Scelta e consenso nel matrimonio

Scelta e consenso nel matrimonio di Gilberto Gobbi

“La famiglia è il regno della libertà, perché è l’unica cosa che l’uomo liberamente fa da sé e per sé” (G.K. Chesterton).

 Il legame coniugale ha origine e si fonda su un individuale e reciproco consenso, che connota e specifica la relazione. Il tipo di consenso assume la caratteristica, che differenzia questo legame da qualunque altra relazione familiare e sociale. I genitori, i fratelli e i figli non li scegliamo, il coniuge, invece, sì.

Vi sono quattro aggettivi che caratterizzano e connotano la scelta del  legame coniugale: è una relazione volontaria, durevole, orientata, esclusiva.

 1. Una relazione volontaria – Il legame coniugale, innanzi tutto, è una relazione volontaria, che ognuno dei due fa come scelta libera: come inizia volontariamente così si mantiene o termina. Si tratta della caratteristica che ha radici nella capacità della persona di intendere e di volere, e quindi di sapersi assumere le responsabilità (doveri) relativi alle scelte che fa.

Non è sufficiente volersi sposare con quella persona, occorre pure avere una minima maturazione della struttura di personalità. Vi sono, infatti, disfunzioni di personalità o vuoti nei processi psicoaffettivi, che incidono profondamente sulla capacità di emettere una decisione cosciente e libera. Non è sufficiente conoscere il contenuto della relazione coniugale, avere coscienza dei suoi obblighi, avere cioè una buona capacità intellettiva,  come si dice essere intelligenti,  ma occorre anche aver acquisito una buona maturità affettiva, in quanto il consenso del matrimonio si caratterizza sia per la conoscenza sia per la capacità di sapersi assumere le responsabilità conseguenti.

Perché la scelta sia libera occorre anche che vi sia una reale conoscenza “aperta” della persona che si desidera sposare; spesso vi è l’illusione di conoscere, di sapere come è strutturato il suo animo, e in più di poterlo cambiare, di saper quello che pensa e quello che desidera. L’esperienza, invece, ci insegna che la conoscenza della persona che ci sta a fianco prosegue per tutta la vita; tuttavia è fondamentale conoscere prima della convivenza alcuni aspetti dell’intimo del coniuge attraverso una comunicazione che faciliti l’intimità psicologica.

 2. Una relazione durevole – Il legame coniugale è una relazione durevole: implicitamente o esplicitamente, l’intenzione dei due dovrebbe corrispondere alla formula “fino a che morte non ci separi”.

Durevole, per dire che varcherà i confini del tempo, dell’oggi e del domani, affinché sia una relazione di un “oggi” che si propone come scelta reciproca di ogni giorno.

L’intenzione è che, come oggi, anche domani si continuerà a scegliersi.

Il tempo lascerà le sue indelebili tracce sui corpi, ma vedrà rin­novate nello spirito le motivazioni dell’unione, le approfondirà, le porterà a maturazione.

Durevole “nella buona e nella cattiva sorte”, quando il sole illu­mina la strada e quando la nebbia oscura il cammino e si ha l’impressione di perdersi.

Durevole, nelle varie fasi del ciclo vitale della coppia, “mano nella mano”, come libera scelta.

 

3. Un relazione orientata – Il legame coniugale è una relazione orientata al raggiungimento di obiettivi comuni (sessuali, genitoriali, economici, sociali, di mutuo appoggio, ecc.), da conquistare potenziando l’uguaglianza valoriale  delle persone,  usando forze (intellettive, affettive, morali, culturali, economiche e sociali) e valorizzando le differenze (sessuali, di sen­sibilità, di maggiore o minore capacità in aree diverse), in tempi brevi o lunghi, seguendo le modificazioni del ciclo vitale della cop­pia.

E’ la scelta di un unico grande obiettivo: la condivisione della vita, che comprende tanti altri sott’obiettivi, che si stemperano nel quotidiano.

Due vite da mettere insieme per costruire una vita, quella della coppia, da con-dividere. Avere in comune la propria affettività, il so­stegno, l’intimità psicologica, un affidarsi reciprocamente l’uno all’altro, la genitorialità, la fecondità, con apertura alla vita.

Tutto ciò non è dato, ma da conquistare attraverso l’utilizzo delle potenzialità e delle forze dei singoli e della coppia. Ognuno ha po­tenzialità intellettive, affettive, culturali e sociali che, assieme  con quelle del coniuge, si moltiplicano e rendono i due capaci di attuare l’orientamento della scelta coniugale verso il raggiungimento degli obiettivi comuni, che sono di ciascuno e della coppia, e che si otten­gono attraverso il potenziamento della differenza delle personalità e il riconoscimento dell’uguaglianza valoriale.

 4. Una relazione esclusiva – Per l’investimento richiesto, il legame coniugale è una relazione che si pensa e si imposta come esclusiva. I due coniugi si reputano reciprocamente capaci a raggiungere obiettivi comuni e danno per scontato  l’esclusione di terzi dalla loro intimità e dal loro diritto di autodecisione per quel concerne i problemi della coppia e della fa­miglia.

E’ una relazione esclusiva in due direzioni: esterna ed interna. Esterna, nei confronti di chiunque voglia intromettersi tra i  due, come eventuali persone per catturare affetti e sentimenti o anche le famiglie d’origine. I due si scelgono per costituire una loro entità autonoma, non isolata, narcisistica, ma connessa e interdipendente dalla realtà circostante, comprese le due famiglie d’origine. E’ esclu­siva nei confronti degli amici, dei colleghi di lavoro, persino nei con­fronti dei figli. A maggior ragione esige la fedeltà.

L’amore di coppia, secondo il suo codice, chiede e vuole una relazione esclusiva, con un proprio orientamento e una  direzione interna psi­coaffettiva che porta l’uno verso l’altro e a ricercare un’area relazio­nale privilegiata. La scelta comporta l’investimento della propria vita, degli ideali, delle qualità, delle potenzialità ed esige altrettanto investimento dal coniuge. L’esclusività del dono di sé esige l’esclusività del dono dell’altro. La relazione coniugale richiede che l’amore sia orientato l’uno verso l’altro, e che sia mantenuto nello spazio psicoaffettivo della coppia, limitato e protetto da confini ben definiti.

All’inizio della vita coniugale vi possono essere aree del consenso non esplicitamente chiare, ma per le quali il consenso è implicito e quindi dato per scontato. Sono quelle aree che nella vita di coppia riemergeranno successiva­mente come problematiche, con comportamenti che sembrano nuovi, e che fanno esclamare: “… ma prima non era così! E’ cambiato!…”. Purtroppo, il partner era “così” anche prima, solo che non ci si ba­dava, ritenendo che con il tempo (con il matrimonio o con la convi­venza) vi sarebbe stato il cambiamento. O anche si è voluto avere un’accondiscendente miopia di fronte a deficit comportamentali.

Il voler “cambiare” il coniuge è l’illusione di molte persone e lo scoglio contro cui si in­frangono parecchie unioni.

La scelta-decisione è uno dei fattori fondamentali della costitu­zione della coppia, della sua continuità e della sua rottura. Scegliersi e decidere di condividere la vita, di coinvolgersi e investire, di spen­dersi e mettersi in gioco, comportano che, da parte dei contraenti,  vi sia una conoscenza approfondita della realtà relazionale e di ciascuno dei due.

Il consenso necessita piena libertà, conoscenza ed espressioni concrete del consenso stesso. Il problema della scelta del partner e quindi di un nuovo status individuale e sociale (sposarsi, convivere) riguarda l’intero funzionamento psichico della condotta umana. In­fatti “la scelta, intesa come processo di autocoscienza e di autode­terminazione, implica essenzialmente il riferimento concreto a situa­zioni e comportamenti confrontati con una complesso di valori, di fronte a cui il soggetto è posto per delle alternative di scelte e deve in un modo o nell’altro prendere coscienza delle decisioni da prendere” (G. Gobbi, 1996).

Il consenso è sempre imperfetto, per questo richiede di essere rinnovato quotidianamente, attraverso una maggiore comprensione e accettazione dinamica reciproca, che portano a colmare la mancanza di informazione.

Spesso è un consenso generico, confuso e confusivo, fondato in larga misura su basi mitiche. Tale consenso necessita di essere tra­sformato. La fatica più ardua e rischiosa della vita relazionale di coppia è costituita dalla trasformazione dell’originale mitico accordo in una scelta-accordo più consono e adeguato alle reali esigenze e possibilità psicologiche dei coniugi e alle circostanze della vita.

Vi può essere pure l’illusione che il matrimonio sia un fatto esclusivo tra le due persone, perché ciascuno all’inizio è convinto di aver intrapreso una relazione totale ed esclusiva con il proprio par­tner. Le cose, però, non stanno così. I legami precedenti vengono ri­portati nella coppia, che in parte ne è condizionata, perché “nessun figlio può uscire di casa se non ha ricevuto il permesso: la famiglia d’origine che ha ancora bisogno del figlio per i suoi equilibri tende a introdursi pesantemente nel confronto che i due coniugi hanno av­viato per ridimensionare le loro reciproche aspettative” (C.A. Whita­ker, 1990).

Il clima di aspettative, reciprocamente proiettate, costituisce un insieme di fattori, che limitano la libertà nella scelta del partner e dello stato matrimoniale: pregiudizi, false aspettative sull’unione coniugale  rinviano a un’adesione rigida e acritica, a stereotipi culturali, fondata su falsi bisogni.

Il deficit della coppia inizia con una scelta originaria di una relazione costituita da due persone diverse, con obiettivi non chiari, con un legame spesso invischiato in problematiche personali irrisolte. Con ciò  non voglio dire che i deficit originari della scelta siano fatalmente determinanti per il fallimento, perché ritengo che l’immensa capacità evolutiva delle potenzialità e delle energie e la successiva maturazione, che una esperienza amorosa può portare con sé, hanno grandi possibilità di trasformazione in positivo dei processi psichici sia individuali che di coppia. 

Ritengo che valga la pena riproporre le parole di Ackermann, scritte nel lontano 1968, per identificare la scelta/consenso, che costruisce un rapporto sano di coppia:

“Presumibilmente, una relazione di questo tipo dovrebbe essere caratterizzata da una coscienza relativamente chiara dei desideri e dei valori, con accentuazione degli aspetti positivi piuttosto che di quelli difensivi. Desideri e valori dovrebbero essere condivisi, in mi­sura ragionevole, da entrambi i coniugi, e relativamente realistici, stabili, duttili. Dovrebbe esserci una ragionevole compatibilità nelle zone principali dell’esperienza comune: emotive, sociali, sessuali, economiche, parentali. Il conflitto non dovrebbe essere eccessivo, dovrebbe essere controllato, e avere piuttosto un contenuto realistico che irrazionale. Dovrebbe esserci affettuosa tolleranza delle diffe­renze, fondata sulla reciproca comprensione e uguaglianza, come pure tolleranza verso le forme rispettive  di immaturità dei bisogni, che potrebbero essere presenti nell’uno o nell’altro coniuge. Il pia­cere, la responsabilità, l’autorità dovrebbero essere condivisi. Do­vrebbe esserci una ragionevole soddisfazione  delle esigenze  sia della relazione sia dell’ulteriore sviluppo di ognuno dei coniugi in quanto individuo. Ognuno dei due dovrebbe essere interessato al be­nessere e allo sviluppo dell’altro come al proprio. Se esistono diffe­renze, la mutua e incondizionata accettazione del proprio compagno dovrebbe fare di queste differenze uno stimolo allo sviluppo sia della relazione sia di ciascuno dei coniugi individualmente preso, piutto­sto che una fonte di conflitto e di estraneità.  La vita matrimoniale reale dovrebbe approssimarsi ragionevolmente ai suoi scopi. Do­vrebbe esserci un livello relativamente alto di complementarietà su una base positiva, sotto il profilo del rapporto coniugale e di quello parentale. Non dovrebbero esserci tendenze significative all’isolamento, alla disintegrazione, alla regressione”.

 Tutto ciò è utopia? Occorre dire che, di norma, questa è l’utopia su cui si fonda ogni proposito coniugale.

A livello cosciente le cose sembrano essere così. [G. Gobbi, Vorrei dirti tutto di me].

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Informazioni su gilgobbi

Psicologo-Psicoterapeuta-Sessuologo clinico Lavora a Verona, nel suo studio Kairòs di Viale Palladio, n. 10 Tel. 0458101136
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