Il preadolescente e il tono affettivo in famiglia

Il preadolescente e il tono affettivo in famiglia – Gilberto Gobbi

[All’articolo precedente sul tono affettivo in famiglia aggiungo un paragrafo su Il preadolescente e il tono affettivo in famiglia, di un contributo che sto scrivendo su Il preadolescente e la sua famiglia]

 Il tono affettivo indica il tipo di coinvolgimento emotivo dei vari membri della famiglia tra di loro e il modo con cui ciascuno è considerato e “vissuto” come persona. E’ uno degli aspetti fondamentali di una famiglia sana ed è caratterizzato dal prendersi cura dell’altro e dall’atmosfera di calore, di speranza e di fiducia che si respirano. Fa parte del tono affettivo l’avere “il permesso” di esprimere anche la rabbia, non per attaccare l’altro come persona, ma per presentare le cose che non vanno come ricerca di rimedi più consoni, per cui chi esprime la rabbia non viene colpevolizzato, ma riceve comprensione, rispetto ed empatia.

L’empatia è una caratteristica fondamentale di un clima affettivo sano. Per empatia s’intende la capacità di vedere e sentire le cose dal punto di vista dell’altro, come se fossero proprie, senza, tuttavia, la perdita dei propri e altrui confini personali. Per esempio, si condivide la tristezza senza perdersi di coraggio. Non vi è invasività e sconfinamento nei territori emotivi altrui, né “lettura della mente”, per cui “io so quello che tu pensi o senti…”.

Il tono e il clima affettivi vissuti dai vari membri condizionano profondamente il modo con cui sono affrontati i contrasti e i conflitti in famiglia. L’essere famiglia, infatti, significa anche scontrarsi con degli inevitabili dissensi e conflitti, in quanto spesso bisogni individuali e il modo di ciascuno di vivere la realtà non coincidono. I conflitti, spesso, creano un clima di invischiamento tra i membri, in cui il nucleo resta impantanato per vario tempo, accentuando il malessere generale, che può portare alla disgregazione della stessa famiglia.

 Un clima psicoaffettivo sano comporta che nella soluzione delle problematiche si usi la negoziazione e la contrattazione, mai il compromesso, che di norma significa il dover cedere per una successiva rivalsa: oggi tocca a me cedere, ma domani spetterà a te e io sarò compensato.

Una negoziazione sana, invece, parte dalla sensibilità ai sentimenti, ai bisogni ed ai desideri altrui, a cui si risponde con interesse e disponibilità. Vengono messi sul tappeto non solo i bisogni individuali, ma quelli del nucleo familiare in toto. La negoziazione educa a tener conto e del bene individuale e di quello della famiglia, ad accentuare il senso di appartenenza, a vedere il bene complessivo della famiglia. Con la negoziazione le decisioni sono condivise, per cui i conflitti sono limitati e risolvibili, anzi, divengono una preziosa occasione di crescita personale e del gruppo nel suo insieme. Il preadolescente apprende ad uscire dal suo egocentrismo, dall’interesse prettamente soggettivo, per aprirsi alla capacità sia di rinuncia sia di donazione.

Il presupposto della famiglia sana è che il vivere insieme sia un’opportunità di crescita e di maturazione individuale, della coppia e della famiglia nel suo insieme.

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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