Il padre separato

Il padre separato – Gilberto Gobbi

L’uomo separato con figli si trova a dover affrontare la sua funzione paterna con maggiori difficoltà di quelle di prima della separazione.

E’ stato ribadito  più volte che il figlio ha sempre bisogno del padre e che il padre resta tale per tutta la vita.

L’ideale per ogni figlio  è di avere una famiglia unita e funzio­nale nei vari aspetti. Quando ciò non è possibile, per evitare peg­giori danni educativi, la separazione diviene il mi­nor male. A mag­gior ragione ciò comporta che il padre si debba attivare per es­sere presente al figlio in vari modi, che ha già subito la deprivazione di una fa­miglia unita.

Di fronte alla separazione la cosa migliore è l’affidamento congiunto dei figli, in cui la genitorialità si dovrebbe esprimere con serenità e accordo educativo tra i due “grandi”. Per realiz­zare l’affidamento congiunto non sono sufficienti la richiesta dell’interessato, di norma del padre, né la concessione dell’ex-co­niuge né la decisione del giudice. Troppo spesso i coinvol­gimenti e gli strascichi emotivi delle persone separate, pur­troppo, impedi­scono l’affido con­giunto, anche se il giudice lo ha deciso. Occorrono dei geni­tori, che abbiano su­perato le ansie, i conflitti, le ricerche di vendetta, i ricatti, le stru­mentalizza­zioni dei figli.

Si richiede una separazione pensata, meditata, che abbia af­frontato l’evento attraverso quel percorso, che è stato deno­minato di “responsabilità/appartenenza”, che permetta l’assunzione di re­sponsabilità e la continuità genitoriale. L’obiettivo non è solo la serenità degli adulti, anche, ma in particolare la tranquillità dei figli.

Spesso, purtroppo, la realtà è diversa: i due si separano con un atteggiamento di iniziale perpetua conflittualità, in cui i fi­gli, in­consapevolmente e senza colpa, divengono lo strumento delle rab­bie, dei ricatti e delle vendette dei due. Ognuno ritiene di doverli protegge dall’altro. I figli si ritrovano in mezzo e si sentono contesi, mentre hanno bisogno dell’amore di entrambi i genitori. Ad una certa età – in adolescenza, per esempio, – essi sono molto critici di fronte ai comportamenti immaturi de­gli adulti, si ribellano, rifiutano la pre­senza e a volte strumen­talizzano le conflittualità degli adulti in funzione di un proprio immediato vantaggio economico e di una falsa libertà. Ci si sente dire: “Sto meglio con papà perché faccio quello che vo­glio…” oppure: “Voglio tornare da mamma perché è più buona”.

Il figlio ha bisogno di  due genitori, anche se separati, che si rispet­tino e confermino il ruolo e la funzione genitoriale re­ciproca e le scelte che ciascuno ritiene opportuno fare di fronte a nuovi legami. Non è semplice, per questo occorre molto equilibrio e capacità maturativa nell’affrontare la nuova situa­zione.

Vanno rispettati gli accordi presi circa le visite, la perma­nenza con il padre, l’aiuto economico, la condivisione delle decisioni. Il supporto emotivo al figlio da parte del padre sepa­rato dipende dal tipo di presenza e di atten­zione, che non può esaurirsi nel passare gli alimenti, nel fare delle telefo­nate, nell’esaudire i desideri e nel riempirlo di cose e di strumenti, quale compensazione della situa­zione. Il supporto emotivo e la paternità psicologica sono fatti di interessamento, coinvolgi­mento, acco­glienza, rispetto, ascolto, dialogo, spiegazioni op­portune.

La ricomposizione del nucleo familiare – Da qualche tempo a questa parte si parla di ricomposizione della famiglia, intendendo con tale dicitura non il rimettere as­sieme  del nucleo familiare originario, ma il formare una nuova realtà, in cui uno dei separati compie la scelta di un nuovo partner, costituendo una nuova coppia, sposata o non sposata, con o senza figli. Questa nuova coppia potrà generare dei figli, che saranno parte di questo nuovo nucleo.

Questa situazione struttura nuove relazioni, che si interse­cano con quelle pre-esistenti, costituendo una complessità di corco­stanze, non sempre facili da gestire, fatta di tensioni e ri­sorse, tra cui una certa indefinitezza dei ruoli familiari. Per i figli precedenti si moltipli­cano le persone adulte, che si inte­ressano di loro, o al­meno dovreb­bero farlo.

L’uomo che ri-compone un nucleo familiare ha di fronte a sé la propria storia con figli e la storia della compagna, che può avere anche lei figli.

La questione dei figli è fondamentale in queste ricomposi­zioni familiari, perché obbliga ciascun membro della nuova coppia a definirsi in base a una funzione coniugale e genito­riale e a condi­videre questa funzione con gli altri due adulti che intervengono nell’educazione dei figli. I figli stessi si inse­riscono in modo di­verso in queste strutture familiari e parteci­pano molto attivamente all’elaborazione di legami assai ambi­valenti. Inoltre le famiglie d’origine di ognuno dei due coniugi manifesteranno delle attese esplicite o implicite nei confronti della nuova coppia e questa a sua volta progressivamente do­vrà prendere posizione rispetto a queste rappresentazioni.

Pertanto l’identità della nuova coppia è profondamente le­gata alla definizione della funzione genitoriale, che entrambi hanno ri­spetto ai figli già presenti, in quanto i nuovi partner dovranno len­tamente assumere anche funzioni genitoriali nei loro confronti.

Necessariamente vi saranno reazioni nei figli di fronte al pa­dre, che costituisce una nuova coppia, oltre che nella fami­glia al­largata e nell’insieme di relazioni di ogni membro della coppia.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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