Introduzione generale a LE ANSE DEL FIUME

INTRODUZIONE GENERALE A

LE ANSE DEL FIUME

                                   Gilberto Gobbi

A mio padre

Ai miei figli

Ai figli dei miei figli

“Divergevano due strade in un bosco, e io…

Io presi la meno battuta,

E di qui tutta la differenza è venuta” (R. Frost)

[E’ stato postato del materiale della seconda parte delle ANSE DEL FIUME, con una  introduzione generale, che di seguito viene riportata nella sua integralità. Successivamente verrà pubblicato anche il materiale della prima parte.]

Il titolo del libro indica qualcosa di familiare per chi co­nosce la strada provinciale, che si snoda verso le valli veronesi, attraversando frazioni e paesi, ac­compagnata nel suo viaggio da un piccolo fiume, il Menago, e per chi ha incontrato il grande fiume, l’Adige, che con le sue anse avvolge la sua città, Verona, e si allontana verso il mare.

Il libro, nell’articolazione delle due parti, è scritto nella prima con il conte­nuto di un bambino, di alcuni suoi ricordi di guerra, per passare nella seconda ad aspetti della vita professionale, con riflessioni, racconti, annotazioni.

Le anse dei due fiumi mi hanno visto spesso soffermarmi sulle rive e sui ponti. Da piccolo sul Menago, poi sull’Adige.

I miei occhi videro una prima volta l’Adige, da bambino, assie­me a mio padre, prima della guerra: m’innamorai di esso, delle anse e della sua città, e, quando mi fu possibile, sono tornato a viverci.

La prima, vera, passeggiata su un Lungadige è stata a fianco di una giovane donna, che mi ha accompagnato allora e che tuttora mi accompagna nella vita. Quel Lungadige, in quel tempo, era ombreg­giato e ricco di tenerezze, ora è un marciapiedi sterile d’affetti. Lo hanno rovi­nato politici ed architetti.

La memoria torna all’infanzia, nella pianura padana, lungo la provinciale, tra le nebbie d’inverno e la canicola d’estate, per rivisi­tare fatti, rivedere persone, case.

Era tempo di guerra.

Sono alcuni ricordi, filtrati dagli anni, di un bambino, che ha vissuto sulla sua carne la guerra.

Vi sono, poi, le tracce di vita di molte persone, che hanno camminato e si sono sof­fermate lungo le anse a pensare, riposarsi, a riprendere il cammino, a lavorare, qualche volta, ad unirsi in un unico definitivo abbraccio.

Alcune sono nate sulle sponde dell’Adige, altre vi sono arri­vate per sostare sui suoi ponti e lungo le sue anse, per poi ri­partire.

Al­tre sono venute e sono rimaste. Per alcune è stata una sosta rapida, un incon­tro occasionale, un andarsene e anche un ritornare, dopo anni, per rimanere, come per me.

Con alcune di queste persone vi è stata la compartecipazione in­tensa di frammenti di vita.

Il libro, nella prima parte è stato scritto con l’ascolto di quel bambino, e la seconda con il ricordo delle mille e oltre persone, e dei loro desi­deri, sensi ricercati, significati scoperti, valori ritrovati, per­corsi ripresi, strade interrotte.

Sono tracce di vita, in cui molti “addetti ai lavori” si ritroveran­no: in­dividui, coppie e famiglie, che vivono in prima per­sona le pro­blematiche individuali, coniugali e fami­liari, gioie e sofferenze, com­prensioni e contrasti, valori e diversità d’ideali.

Non sono “addetti ai lavori” i colleghi psicologi, gli opera­tori  psicosociali, neppure quelli della pastorale fami­liare. Essi sono pro­fessionisti che, di norma, sanno, e con i quali per anni ho collabo­rato, mi sono confrontato e anche scontrato.

Vi è un comandamento che obbliga ognuno ad una condivisione non supina. La vita chiede coerenza con i propri valori non rinunciabili.

 Persone, che ho incontrato nel mio lavoro professionale, nelle aule di scuola, presso consultori familiari d’ispira­zione cri­stiana, nel mio studio, o negli incontri, dibattiti e confe­renze, o durante le mol­teplici relazioni tenute sia in ambienti, co­sid­detti laici, sia ecclesiali.

Ho presente le coppie di fidanzati, incontrati nei corsi presso le parrocchie, la sera tardi, nel mio itinerante collo­quio con le loro spe­ranze, i loro dubbi, le richie­ste di chia­rimento su con­tenuti umani e psicologici, spesso da me espressi con linguag­gio esoterico. Col tem­po ho imparato che occorre parlare delle cose semplici, da ri-scoprire costantemente.

Ho potuto confrontarmi con questi “addetti ai lavori” e con la loro concretezza di fronte allo stress di relazioni difficili, di rapporti fru­stanti, di valori contrastanti, di solitudini avvilenti, di vuoti esi­stenziali, di ricerca d’interiorità, d’apertura alla “parola” e alla spe­ranza.

A loro sono grato, perché dal loro confronto ho ap­preso a vi­vere meglio la mia vita, in fami­glia e nella professione.

Sono grato a chi, da piccolo, mi ha permesso di crescere, di svi­luppare la curiosità, ha facilitato la ricerca del sapere e l’apertura alla vita.

Sono grato ad alcuni colleghi, psicoterapeuti, con i quali per anni ho condiviso l’appro­fondimento e la sistematiz­zazione delle co­noscenze, le ansie e i problemi consultoriali e psicoterapeutici.

Anche ad altri, nei cui confronti ho affinato la mia individualità e differenziazione, in contrasto con i loro sconfinati spazi d’onnipo­tenza.

Sono debitore al Dio della vita, che mi ha dato e continua a dar­mi molto.

*     *     *

Nota Nel blog è stata postata la seconda parte del libro nelle seguenti date:

*12.06 – Il fiume e la città

* 14.06 – Prefazione a un libro di un amico

* 15.06 – La casa di Santa Lucia

* 20.06 – Qualcuno che mi ascolti

* 24.08 – Maturità della coscienza religiosa

* 23.09 – Secondo scienza e coscienza

* 26.09 – La famiglia sta bene

* 03.10 – Sull’altra riva del fiume

* 05.10 – Politicamente s-corretto

* 07.10 – Cristianamente s-corretto

* 10.10 – Il dilemma

* 17.10 – La porta e la maniglia

* 19.10 – Una coppia funzionante nella sua disfunzionalità

Questa seconda parte, che è stata pubblicata, aveva una PREMESSA, che riporto.

 PREMESSA ALLA SECONDA PARTE

La seconda parte, come già accennato nell’introduzione generale, l’azione si sposta sulle sponde e lungo le anse del grande fiume, l’Adige, sui suoi ponti migliaia di volte attraversati, in case ora affacciate al bron­tolio del fiume ora discoste nelle periferie.

Case, come dimora, oltre le colline.

Case, laboratori dell’anima, che hanno scandito la vita quotidia­na, modellato il corpo e l’evolversi dello spirito nella sua completez­za. In cui sono trascorsi ore, mesi ed anni. Una vita.

Vi sono presentati alcuni momenti d’impatto con la Città, d’at­tenzione ai suoi mutamenti, alle sue anchilosate protezioni, ai nuovi arrivi, al mantenimento dei cerchi concentrici, sociali ed economici, alle trasformazione degli usi e costumi, alle false aperture delle vec­chie gerarchie.

Una Città, che è tutto e il contrario di tutto.

Da Castel S. Pietro una visione complessiva abbraccia il territo­rio, che dal Ponte Pietra si estende nell’orizzonte alle lontane, sfuma­te, polveri della zona industriale.

Guardi, osservi, senti.

Hai la sensazione che tutto sia fermo, da sempre in sospensione, e che i molti campanili, coadiuvati dalle chiese, vigilino perché si mantenga così. Eppure, da un momento all’altro, ti aspetti che qual­cosa accada e che la densa sospensione esploda.

Poi guardi il fiume, che scorre ai tuoi piedi, e ti sembra che le sue anse uniscano tutti in un grande amplesso, ma t’accorgi che ognuno è volontario di se stesso.

Vi è tanta bontà e disponibilità, da sempre. Le ho incontrate tante volte e le ho viste materializzarsi sotto i miei occhi.

La città è un piccolo mondo, dove irrilevanti e semplici fatti tes­sono il reticolo inestricabile di vite significative.

[Annotazione: Le persone, protagoniste delle pagine postate, sono reali. In ottemperanza della privacy sono stati cambiati i nomi e modificate alcune circostanze, ma il contenuto è rimasto integro. Da alcune vi è stato l’esplicito permesso di scrivere di loro. Ringrazio ancora tutti di cuore.]

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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