Voglio toccare la gioia

VOGLIAMO TOCCARE LA GIOIA

di Alessandro D’Avenia ( da Avvenire del 6/02/2011)

 Propongo questo articolo di Alessandro D’Avenia. Ditemi voi se non merita di essere proposto, letto e riletto…(G.G.)

«Non tocco mai la gioia». Così dice una ragazza triste in un film girato da un gruppo di liceali. Queste parole costituiscono una sfida, perché manifestano il bisogno di una cultura intera. Tutti cerchiamo la gioia. È la ricerca che accomuna buoni e cattivi: chi è buono, è buono per essere felice; chi è cattivo non lo sarebbe, se non sperasse di potere, con ciò, essere felice. Questa ragazza vuole la gioia, fin qui niente di nuovo. Ma la chiede attraverso il senso più basilare che abbiamo: il tatto. Non i sensi nobili e collegati più direttamente all’intelligenza: la vista e l’udito. No, lei vuole «toccare» la gioia.

Vuole che la felicità sia comprensibile alle dita, alla pelle. Questa
generazione, nutrita di virtuale, chiede in modo ancora più forte che la
salvezza diventi tattile: «L’uomo ha bisogno di vedere e di fare sì
che questo tale vedere divenga toccare. Egli deve salire la ‘scala’ del corpo,
per trovare su di essa la strada alla quale la fede lo invita» (J. Ratzinger). Ma la gioia non raggiunge il tatto perché spesso chi ha la gioia (condizione
necessaria ma non sufficiente) e vorrebbe trasmetterla ci prova a parole. Ma le parole non bastano più. Quanti maestri scoraggiati di fronte a ragazzi
disinteressati alle loro parole, quanti sacerdoti sfiancati dall’apatia dei
ragazzi alle loro parole, quanti genitori pieni di fede rattristati dalla
perdita di essa nei loro figli nonostante le tante parole… Non con i discorsi
si raggiunge oggi la vita delle persone, ma solo con la vita che si mette in
gioco in prima persona, nella carne, nel corpo. La gioia, oggi, è chiamata a rendersi percepibile, non all’ascolto, non alla vista. Non basta
più. Deve camminare per le strade del mondo, farsi permeabile al tatto, si deve poter toccare: al supermercato, in aula, in cucina, sul campo di calcio. I ragazzi vogliono toccarla, ma la realtà li delude. Lo sapeva bene un
grande cercatore della gioia: «Al solo sentirla nominare tutti si drizzano e
ti guardano nelle mani, per vedere se mai tu sia in grado di dare
qualcosa al loro bisogno!» (Agostino). Non c’è risposta più assurda che quella data a una domanda non posta. In realtà, la domanda c’è e c’è anche larisposta, almeno questo pretende il cristiano, tanto che qualcuno
invitava a «dare ragione della speranza che è in voi».

Ecco il punto: riuscire a dare ragione. Ma quella ragione non può essere più
fatta solamente di parole, discorsi. Si tratta di dare ragione attraverso
qualcosa di immediatamente percepibile al tatto. La verità deve tornare a
sedurre la vita, incantarla, estasiarla. Come? «Tutto me trae, tant’è
bello», diceva Jacopone da Todi di Cristo. Ecco il valico ancora
aperto attraverso cui la verità si fa permeabile al tatto e la gioia
percepibile: la bellezza. La bellezza mette d’accordo tutti, è gioia tattile. I
ragazzi lo sanno, la cercano in ogni angolo. Dove si è nascosta la bellezza? O
dove si sono nascosti i sensi capaci di percepirla, atrofizzati di fronte
all’assenza del loro cibo? La bellezza ci ‘tocca’ solo quando è amore che si
realizza, evidenza di un dono: una donna che si fa bella per il marito, una
spiaggia che i secoli hanno levigato per i nostri occhi, una rosa che un
giardiniere ha curato, un capolavoro che è costato fatica e disperazione ad un artista, una lezione che un professore ha preparato con rinnovato slancio, un sorriso vero a chi entra in ascensore con noi… Il Verbo stesso di Dio non è una spiegazione, non è un concetto, ma è carne tangibile, è la bellezza stessa che si dona nel linguaggio del corpo: il pane. E questo dono è per me. Ma siamo noi affamati di ricevere e donare questo dono? Chi guarda nelle nostre mani lo trova?
Nessuno può donare ciò che non ha. Nessuno può far toccare ciò che non lo tocca.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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