogni figlio vorrebbe sen­tirsi dire. Differente, invece, è il significato della stessa frase: Sei un bravo figlio! Tono della voce alto, volume accentuato, qualità della voce urlata e rabbiosa. Il significato, ritengo, non ha bisogno di es­sere spiegato.

Sembra esserci differenza nell’uso del volume della voce tra le persone estroverse, che parlano con voce più alta degli introversi, e tra gli uomini e le donne: i primi si esprimono con vece più alta e con volume più intenso delle seconde.

Se riflettiamo troviamo che il volume della voce è anche con­nesso all’ira e all’intensità emotiva dello stato d’animo. Infatti, chi litiga alza spesso la voce, come pure chi vuole affermare la propria supremazia sugli altri o sottolineare l’importanza delle sue afferma­zioni .

La stessa calma e la tranquillità, che di norma sono collegate alla sensibilità e alla discrezione, sembrano spesso un espediente per comprimere una forte collera inespressa.

Un certo uso del volume della voce è dipendente anche  dall’usanza familiare, cioè vi sono famiglie in cui vi è l’abitudine ad usare nella conversazione un volume molto intenso, che  condiziona i suoi membri nei vari rapporti interni ed esterni allo stesso nucleo familiare.

La qualità della voce è una caratteristica “quasi permanente” della voce di una persona, derivante fondamentalmente dalla natura dell’apparato fonico. Ciò permette di distinguere una voce tra tante. Con linguaggio pittoresco, si dice che una voce è rauca, acuta, triste, stridula, piagnucolosa, sepolcrale, burbera, dolce, ecc. Cia­scuno di noi ha esperienze dell’effetto che produce una “certa” voce, perché provoca delle risonanze psico-emotive nell’ascoltare,  predi­sponendoci all’accoglimento o all’allontanamento del messaggio e della persona spessa.

Così il tono della voce  ha un’importanza determinante sia per la trasmissione sia per l’accoglimento  del messaggio. Ciascuno di noi ha sperimentato come il tono della voce, usato per comunicare un atteg­giamento, un pensiero e uno stato emotivo, abbia avuto spesso in noi un potere maggiore del contenuto che ci è stato comunicato. Cioè, abbiamo fatto più caso al tono della voce che al contenuto. Un tono caldo, sincero, affabile predispone all’ascolto e, se necessario, anche al cambiamento. Una serie di esperimenti hanno dimostrato che, ai fini della comunicazione di un atteggiamento, il modo di presentarlo è molto più importante del contenuto stesso, perché chi ascolta è molto influenzato dal tono della voce, che è un forte strumento di persuasione, in positivo e in negativo.

La stessa esperienza quotidiana presenta una quantità di equivoci e di malintesi nella comunicazione, dovuti al modo con cui viene espresso il contenuto, e come occorra superare delle difficoltà per concentrarsi  sul contenuto e non sulla rivestitura di esso (modo con cui viene espresso). Vi sono una quantità di frasi che vengono dette, anche nella coppia, come: “Con me non usare quel tono… modera il tono della voce… cambia tono…”. Si potrebbe continuare: “Non me la sono presa per quello che hai detto, ma per il modo con cui lo hai detto…”.

Il linguaggio parlato è anche caratterizzato da pause, esitazioni, false partenze, ripetizioni e anche balbettii.

Usiamo le pause per riprendere fiato o anche perchè ci sforziamo di esprimere un’idea particolare e siamo quindi alla ricerca della pa­rola più consona; a volte ci troviamo in circostanze particolari e siamo nervosi e tesi, oppure non predisposti.

Nella conversazione vi è la tendenza da parte dei coniugi di en­trare ad occupare il tempo delle pause, per completare la frase, esprimere il proprio pensiero, sostituirsi al coniuge, deviare il di­scorso. Le pause e le esitazioni vanno usate e rispettate.


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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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