Chi va in psicoterapia?

Chi va in psicoterapia? Gilberto Gobbi

Di fronte alla notevole diffusione della pratica psicotera­peutica, anche in Italia, di questi ultimi anni ci si domanda: chi va dallo psi­coterapeuta? Solo chi presenta situazioni psicolo­giche chiaramente sintomatiche o anche altre persone?

Nell’affrontare la definizione di “paziente/cliente” si è parlato di persona che presenta problemi psichici e di natura emotiva o che sente l’esigenza di confrontarsi per sistemare alcuni aspetti di sé.

Non necessariamente la persona deve avere dei problemi patolo­gici o certamente sintomatici. Vi sono delle situazioni problemati­che, che. come tali sono vissute, non necessa­riamente sono pro­prie di una personalità nevrotica, psicotica o disadattata. Sono situa­zioni di chi si sente teso, insoddisfatto, insufficientemente realizzato e con un’autonomia non suffi­cientemente armonica, con difficoltà nell’affrontare certe cir­costanze della vita relazionale e ambientale.

Vi sono problemi di natura emotiva, che si manifestano sotto forma di emozioni e sentimenti disforici (abbassamento dell’umore), come ansia, tensione, insicurezza, paura, insoddi­sfazione, preoccu­pazione, ecc., che determinano reazioni ne­gative, inadeguate alla si­tuazione, di precario equilibrio.

Sono vissuti emotivi, che si ripercuotono negativamente sulle va­rie dimensioni del soggetto: quella intrapsichica (in­terna), cioè sugli aspetti immaginativi, percettivi, motivazio­nali, pulsionali, decisio­nali, e quella extrapsichica (esterna), propria della relazione con l’ambiente.

Questi aspetti si possono manifestare anche attraverso una serie di sintomi somatici, come difficoltà nel dormire, tensione neuromu­scolare, palpitazioni, tachicardie, emicranie, arrossire in pubblico, ecc.

Può andare in psicoterapia chiunque vuole conoscersi meglio a livello profondo e migliorare il proprio equilibrio personale, e non necessariamente soffre di disturbi psichici particolari e gravi.

Un’annotazione. Poiché chi va in psicoterapia s’impegna in prima persona e si assume la responsabilità del contratto te­rapeutico, del proprio cambiamento: occorre che la psicotera­pia sia scelta e voluta personalmente.

L’essere inviato o costretto non facilita il lavoro, anzi fa­vorisce l’instaurarsi di resistenze, che impediscono il prosieguo della terapia.

Fanno eccezione alcuni casi particolari di crisi o d’emer­genza, in cui altre persone spingono, e nelle situazioni di tera­pia infantile. In queste circostanze e in altre, in cui la scelta e la motivazione personali sono carenti, spetta allo psicoterapeuta creare un clima relazionale, che favorisca la scelta e la prosecuzione da parte del pa­ziente.

Ad ogni modo la psicoterapia può interrompersi prima che gli obiettivi preposti e previsti siano stati conseguiti.

La moti­vazione alla psicoterapia e il suo eventuale abbandono ver­ranno ripresi suc­cessivamente.

Condizioni – La scelta personale della psicoterapia e dello psicoterapeuta e una forte motivazione sono condizioni determinanti per continuare il training e per conseguire gli obiettivi.

 

 

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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