Le anse del fiume – Prima parte – Ricordi di guerra

Gilberto Gobbi

  Prima parte – RICORDI DI GUERRA

 Breve annotazione – Con oggi inizia la pubblicazione della prima parte del libro inedito Le anse del fiume, intitolata Ricordi di guerra – Vengono presentati, di tanto in tanto, alcuni racconti di un bambino che visse sulla sua pelle la guerra. Ha un nome: Franco. Viveva nella bassa veronese tra la provinciale e il Menago.

I racconti della seconda parte sono stati già pubblicati sul blog e sono tutti contrassegnati della scritta: “Le anse del fiume”.

A volte non capiva, ma sentiva, ascoltava, immagazzinava e si poneva tante do­mande, le cui risposte vennero con il tempo”.

 “Otto anni sono otto anni: si è svegli, curiosi, riservati, si os­serva, si ascolta, si macina, si tace. Qualche volta si parla, se gli adulti lo permettono. Lui pensava molto e parlava poco. Sarà una caratteristi­ca della sua vita”.

 PREMESSA ALLA PRIMA PARTE – Questa prima parte richiede una premessa, che dica il pro­fondo, intrinseco legame tra le anse di un piccolo fiume, il Menago, e le cur­ve di una strada provinciale, le case e la vita della gente in quel lem­bo di terra.

Tutto il percorso del Menago era accompagnato a breve di­stanza dalla strada provinciale, che ne imitava le curve e attraver­sava frazio­ni e paesi.

 Il fiume faceva da divisoria tra due tipi di campagna: a destra con terra scura, propria delle valli, solcate da molti fossati, a sinistra una terra più sabbiosa. Di tanto in tanto un ponte, un tempo di matto­ni rossi, permetteva il passaggio ai carri tirati da buoi, che anda­vano ad arare o a raccogliere e caricare nelle valli.

Una strada in terra battuta, con i solchi fatti dalle ruote dei carri, affiancava la riva destra del Menago per un lungo tratto.

Tra il paese e la frazione, sulla provinciale, vicino alla casa del nonno materno, “il Palazzon”, a circa cinquecento metri l’uno dal­l’altro, si ergevano due grandi costruzioni, che servivano per essicca­re il tabacco coltivato nelle campagne sabbiose. La gente li chiamava “secatoi”.

Il fiume, con il lento scorrere, muoveva le pale di un mulino, l’unico ad acqua della zona.

Lungo le sue rive, a destra e a sinistra, si abbeveravano le muc­che delle stalle delle varie corti, sorte tra la provinciale e il fiume, in epoche che si perdono nel tempo.

 In quella fascia di territorio, che dal Pozzo di Verona si allunga­va verso Legnago, dove il Menago si affiancava all’Adige, vi è lo scenario, in cui sono avvenuti i fatti ricordati in questa prima parte.

“Ricordi di guerra” sono appunti, reminiscenze non rielaborate, degli anni della seconda guerra mondiale, di un bambino della Bassa Veronese, nato e vissuto in case affacciate sulla strada provinciale, non lontane dal piccolo fiume.

 Sono “ricordi” di un bambino, Franco, e così li pro­pongo. Fanno parte di una vita infantile vissuta lungo la provinciale, a contatto con il piccolo fiume e le sue anse, tra l’inizio e la fine della seconda guer­ra mondiale.

 Il Menago, agli occhi del bambino, era molto grande fino a quando non vide l’Adige e la sua Città.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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