Comunicare nella coppia: 1. l’umanizzazione

Comunicare nella coppia:  1.l’umanizzazione – Gilberto Gobbi

Non c’è umanizzazione senza comunicazione. Per umanizzazione s’intende quel processo di sviluppo e di ma­turità che fa sì che il soggetto “nato da donna” sviluppi le potenzia­lità cognitive, affettive, relazionali, sociali e valoriali, che sono pro­prie dell’essere umano.

L’umanizzazione comporta una serie di passaggi, tra di loro in­terdipendenti, costituiti dalle tensioni fisico-istintive di avere risposte ai bisogni primari, dallo sviluppo dei bisogni psicologici intrapsichici (dell’esserci, dell’accettazione di esserci), dalle espressione e realiz­zazioni dei desideri, dal richiamo delle vette estetiche e dall’apertura alla trascendenza, come ricerca di senso e di significato della vita.

E’ un cammino che passa simbolicamente dal rotolone e dal gattonamento, attraverso fasi multiple, sino ad alzarsi a vedere il cielo  e a contemplare le stelle e a immaginare ciò che può esserci al di là di esse; un cammino, che prevede l’accoglimento e il rifiuto  dell’altro, e che accetta e contempla la vita e la comunica o la nega.

Non vi può essere crescita, sviluppo di umanizzazione, di identi­ficazione e individuazione, senza comunicazione.

La comunicazione è il tessuto dell’esistere, quindi mezzo e con­tenuto dei processi di crescita. I differenti modi di comunicare se­gnano i percorsi e le tappe della vita  e le transizioni dei contenuti, che costituiscono i passaggi, i percorsi, gli arresti, le riprese, le re­gressioni, le nuove acquisizioni della crescita, della strutturazione e ristrutturazione della personalità. 

Possiamo affermare che là dove ci sono persone, lì vi è sempre comunicazione.

Non si può non comunicare è un assioma, una constatazione, che ciascuno fa nella vita quotidiana. La presenza di persone comporta che vi sia comunicazione, cioè che tra di loro passino dei contenuti, delle informazioni. In tal senso anche il silenzio comunica. E’ sempre co­municazione, anche se spesso mi sento dire dalle coppie in psicote­rapia: “Tra di noi non c’è comunicazione”, o anche: “Vede, lui non comunica…”.  Chiariamo: non è che non c’é comunicazione, ma è di un tipo che non  piace o è diversa da quello che ci si aspetta.

In molti casi si dice che non c’è comunicazione, per dire, invece, che non c’é comprensione, intesa, corrispondenza d’idee, dialogo. E’ sempre comunicazione sia quella ritenuta “positiva”, sia quella  considerata “negativa”.

Alcuni flash di vita quotidiana.

Il ragazzo attende in automobile davanti alla casa di lei, che esce dal cancello, si apre la porta della macchina (è raro vedere un gio­vane o anche qualcuno meno giovane aprire la porta, far salire la per­sona e gentilmente richiuderla), si siede, non lo degna di uno sguardo, non risponde al ciao di lui e al tentativo di un bacio si sco­sta. La ragazza non ha proferito parola, ma il suo comportamento ha comunicato molto di sé nella situazione.

Camminiamo per strada, il marciapiedi è libero, quando una per­sona appare e  occupa la parte centrale. C’è il rischio di scontrarsi. Lui non si discosta, viene diritto verso di noi; lo guardiamo, anche lui ci guarda e non si sposta. Noi scendiamo dal marciapiede e pro­seguiamo. Lo abbiamo guardato con occhi…

Una sera a tavola. Ognuno con lo sguardo nel piatto. Rumori di posate. Qualche furtiva occhiata. Uno dice: “Nessuno ha da dire nulla, questa sera?” Gli sguardi si incrociano, per ritornare sul piatto. Il silenzio è rotto solo dallo sbattere delle posate e dal trascinare delle sedie mentre qualcuno si alza.

I bambini con i loro comportamenti comunicano agli adulti, di­stratti nelle loro faccende o immersi nei loro discorsi. Vi è tra gli adulti la mentalità che il bambino, seduto a terra intento nel suo gioco, non segua e non capisca. Che cosa dice un bambino, in brac­cio alla mamma,  intenta a parlare con una sua amica, il quale con le manine prende la faccia della mamma per girarla verso di sé?

Vi sono situazioni in cui marito e moglie camminano per strada, spingono il carrello al supermercato, si toccano, si guardano, si al­lontanano, si riavvicinano, comunicando emozioni, a volte positive, altre volte negative. I due non pronunciano  parola,  stanno in silen­zio, ma l’espressione facciale, la vicinanza, la lontananza, il toccare, la postura,  comunicano qualcosa di loro.

E’ l’esperienza a confermarci che ovunque vi sono persone pre­senti vi è comunicazione e vengono trasferiti dei contenuti tra l’uno e l’altro soggetto.

Dobbiamo prendere atto che vi è sempre comunicazione anche quando la volontà non è esplicita. Comunque, vi è comunicazione tra i partner, poiché ciascuno, conoscendo il comportamento del co­niuge, nelle sue più diverse articolazioni, e proiettando il proprio vissuto, dà contenuto significativo e comunicativo a gesti, posture, comportamenti, tono della voce, silenzi. La maggior parte di questa comunicazione “non esplicita” è presente e si attua con il tono della voce e col comportamento globale, che vengono percepiti e caricati di significati, al di là delle intenzioni del soggetto emittente.

Noi alle persone diciamo tante cose di noi senza rendercene conto. La conoscenza del comportamento del partner facilita nell’altro la comprensione del contenuto comunicativo. Occorre, però, tener presente che ciascuno filtra il contenuto dell’altro attraverso i vissuti del momento (stato d’animo),  la storia personale e, nello specifico, attraverso un meccanismo molto presente nella relazione, la proie­zione.

Il fenomeno psicologico della proiezione ci spinge a mettere qualcosa di nostro  nel contenuto comunicatoci dalle altre persone e, quindi, ad interpretare questo contenuto, che può modificare il signi­ficato originario espresso. In questo modo il messaggio, filtrato e interpretato attraverso la proiezione, può assumere un significato completamente rovesciato rispetto all’intenzione dell’emittente. Qualche volta ci è capitato di sentirci dire: “Queste sono cose tue, perché io non ho detto questo…!”

E’ un dato importante di cui occorre tener conto e di cui avere costantemente coscienza, perché la proiezione e l’interpretazione, assieme ad altri fenomeni della comunicazione, causano disguidi, equivoci, conflitti nella comunicazione quotidiana.

Questi aspetti saranno ripresi e approfonditi quando si parlerà della comunicazione egocentrica.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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2 risposte a Comunicare nella coppia: 1. l’umanizzazione

  1. Carla ha detto:

    Caro Professore…
    lo abbiamo FULMINATO con occhi !

    • gilgobbi ha detto:

      Cara Carla, l’articolo di ieri sulla comunicazione è il primo di altri che seguiranno nel tempo, poco alla volta, assieme ad altri interventi. Quella sulla comunicazione nella coppia è una riflessione che viene da lontano lontano, quando attraverso la relazione con le persone fondamentali della vita, il bambino si confronta con il mondo, lo vive, lo assimila, lo fa suo “a suo modo” e comincia a camminare per il mondo accanto alla coppia genitoriale. Quella prima umanizzazione continua incontrarsi e scontarrsi quotidianamente con le molteplici relazioni.
      I commenti, penso, sono tanti, a volte a voce alta, a volte silenziosi. Sono molti di più quelli che assentono silenziosamente e si confrontano nella propria coppia.

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