Il preadolescente e il suo corpo

IL PREADOLESCENTE E IL SUO CORPO – Gilberto Gobbi

[Anticipo alcune pagine di un mio prossimo libro che verrà pubblicato in  primavera 2012 sulla preadolescenza, intitolato: Il prereadolescente e la sua famiglia. Quando uscirà ne verrà data notizia tramite il blog]. 

Il problema del corpo – Il problema del corpo, della sua crescita e delle sue trasformazioni, dovute ai fenomeni psicofisici dell’età, è un aspetto fondamentale e determinante delle preoccupazioni del preadolescente. Ciò con modalità e risonanze emotive diverse tra maschi e femmine. Vi sono vissuti differenti perché l’identità psicosessuale è differente (G. Gobbi, I bambini e la sessualità, Ed. C. Evolution, Verona 2010). Come si è accennato, col passare del tempo nel preadolescente il corpo diviene l’oggetto primario di attenzione.

Nell’infanzia quel corpo era importante, ma non troppo e poteva essere vissuto con una certa serenità, perché non creava problemi. Con l’avvio della preadolescenza il corpo diviene il centro su cui si focalizza l’attenzione del preadolescente.

Fermiamoci per ora sulle ragazzine, che sentono e vedono allo specchio le trasformazioni e si confrontano direttamente e indirettamente con le compagne, le sorelle, la mamma.

La percezione del corpo – Le manifestazioni delle caratteristiche sessuali secondarie, come lo sviluppo dei seni, le mette in agitazione e producono comportamenti differenti, non univoci. Vi è chi li nasconde con bluse ampie, che scendono e coprono anche le natiche, il tutto avvolto in un rossore dovuto allo sguardo altrui, specie quello maschile. Tuttavia, alcune di esse hanno un atteggiamento ambivalente del coprire per essere guardate. Loro parlano di vergogna, rossore, chiusura, avvolgimento dentro vestiti ampi, ma già è presente un profondo dispiacere se non si sentono osservate.

Altre fanno di tutto con vestiti attillati e ben sagomati per mettere in evidenza le forme e le grazie in sviluppo. S’accompagnano a ragazzini più grandi, formano gruppo con essi, si lasciano abbracciare, baciare e toccare, come se tutto rientrasse nella norma dell’età. Questo specialmente dalla metà della seconda media e in particolare durante la terza media.

Di significativa importanza è il vissuto del menarca. Molte ragazzine arrivano ad esso che sono già state informate, alcune dalla mamma, molte dalle compagne e dalle sorelle, altre invece hanno un vago sentore e si ritrovano improvvisamente con il fatto (ciò anche nel 2011). Descritto successivamente molto traumatico. Il vissuto è personale, dipende molto dall’accettazione della propria identità psicosessuale, dal modo con cui è stato presentato il fenomeno e da altri aspetti legati al proprio corpo durante l’infanzia.

 Una particolare attenzione viene data alla crescita e allo sviluppo corporeo, e quindi alla silhouette da parte delle ragazzine. Il confronto in alcune diviene ossessivo, circa il peso, l’altezza e la taglia dei vestiti. Può divenire un’ossessione, che condiziona la vita propria e di chi condivide la vita con loro.

Emerge con prepotenza il problema dell’immagine inconscia e conscia del sé corporeo e della sua accettazione attraverso il passare degli anni e le trasformazioni che il corpo subisce e le tracce che il tempo lascia su di esso. Già nella preadolescenza è in gioco questa accettazione definitiva o il rifiuto problematico del proprio corpo.

 Il maschietto sente delle pulsioni e delle emozioni che in precedenza non facevano parte del suo bagaglio. Per alcuni sono aspetti nuovi, per altri, invece, riemergono sensazioni già provate in giochi erotici da soli o con compagni, nei cosiddetti “giochi del dottore”. Hanno fatto parte della curiosità sul proprio corpo e su quello della compagnetta, anche sorellina. A volte questi giochi si protraggono sino 12/13 anni, quando in particolare la ragazzina dice di parlarne alla mamma se non la smette. I gruppi di pari si ritrovano in qualche garage a guardare giornalini porno dei fratelli, amici o trovati in qualche cantina o anche in nascondigli del padre. Nell’era del telefonino le donnine nude appaiono nella memoria e sullo schermo dei telefonini di ragazzini di prima media. C’è sempre quello che ne sa di più.

L’immaginario di questi ragazzini funziona e va oltre, con disegni di genitali, parole oscene, barzellette sconce. Qualcuno viene avviato alla pratica masturbatoria da chi ne sa di più, a volte con pratiche di masturbazione reciproca. Vi può essere la tendenza a disturbare le compagne di scuola, rivolgendo loro parole e con atteggiamenti che hanno visto fare dai grandi o alla TV. Ricordo, solo brevemente, che i ragazzini, come i bambini della seconda infanzia, sono iperstimolati sotto l’aspetto fisico corporeo, in quanto la pubblicità e gli stessi programmi confezionati per loro sono saturi di tali stimoli e provocazioni. Certo, i ragazzini non vivono nel mondo delle fiabe, però è criminale creare loro un ambiente saturo di sesso, con modelli di comportamento, il cui interesse sia solo il vestirsi in un determinato modo e avere un corpo appariscente. Questo nei maschi come nelle femmine.

Alcuni aspetti in precedenza descritti saranno più chiari attraverso una breve presentazione circa il corpo e l’immagine del sé corporeo, che per il preadolescente è un ambito cruciale della sua crescita. (G. Gobbi, La percezione del corpo, Verona 2006, pp. 1-4).

 L’immagine del sé corporeo – Con la crescita vi è la presa di coscienza di avere un corpo, che è più complessa e articolata di quanto appaia a prima vista. Vi è, cioè, l’esperienza di un corpo che si manifesta sotto varie modalità, tra le quali: 1) il corpo organico, 2) il corpo vissuto e 3) l’immagine del corpo.

1. Il corpo organico è un insieme di organi tra di loro intrinsecamente connessi, per cui formano un tutt’uno. Il corpo fisico, quello che sta male, è soggetto a malattie e a disfunzioni; che viene curato, esteticamente modificato, ecc. A seconda dell’ambiente, del tipo di relazione, il corpo diviene oggetto particolare di attenzione sino all’ipocondria. Non è raro il caso di preadolescenti ipocondriaci, che hanno sviluppato un’attenzione fobico-ossessiva sulle funzioni e disfunzioni corporee. Sembra a causa di genitori troppo attenti, insicuri, apprensivi di fronte alle malattie proprie e dei figli. Il preadolescente ha già di per sé un’attenzione particolare per il suo corpo che gli sfugge di mano e le cui reazioni non conosce, se vi è anche l’apprensione dei grandi, egli moltiplicherà la sua tensione sino all’iperriflessione (eccessiva attenzione) sul corpo. Essendoci già chi si occupa eccessivamente del suo malessere, egli tenderà a chiudersi e a tenersi dentro tanti interrogativi. Consulterà un dizionario, qualche libro di medicina disperso in casa, internet è a sua portata di mano, vi sono anche i compagni a complicargli di più le cose. In particolare sugli organi sessuali e le loro funzioni sessuali, la curiosità non è mai sazia, malgrado l’illusione dei grandi di aver risolto tutto con un bel corso sul sesso a scuola o in parrocchia. Il preadolescente ha una particolare tendenza a confondersi. Logicamente l’iperriflessione sul corpo e le sue funzioni incide profondamente sui vissuti corporei e sul suo immaginario.

2. Il corpo vissuto è la modalità interna con cui si percepisce il corpo come soggetto, come espressione di sé, del proprio Io. E’ importante per la costruzione della personalità il vissuto circa la propria corporeità e collocazione nello spazio e nel tempo. Ha particolare incidenza sulla percezione di sé e sul modo con cui si vive nel passato, nel presente o nel futuro. Il vissuto corporeo accompagna costantemente il soggetto nelle sue diverse fasi della vita e condiziona la persona di fronte ai vari fatti e avvenimenti. Ha un profondo collegamento con la costruzione dell’immagine di sé. Il preadolescente necessita di vivere il proprio corpo, di sentirlo proprio, di vederlo proiettato nel futuro mentre vive  bene il presente, la sua preadolescenza. L’iperriflessione corporea crea un vissuto confusivo del proprio corpo e delle sue funzioni.

3. L’immagine del corpo è la rappresentazione interna delle relazioni, dei legami, del riconoscimento globale o parziale del corpo nel rapporto con l’Io. L’immagine del sé corporeo nasce molto lontano, nella primissima infanzia, come un processo inconscio e accompagna il soggetto per tutta la vita, subendo delle modifiche secondo le situazioni e i vissuti di queste situazioni. Logicamente fa parte dell’immagine globale di sé, a cui appartiene la percezione sintetica della propria persona. Per ciascuno, in particolare per i ragazzi e le ragazze in fase di sviluppo e di maturazione, è importante che l’immagine globale di sé e quella particolare del sé corporeo sia adeguata, congruente con la realtà interna ed esterna. Un’ipertrofia nell’immagine di sé porta il soggetto a ipervalutare le proprie possibilità, capacità e quindi a porsi nella relazione con gli altri in modo profondamente errato. Una sottovalutazione nell’immagine di sé favorirà la chiusura, il rifiuto di fronte alle mete da conquistare, la rinuncia.

Una maggiore conoscenza del proprio corpo e delle sue modalità espressive, favorisce il preadolescente nella sua crescita, nell’acquisizione di un’immagine equilibrata di sé, di avere una concezione più consona circa il valore del proprio corpo e di quello degli altri. E’ un’educazione che ricompone l’unità psicofisica e valoriale della persona, in cui il corpo assume la sua collocazione di parte integrante dell’identità di persona.

Ci si può domandare: i corsi sull’educazione sessuale, proposti dalla scuola, hanno questi obiettivi? Oppure si fermano ad una pura informazione sulla fisiologia del corpo?

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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