Cristianamente s-corretto

 CRISTIANAMENTE S-CORRETTO – Gilberto Gobbi

All’inizio degli anni 80, due mattine la settimana mi recavo a far consulenza presso il Consultorio Familiare di Piazza Duomo n. 6. D’ispirazione cristiana, era stato il secondo Consultorio familiare fondato in Italia nei primi anni del dopoguerra, dopo “La Casa” di Milano, consultorio pure di ispirazione cristiana.

Era sorto per l’iniziativa di professionisti cattolici, medici, av­vocati, psichiatri, insegnanti, per aiutare le famiglie e le coppie nelle difficoltà sia psicologiche sia sociali. Con l’aiuto e la competenza di questi professionisti, iniziavano qualche anno dopo i corsi per i fi­danzati, tenuti presso le varie parrocchie come formazione al matri­monio.

Quest’ultima attività formativa, come tutta la problematica connessa alla pastorale della famiglia, passava, all’inizio degli anni ‘70, al Centro della Pastorale familiare, mentre il Consultorio svol­geva la vera attività di consulenza al singolo e alla coppia, con l’ausilio di vari esperti nelle differenti discipline: psicologia, pedago­gia, ginecologia, sessuologia e assistenza sociale.

Negli anni ’80, pur essendo presidente un laico, l’anima e il motore del Consultorio familiare di Piazza Duomo era mons. Ilario Salvetti. Un uomo, un sacerdote, che dedicava la sua vita all’ascolto e all’aiuto delle persone.

Viveva la vocazione sacerdotale con mente, cuore e anima, come donazione. La sua vita era dedicata a Cristo, alla Chiesa e alla persona. Don Ilario, così preferiva essere chiamato, studiava, riflet­teva, si confrontava, si animava di fronte alla ricerca della verità.

Non taceva quando vedeva calpestata la persona. Tanto era fermo di fronte ai suoi confratelli sacerdoti, quando riteneva che si dimenticassero di uno dei tre pilastri, quanto poi era comprensivo con la persona, con i suoi problemi. Sono stato testimone di gesti di fermezza e di arrabbiature, e di profonda commozione e coinvolgi­mento umano.

Leggeva, approfondiva, discuteva, pregava molto: al servizio della ricerca della verità, della persona, che rispettava nella sua in­dividualità.

Amava il Consultorio, si assumeva il peso di reperire i fondi per farlo funzionare. Qualche volta l’ho sentito dire: “E’ arrivata la provvidenza… Una persona mi ha lasciato qualcosa per il consulto­rio…”.

Voleva professionisti scientificamente preparati, che fossero coerenti con il valore della vita. Per lui l’antropologia cristiana do­veva informare la vita degli operatori, perché solo “l’antropologia cristiana sapeva dare l’aiuto che le persone richiedono al professio­nista…”.

Mons. Salvetti mi fermava spesso e mi chiamava nel suo stu­dio: quando non aveva persone la sua porta era sempre aperta. Vo­leva parlare e confrontarsi. Accettava il confronto, la diversità, chie­deva pareri, argomentava.

Era molto rispettoso della professionalità e della competenza. Fin che ci fu lui, nel consultorio era così.

Una mattina, mentre stavo andando nella stanza per la consu­lenza, mi fermo davanti sua porta aperta, come sempre, e lo saluto. Ricambia e mi chiede se ho qualche minuto prima di iniziare la con­sulenza. Entro direttamente, m’invita a chiudere la porta e a se­dermi. Mi guarda con i suoi occhi miopi, inforca gli occhiali, che toglieva quando leggeva, e mi dice. “Lei è andato a fare una confe­renza, ieri sera?” Io confermo. “Ha parlato di sessualità alle cop­pie?” “Certo – dico – ho parlato della problematica della sessualità nella coppia”.

Il Monsignore mi guarda e sorride.

Era stato lui a volermi a tutti i costi al Consultorio per svolgere la consulenza psicologica e sessuale. Vi era l’assenza di un sessuo­logo. Quando ero andato nel suo studio, perché mi aveva contatto telefonicamente e desiderava parlarmi, di fronte alla proposta di operare in consultorio, gli avevo fatto presente che ero già molto impegnato. Lui rispondeva che sapeva e per questo si rivolgeva a me perché molto impegnato, perché dei disimpegnati non ci si poteva fidare e lui non si fidava.

Così iniziava la collaborazione con il consultorio che durava diciannove anni, dieci come operatore e nove come direttore. Mi trovai impegnato in un’attività che mi ha molto arricchito, ma che, oltre a soddisfazioni professionali, ha pure messo in risalto la diffi­coltà di lavorare in modo laico in ambiente ecclesiastico.

Quella mattina, prima che arrivassi in consultorio, già qualcuno aveva telefonato e si era lamentato dell’argomento esposto, o meglio della troppa chiarezza nell’esporre la problematica sessuale di cop­pia. Questo qualcuno aveva immediatamente contattato la Curia, che lo aveva dirottato a mons. Salvetti, che mi attendeva con un leggero sorriso di soddisfazione.

Mi dice di non preoccuparmi, di continuare ad andare a parlare della sacralità del matrimonio e della stessa sessualità. “Non ti deve importare se qualcuno ti considera cristianamente s-corretto”. E’ lui ad usare la frase.

Si sofferma sulla necessità di educare anche i preti e i consa­crati ad una sana sessualità. Non sempre era così. Mi dice anche che avrei trovato delle successive difficoltà proprio per la psicotera­pia, spesso non compresa in ambito ecclesiastico, e per la terapia sessuale, che è spesso fraintesa.

Dopo di allora, ho avuto modo di parlare e di incontrarmi con lui tante volte, di parlare di tutto. Seguiva con interesse il mio pere­grinare la sera presso i gruppi sposi e i gruppi per fidanzati.

Lui stesso ogni tanto andava.

Quando parlava della sacralità della vita e della sessualità, si accendeva, cercava di trasmettere il suo amore per la vita.

La sua morte ha lasciato un vuoto nel consultorio.

Chi è venuto dopo non lo ha saputo colmare.

 [L’articolo è tratto da materiale non pubblicato di memorie, sotto il titolo Le anse del fiume, Verona 2010]

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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